Città-foresta, la rivoluzione Green partita dall’Italia

La green revolution è ormai cominciata da anni. Ha affondato le proprie radici in alcuni ambiti, riportando importanti successi scientifici ed innovativi, e pian piano procede allargando i propri rami in altri campi; si progettano nuovi metodi di riciclaggio di plastica e alluminio, si inventano motori che non inquinino, si creano materiali che assorbono lo smog e così via. Ma l’ultima area contaminata è forse quella più stupefacente, vista la commistione di arte e modernità: l’architettura.

10 ottobre 2014: viene inaugurato a Milano il Bosco Verticale, un complesso di due palazzi residenziali dal valore di 40 milioni di euro rigorosamente green; sia esteticamente, visti i 20’000 m2 di superficie esterna ricoperti di piante, alberi e arbusti, che funzionalmente, grazie alla varietà di specie prescelte, ottime per favorire la nidificazione e la sopravvivenza di volatili e insetti oltre che per – ovviamente – ridurre le emissioni di CO2.

Il famoso Bosco Verticale di Milano.

2015: le testate giornalistiche annunciano l’ambizioso obiettivo made in China di costruire un’intera città-foresta. Un agglomerato urbano di boschi verticali, parchi e assorbitori di anidride carbonica, divisi in distretti orientati attorno ad un’area di servizi comuni quali ospedali e scuole. Il tutto sì per combattere l’inquinamento proveniente soprattutto da Shijiazhuang, centro urbano collocato accanto a dove dovrebbe sorgere la città-foresta, ma anche allo scopo di ideare un possibile modello di urbanizzazione ripetibile (teniamo bene a mente i ritmi di crescita demografica della Cina, Paese in cui ad oggi numerose città superano i 60 milioni di abitanti. Ovvero l’intera popolazione dell’Italia).

2019: si sparge la voce che anche a Cancun, Messico, si stia progettando una città-foresta. 560 ettari di sostenibilità, riforestazione e bassi consumi energetici. Mezzi di trasporto rigorosamente elettrici e assetto organizzativo tale per cui qualunque facility sia raggiungibile nel raggio di 500 m. Un ennesimo paradiso terrestre che ha destato l’interesse non solo di quanti si occupano di architettura e sustainability, ma anche dei facoltosi che sognano un appartamento dotato d’ogni comfort nella splendida cornice messicana.

Abbiamo quindi un percorso rivoluzionario che sta contaminando prima l’Asia e poi l’America. E il genio dietro tutto ciò è solo uno: Stefano Boeri. Sì, l’architetto visionario che si cela dietro questa ventata di innovazione e puro futuro è italiano. Un artista ormai pluripremiato, acclamato a livello internazionale e richiesto in qualunque convention relativa ad architettura, ambiente e tecnologia.
L’innovazione senza sostenibilità non è più di moda. Finalmente.

Articolo a cura di Martina Prisco

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