Il 9 gennaio 2019, l’EBA (European Banking Authority) ha pubblicato la propria valutazione circa l’applicabilità e adeguatezza del diritto UE ai cryptoassets sulla scorta della considerazione che questi, collocandosi al di fuori del perimetro dei servizi regolati (servizi bancari, pagamenti e moneta elettronica) possano potenzialmente generare rischi per il consumatore finale (il “Report”).

Ricco di spunti e accolto con favore dalla comunità degli operatori legali (e non), il Report si colloca a pieno titolo nella lista di pubblicazioni ufficiali da leggere con attenzione per comprendere il fenomeno blockchain in tutte le sue potenzialità. Forte del rigore proprio delle pubblicazioni più istituzionali, il Report offre importanti insights nel percorso di integrazione delle creazioni blockchain nel tessuto legale esistente. Per motivi di spazio non sarà possibile fornirne una descrizione esaustiva in questa sede, ma proprio per il valore della pubblicazione alcuni passaggi essenziali meritano di essere segnalati.

Il primo passaggio è proprio la definizione di cryptoasset. L’EBA sul punto invoca tre caratteristiche e cioè il fatto di basarsi sulla crittografia e DLT o altre tecnologie determinando così il valore reale o percepito del cryptoasset medesimo, che non è né emesso né garantito da una banca o autorità centrale e che può essere utilizzato come mezzo di scambio e/o per effettuare investimenti e/o per avere accesso a beni o servizi. Il Report non si limita però ad una generica definizione, ma la inserisce nel contesto dell’adeguatezza della normativa AMLD (antiriciclaggio), CRD/CRR (requisiti patrimoniali in ottica prudenziale), EMD2 (moneta elettronica) e PSD2 (sistemi di pagamento) ai cryptoassets.

Entrando nel cuore del Report l’EBA offre spunti di particolare importanza per chi si è trovato a valutare se il variopinto universo blockchain con le sue complesse creazioni entrasse in contatto con il mondo del diritto. Quali le regole e soprattutto quali i limiti all’entusiasmo creativo degli operatori? Il Report non mira a rispondere in maniera esaustiva a questi quesiti, ma offre importanti e motivate argomentazioni che, di certo, serviranno come punto di partenza per comprendere meglio il fenomeno DLT.

In materia di moneta elettronica l’EBA conferma che se le cryptocreazioni hanno talune caratteristiche (facendo riferimento all’esito di una indagine di un regolare nazionale elenca tra tali caratteristiche il fatto di essere conservate in formato digitale, di aver valore di scambio, di esser scambiate come contropartita di una cessione, di essere strumentali ad effettuare “pagamenti” e di essere accettate da terzi) ecco che cadranno nel campo di applicazione della normativa sulla moneta elettronica. Non sembrerà molto, ma per gli operatori legali si aprono scenari regolamentari noti tra cui il dovere di richiedere un’autorizzazione al regolatore nazionale o fare domanda per un’esenzione. Simili sono le considerazioni (e le conseguenze) anche in materia di PSD2.

Passando al quadro antiriciclaggio, l’EBA richiama correttamente i moniti del passato ed elenca i rischi delle attività di scambio, storage e trading offerte da piattaforme di scambio e provider di servizi wallet. Se questa inclusione non stupisce cioè che invece colpisce positivamente è la lista di principi cui sarebbe desiderabile che il regolatore UE si attenesse nell’effettuare una cost/benefit analysis a supporto della possibile regolamentazione del fenomeno. Colpisce positivamente l’invito a privilegiare nell’analisi un approccio olistico e bilanciato non focalizzandosi su un particolare tipo di cryptoasset e senza dimenticare l’impatto anche ambientale che la tecnologia blockchain può avere sul consumo energetico e i vincoli europei in tal senso. Condivisibile è poi il richiamo alla activity svolta in concreto come criterio guida (preferendola – ma questa è una interpretazione di chi scrive – ad una visione focalizzata sulla DLT in sé) nonché ai punti di contatto tra cryptoassets e il sistema finanziario e bancario tradizionale. Condivisibili anche i due punti sulla necessità di una risposta coordinata in ragione della natura crossborder del fenomeno e di considerare, negli sforzi regolamentari presenti e futuri, le potenzialità di sviluppo ulteriore della tecnologia promuovendo così un approccio neutrale e flessibile.

A parere di chi scrive questi punti riflettono un approccio corretto che si articola lungo tre direttrici. La prima è non focalizzarsi sulle singole applicazioni della blockchain, ma quanto possibile promuovere valutazioni neutre dando ampio risalto alla comunanza del substrato tecnologico tenendo anche a mente (per quanto possibile) possibili sviluppi della tecnologia. A ciò si aggiunga, però, –  ed è la seconda direttrice che si scorge – l’attenzione alla funzione propria dei cryptoassets di volta in volta utilizzati come criterio determinante anche nell’ottica di integrare la tecnologia nel substrato normativo esistente. La terza è quella di verificare i punti di contatto con le norme attuali valutandone l’idoneità a regolare il fenomeno nell’ottica di proteggere mercati e investitori. Invocare una integrazione della tecnologia nel quadro normativo non dovrebbe spaventare il lettore Del resto è proprio la certezza e chiarezza delle norme giuridiche ad essere uno dei più potenti motori dell’innovazione.

Il Report conclude con una valutazione dell’esposizione degli istituti finanziari ai cryptoassets e alle attività DLT sottolineando due fondamentali punti. Il primo riguarda i rischi che possono nascere dall’esposizione di banche, istituti finanziari e anche istituti di pagamento (che giustifica il richiamo ai requisiti patrimoniali obbligatori previsti dalla normativa). La seconda è l’esigenza di maggior chiarezza in materia di valutazione e registrazione di cryptoassets nelle scritture contabili proprio nell’ottica di una migliore (e più sicura) regolamentazione del fenomeno a tutela dei mercati e dei consumatori. Il Report termina appunto con un piano di monitoraggio e controllo attento del fenomeno soprattutto con riferimento alla normativa CRD/CRR.  

Oltre che per il contenuto, il Report si distingue per posizioni equilibrate e razionali che lasciano intendere un approccio neutrale e teso all’integrazione dei cryptoassets nel quadro regolamentare esistente con, ovviamente, uno sforzo per individuare e regolare le peculiarità proprie delle applicazioni su DLT. L’accostamento dei cryptoassets alla disciplina esistente non dovrebbe però spaventare, ma anzi confermare l’attenzione dei regolatori a includere (e non meramente reprimere) il mondo dei cryptoassets – un ottimo segnale che siamo certi influenzerà positivamente lo sviluppo del settore.

Rimaniamo in attesa dei prossimi sviluppi.

 

Articolo di Alessandro Negri della Torre