Digital gap Italia: mancano 100mila unità per i prossimi 5 anni

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Quante volte sentiamo dire che in Italia è tutto fermo e che non c’è lavoro? Quotidianamente ormai da almeno 12 anni, ma anche di più. Eppure, nonostante la stagnazione economica decennale e l’invecchiamento della popolazione, nei prossimi cinque anni si libereranno nel nostro paese tra i 3 e i 3,2 milioni di posti di lavoro per rinnovare la struttura produttiva del nostro Paese.

Naturalmente non tutti i ruoli saranno ugualmente necessari: alcune posizioni saranno molto più richieste di altre soprattutto per quanto riguarda gli ambiti medico-sanitario, economico, statistico e ingegneristico. A dimostrazione dell’imminente fabbisogno di occupazione qualificata in Italia è l’ultimo rapporto Excelsior di Unioncamere e Anpal che sottolinea come oltre il 60% dei posti di lavoro riguarderà neolaureati e/o neodiplomati, mentre ben il 35% riguarderà figure professionali dall’elevata specializzazione tecnica. Sono due le variabili che condizioneranno maggiormente la domanda di figure professionali, ovvero digital transformation e l’ecosostenibilità. Si parla di numeri tra le 275.000 e le 325.000 unità di lavoratori con competenze matematiche e informatiche, digitali e sociali e relative allo sviluppo di IA e big data.

Altri settori interessanti in termini di domanda occupazionale per i prossimi 5 anni saranno education che avrà bisogno di circa 140.000 unità, salute e benessere che richiederà tra le 367.000 e le 407.000 unità e meccatronica e robotica con circa 86.000 richieste.

Il gap formativo italiano

I dati dicono che l’Università italiana non sarà purtroppo pronta a rispondere al cambiamento in atto nel mercato del lavoro. Da qui a cinque anni le università italiane produrranno meno laureati di quanti ne avremo effettivamente bisogno. Il totale atteso ammonta a 893.600 unità mentre il fabbisogno nazionale raggiungerà circa il milione. Insomma, potrà esserci un gap tra domanda e offerta di lavoro nell’ordine delle 100.000 unità, un numero molto rilevante se si pensa all’attuale tasso di disoccupazione italiano. Parte di questa domanda potrà essere assorbita dall’attuale forza lavoro disoccupata ma non è detto che queste persone avranno, da qui a cinque anni, le competenze adeguate a rispondere alle esigenze delle aziende.

Questo gap complessivo non vale però per tutti gli indirizzi di laurea; alcuni di questi avranno bensì uno scarto positivo tra fabbisogno e offerta e vale soprattutto per gli indirizzi linguistici e sociologici e quindi per diversi ambiti umanistici oltre che per alcuni altri settori industriali.

L’eccesso di offerta non varrà soltanto per alcuni indirizzi universitari ma anche per i diplomati, per i quali sarà il mercato del lavoro a non avere la capacità di assorbimento dell’offerta proveniente da licei e istituti professionali.

Tutti questi dati portano a capire quanto sia prioritario un piano culturale italiano per indirizzare i giovani verso la formazione universitaria e il proseguimento degli studi, soprattutto in indirizzi tecnico-scientifici.

L’importanza delle skills

Per quanto riguarda le skills più richieste tra i giovani laureati i must sono sempre gli stessi: digital e soft skills per poter affrontare nel migliore dei modi il cambiamento tecnologico in atto e relazionarsi in maniera giusta nel mondo del business e tra le relazioni umane all’interno di un team. Insomma, le aziende cercano sempre di più figure professionali che siano in grado di coniugare nel migliore dei modi le loro skills sociali con le loro abilità tecniche in un mondo complesso dove non basta più saper fare bene semplicemente una cosa.