L’Europa nella guerra tra Usa e Cina: mercato finanziario e aiuti di stato

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La pandemia da COVID-19 non ha solo scatenato una profonda crisi a livello sanitario, economico e anche sociale, in modo così inatteso e straordinario da intaccare alla base modelli produttivi, di vita e di lavoro che ritenevamo saldi e sicuri.

In maniera più impercettibile, ha anche spostato equilibri a livello geopolitico, i cui effetti vedremo solo sul lungo periodo, ma di cui possiamo intanto identificare alcuni trend ed elementi fondamentali.

Cos’è successo

Questa settimana, che per l’Italia è quella della tanto attesa – e tantissimo declamata – “fase 2”, si è aperta sul fronte internazionale all’insegna della tensione tra Usa e Cina, che ha avuto forti ripercussioni sui mercati europei. Gli indici di diversi settori già segnati e frenati dal virus – tra cui, in particolare, quello manifatturiero – hanno subito pesantemente il contraccolpo del crollo di Wall Street. Un tracollo seguito alle dichiarazioni di profit warning da parte di Amazon e Apple, che prevedono di chiudere il secondo trimestre in perdita.

Le ragioni delle correzioni di borsa – vale a dire degli scostamenti del prezzo dei titoli dalla tendenza dominante – sono principalmente politiche e non economiche. In generale, questo avviene nel bel mezzo di eventi altamente imprevedibili, le cui ricadute sono altrettanto difficili da prevedere e stimare. Ma non basta: ricordiamo che a questo scenario già complesso si aggiunge la politica interna, dato che il 2020 è per gli Stati Uniti anno elettorale, e la campagna di Trump e Biden vive anche dei riflessi della crisi del coronavirus.

E così, la “politicizzazione” del virus si manifesta su più fronti, a partire dalle minacce di Trump di aumentare i dazi sulle importazioni dalla Cina. Un’offensiva che si è completata con l’accusa del segretario di Stato Mike Pompeo, secondo cui la Cina non solo è la responsabile del contagio globale, ma non ha nemmeno fatto abbastanza per arginare il virus. Pompeo ha parlato di prove che dimostrerebbero come il virus abbia la sua origine nel laboratorio di virologia di Wuhan, ma ha anche giocato sul filo dell’ambiguità comunicativa. Non si capisce infatti se l’accusa si riferisca al fatto che il virus sia stato creato in questa sede, oppure se – come virus di natura biologica e non sintetica – sia sfuggito per negligenza durante gli studi. In ogni caso, al momento non c’è traccia di prova alcuna, ma dal canto suo la Cina – che ora urla all’inqualificabile pazzia di Washington – ha certo molto da imparare sul tema della trasparenza comunicativa (e non solo per le politiche di regime, ma anche per le evidenze sull’iniziale gestione dell’epidemia).

Cosa significa per l’Europa la tensione Usa – Cina

Il “saliscendi” dell’industria finanziaria, ormai in completa balia della guerra commerciale (prima che geopolitica) tra Washington e Pechino, è un motivo ulteriore che ricorda all’Europa la necessità di impegnarsi sulle politiche economico-industriali attraverso strategie innovative. Se guardiamo al piano dell’economia reale, possiamo aspettarci che tanti saranno gli ostacoli all’export cinese verso gli Stati Uniti, tanto maggiori saranno le pressioni cinesi nei confronti dei mercati europei. Questi ultimi, però, sono nettamente orientati all’esportazione – pensiamo a quello che l’export agroalimentare rappresenta per la bilancia commerciale del nostro Paese – e difficilmente potrebbero assorbire questo impatto.

Non c’è dubbio che lo spettro della guerra commerciale tra Usa e Cina faccia discutere sulle strategie di politica economica e di concorrenza che devono essere adottate a livello europeo. In risposta al doppio shock di domanda e offerta causato dalla crisi sanitaria, il nuovo quadro UE si è mosso verso una maggiore flessibilità in materia di aiuti di stato per PMI e grandi imprese. Si tratta, va detto, di interventi che non mirano a una nuova politica sulle fusioni, come auspicato da alcuni Stati membri. A inizio febbraio Francia, Germania, Italia e Polonia hanno chiesto alla commissaria europea per la concorrenza Vestager una revisione delle regole sulle fusioni orizzontali, per essere in grado di fronteggiare la concorrenza dei tech-giants (o almeno di non sparire totalmente al loro confronto). Secondo i quattro paesi firmatari, una diversa valutazione delle fusioni orizzontali potrebbe forse contribuire alla creazione di campioni europei in grado di competere con gli attori extra-europei. Non passa infatti inosservata la quantità di M&A da parte delle compagnie come Amazon, Facebook e Google, il cui target spesso è rappresentato dalle giovani startup innovative[1].

Alla ricerca di una nuova politica industriale

Cercare di adeguarsi alle stesse strategie dei mercati Usa e Cina non è forse la soluzione migliore, considerando sia le differenze con l’antitrust americano sia la generale crisi d’identità delle democrazie europee rispetto al gigante autoritario cinese. La Commissione Europea, per far fronte agli inevitabili e già pesantissimi effetti economici della crisi causata dal COVID-19, sta puntando a rafforzare il supporto statale tramite politiche fiscali espansive, con deroga alla disciplina ordinaria in materia di state aids (Artt. 107, 108, 109 TFUE). È stato così adottato il 19 marzo 2020 il “Quadro temporaneo per le misure di aiuti di Stato a sostegno dell’economia nell’attuale emergenza del Covid-19[2] integrato il 3 aprile con l’ultima modifica volta ad ampliare il sostegno pubblico. Si parla della necessità di uno “stretto coordinamento” tra gli stati europei per un’adozione efficace degli aiuti nazionali, dato che gli effetti della crisi non saranno mai limitati ad un solo Stato Membro.

La crisi sta rimettendo lo Stato al centro della politica economica: la direzione sembra essere quella dello “stato imprenditore”, che sceglie su cosa investire. Una misura che appare oggi necessaria, se consideriamo che si è arrivati al punto di attivare “economie di guerra” per riconvertire le produzioni (nel caso dei dispositivi sanitari). Per quanto riguarda l’Italia, ci si aspetta che il decreto di maggio includa un ricco capitolo sull’intervento pubblico nel capitale delle imprese, tramite CDP, braccio operativo del Tesoro. Lo stato, appunto, torna a far sentire la sua voce e il suo peso nei cda aziendali. Si parlerà non solo di PMI e grandi imprese, ma anche di un pacchetto di misure a sostegno delle startup.

[1] https://voxeu.org/article/mergers-and-merger-policy-digital-markets.

[2] https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX:52020XC0320(03)

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