Exposure Notification, l’alleanza Apple-Google

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Ama i tuoi nemici perché essi tirano fuori il meglio di te”. Questa frase del celebre filosofo tedesco Friedrich Nietzsche sintetizza in modo esemplare il rapporto che lega ormai da anni due colossi del panorama economico internazionale, Google e Apple. Una coopetition che in questo 2020 si è trasformata, a causa della crisi economico-sanitaria alla quale stiamo assistendo, in una storica cooperazione.

IL CONTRIBUTO DI APPLE E GOOGLE

Uniti nello sviluppo di soluzioni software all’avanguardia che possano permettere alle autorità nazionali lo sviluppo di applicazioni mobile di Exposure Notification. Nel caso del nostro paese, Immuni, sviluppata da Bending Spoons. In due comunicati rilasciati nel mese di aprile, Apple e Google hanno definito l’entità del proprio contributo, ovvero una soluzione completa, che include interfacce di programmazione app (API) e tecnologie a livello di sistema operativo (iOS e Android), che permettano una migliore comunicazione tra i due ecosistemi nonché un sostanziale aiuto nei confronti degli sviluppatori. Risulta importante ricordare come l’intervento dei due colossi statunitensi non può e non deve essere considerato come una soluzione definitiva contro la pandemia.

FUNZIONAMENTO

Il funzionamento dell’Exposure Notification nella sua complessità può essere sintetizzato come un “abbraccio” digitale che effettueremo con le persone con le quali entreremo in contatto (l’adesione al servizio sarà facoltativa in Italia e qualsiasi funzionalità potrà essere in ogni momento attivata e disattivata a propria discrezione). Il tutto avverrà grazie alla tecnologia Bluetooth LE dei nostri smartphone. Le persone, infatti, potranno comunicare scambiandosi segnali (“beacon”) identificativi criptati e casualmente generati ad intervalli ciclici di 10-20 minuti che verranno salvati nella memoria dello smartphone stesso. Al termine della giornata verrà scaricata una lista di identificativi riguardanti persone confermate positive al COVID-19 e avverrà un’azione di “matching” tra la lista presente localmente sul dispositivo e quella appena scaricata. In caso di “match”, sarà compito dell’applicazione, a seconda delle linee guida comunicate dalla autorità nazionale, comunicare al diretto interessato di un possibile avvenuto contatto con un individuo positivo, il livello di rischio associato al tale incontro e di conseguenza le procedure da adottare.

E LA PRIVACY?

Mela-Big G insieme a governi, autorità sanitarie e agli sviluppatori delle applicazioni nazionali hanno lavorato insieme per giungere ad adottare soluzioni importanti per quanto riguarda la privacy dei cittadini. Prima di tutto va sottolineato come il GPS dei dispositivi non verrà utilizzato e quindi non avverrà alcun tipo di geolocalizzazione. I metadati inviati tramite Bluetooth LE dal dispositivo saranno criptati rendendo decisamente difficoltoso, se non impossibile, risalire all’identità del mittente. Le chiavi identificative saranno, come detto, generate casualmente a intervalli ciclici di 10-20 minuti e criptate. Il protocollo matematico-crittografico adottato è AES (Advanced Encryption Standard), uno dei più diffusi nel settore e universalmente considerato sicuro ed affidabile. L’adozione di quest’ultimo protocollo e del Bluetooth LE possiede anche una motivazione squisitamente funzionale per quanto riguarda le performance dei nostri dispositivi. L’algoritmo di crittazione AES gira a livello hardware e non software ottenendo un importante risparmio di batteria, finalità raggiunta anche dall’utilizzo del Bluetooth LE. Le tempistiche degli “eventi di prossimità” saranno inoltre definite a intervalli di 5 minuti e non verranno in alcun modo notificati più di 30 minuti di esposizione che sono comprensibilmente considerati come un tempo sufficiente all’identificazione di un soggetto con il quale siamo entrati in contatto. Il framework, inoltre, tiene traccia solo dei contatti avvenuti negli ultimi 14 giorni senza proseguire dopo che una persona si è registrata come positiva al COVID-19.

CRITICITA’ ACCERTATE

Il download delle applicazioni nazionali e l’utilizzo dei relativi servizi sarà su base volontaria. Molti esperti affermano però che affinché questa soluzione possa risultare efficacie sarà fondamentale un’adesione di almeno il 60-70% della popolazione per non correre il rischio di una completa inutilità del servizio. Un’altra possibile minaccia è rappresentata dai “falsi positivi”, ovvero individui che vengono erroneamente etichettati come affetti da COVID-19 a causa di errori dovuti alla errata analisi congiunta di tempo di esposizione e distanza da un soggetto positivo. Proprio per questo Apple e Google hanno inoltre previsto che tra i dati scambiati tra i dispositivi vi siano anche il livello di potenza del segnale Bluetooth inviato. Incrociando questo dato con il cosiddetto RSSI, cioè l’indicatore di potenza del segnale ricevuto, le applicazioni di tracciamento potranno determinare un differenziale molto importante che darà un’indicazione più precisa della distanza tra i soggetti nel tempo. In altre parole, con queste API le app potranno determinare meglio quanto siamo stati vicini a un infetto e per quanto tempo. Un ulteriore ostacolo è fornito dagli aggiornamenti che verranno rilasciati dalle case di Cupertino e Mountain View. Da parte di Apple le API verranno fornite attraverso un aggiornamento di iOS 13, sistema operativo che copre i dispositivi rilasciati negli ultimi 5 anni (Fino ad iPhone 6s e iPhone 6s Plus), tagliando fuori tutti gli utilizzatori di modelli più obsoleti e non aventi un hardware adatto ad accogliere le nuove tecnologie. Il medesimo ragionamento può essere in qualche modo ripetuto anche per i dispositivi Android, anche se con conseguenze meno rilevanti.

Le applicazioni sono attualmente in fase di sviluppo e a metà maggio potremmo probabilmente osservare le prime venire definitivamente alla luce.

Ci tengo a concludere con una riflessione di William Nonnis (Ministero della Difesa), raccolta da Wired, il quale con molti altri esperti sottolinea l’importanza della comunicazione efficiente tra le strutture sanitarie e la necessità di aumentare il numero di tamponi per ottenere un campione statistico più soddisfacente. “È come se tutta la procedura fosse un puzzle: l’app non è altro che l’ultimo pezzo”.

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