Coronavirus: opportunità o minaccia?

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Borse che chiudono in rosso, negozianti che abbassano le serrande a tempo indeterminato, imprese costrette a dover tagliare lo staff e a licenziare dipendenti. Al momento attuale, i gravi effetti negativi del Coronavirus sull’economia mondiale e, in particolare, su quella italiana, sono palesi.
Ma mentre molte attività commerciali rischiano di soccombere, altre stanno trasformando questi ostacoli in opportunità.
E – ovviamente – ogni volta che si parla di cambiamento e adattabilità, in prima linea ci sono loro: le startup.
Flessibili per definizione, si stanno di nuovo dimostrando protagoniste. Non solo nell’affiancare le big pharma per la ricerca di un possibile vaccino, ma anche e soprattutto nello scoprire di nuovi modi di fare business.

Un esempio? Maieutical Labs. Grazie al loro “Cloudschooling” sono finiti sulle prima pagine di tanti quotidiani perché, con le scuole chiuse, si sono mobilitati per fornire gratuitamente il loro servizio agli studenti italiani. Lo scopo? Permettere ai nostri ragazzi di studiare da casa, potenziando una didattica che – per forza di cose – si è dovuta fermare. Il tutto utilizzando 12 tutor, specializzati in materie che vanno dal Latino alle Scienze, e numerosi tools aggiuntivi (esercizi, reportistica, percorsi di apprendimento personalizzato).
Un’altra realtà che si sta distinguendo in primo luogo per la sua generosità, ma anche e soprattutto per la tecnologia innovativa core del suo business, è la statunitense XRHealth, che ha messo a disposizione dei centri medici israeliani dei visori AR (Augmented Reality), allo scopo di permettere ai dottori di monitorare i pazienti a distanza.
O ancora – orgoglio italiano – DaVinci Salute, startup di due ingegneri che si occupa di telemedicina. Grazie a loro è dunque possibile fornire consulti senza bisogno di contatti fisici, tramite video, audio e chat.

Al che potreste dirmi: facile adattarsi ad un’emergenza sanitaria quando si opera già in settori medico-tecnologici.
Ed io vi rispondo: vero. Ma sopravvivere ad una crisi non vuol dire soltanto sfruttarla per fatturare, bensì adattarsi e non perdersi d’animo.
Ed un esempio lampante di ciò sono le numerose startup di delivery, le quali hanno adattato i metodi di pagamento ai tempi del CoronaVirus implementando i meccanismi contactless. Oppure tutte quelle piccole imprese che non solo hanno predisposto quanto necessario per lo smart working, ma che hanno allineato alle restrizioni dovute all’emergenza anche i propri prodotti e servizi, rendendoli altrettanto smart e fruibili da casa.Mi piacerebbe dirvi che la morale della favola è semplice: le avversità sono tali solo quando non si è disposti a cambiare.
Ma in tempi difficili come questi, onestamente, non me la sento.
Esempi come quelli che ho menzionato, però, devono essere traguardi ben definiti che dovete tenere a mente, affinché possiate pensare che è possibile superare le asperità e che – spesso – la chiave è la flessibilità.

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