Guida al trading online | Part 4: gli ETF e i futures

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Breve rubrica sul perché la maggioranza di chi si approccia ai mercati perde soldi e sul come mettersi nelle condizioni di guadagnare nel tempo

Con questa rubrica di più articoli, a cura di Davide Serafini — studente di Economia e Finanza all’Università di Modena e Reggio Emilia e trader part time in opzioni con interesse per il trading quantitativo e sistematico —  affronteremo passo per passo il mondo del trading online, sfatandone alcuni miti ma allo stesso tempo dando una panoramica interessante da un punto di vista generale. Buona lettura!

Nella precedente puntata abbiamo iniziato l’analisi dei principali strumenti finanziari focalizzandoci su azioni e obbligazioni. Nella puntata di oggi analizzeremo gli ETF e inizieremo l’analisi della prima tipologia di contratti derivati, i futures.

 

Gli ETF

Nel secondo articolo spiegando come non utilizzare tutto il proprio capitale nell’attività di trading, ma di lasciarne la parte più consistente in investimenti meno rischiosi, proponevo come idea alcuni esempi di portafogli già pronti e bilanciati (All Weather, Permanent Portfolio ecc.) per resistere anche a fasi più turbolente dei mercati. Questi portafogli vengono realizzati con gli ETF ed è giusto quindi sapere cosa sono e capirne il funzionamento.

Gli ETF (Exchange Traded Fund) sono particolari fondi di investimento, che a differenza di fondi comuni e sicav, hanno una gestione passiva e sono scambiati e quotati in borsa come le azioni o le obbligazioni viste precedentemente. Per gestione passiva si intende il fatto che, non essendo gestiti attivamente da un gestore che prova a ottenere un rendimento maggiore del mercato, replicano la performance del proprio indice di riferimento (in gergo tecnico benchmark). Il fatto di dover semplicemente replicare l’andamento di un sottostante permette agli ETF di avere un costo di detenzione annuale (solitamente inferiore a 1%) decisamente inferiore rispetto ai fondi attivi.

Di conseguenza, gli ETF, sono la soluzione migliore per un investitore che voglia beneficiare del rialzo dei mercati nel lungo periodo e che apprezzi la possibilità di investire direttamente in tutto il mercato rispetto a dover selezionare lui le azioni da acquistare, fattore che rende l’investimento meno rischioso in quanto diversificato tra i vari titoli di un mercato. Bisogna però ricordare che con l’acquisto degli ETF si è esposti al rischio che il sottostante (indici azionari, obbligazioni ecc.) perdano valore, come un qualsiasi altro investimento in borsa.

Esistono anche ETF più speculativi e meno adatti al trading di lungo periodo. Si tratta di strumenti con i quali è possibile ottenere performance più elevate grazie a leve più alte (rischio maggiore) o con esposizione short, ovvero scommettendo sul calo del prezzo sottostante. Tali ETF, proprio per il grado di rischio e per le metodologie di calcolo della leva, sono adatti al trading di breve periodo e devono quindi essere detenuti in portafoglio per pochissimi giorni o persino intraday.

Esistono anche altri due prodotti molto simili agli ETF, ma per i quali cambia il tipo di sottostante:
– gli ETN: replicano indici non azionari (per esempio l’indice di volatilità o panieri di materie prime)
– gli ETC: replicano indici riferiti a una singola materia prima, prendendo come target il prezzo a pronti (spot) oppure a termine.

Nel caso in cui un ETC faccia riferimento al prezzo a termine, al fine di replicare il prezzo di quella materia prima, il fondo, dovrebbe acquistare sistematicamente ogni mese futures (spiegherò tra pochissimo cosa sono i futures) con scadenza fronte mese. Quindi su una materia prima con forte contango, cioè con prezzi futuri maggiori di quelli spot a causa dei costi di stoccaggio, il fondo dovrebbe rinnovare ogni mese i contratti per il mese successivo, pagando costantemente la differenza tra i prezzi delle due scadenze. Il fondo si troverebbe ogni mese a chiudere la posizione in portafoglio sul contratto in scadenza, e ad aprire una nuova posizione sul contratto successivo ma ad un prezzo più alto. Questa perdita costante di valore rende la detenzione dello strumento non adatta per posizioni di lungo periodo.

Fonte: https://www.qtlab.ch/index.php/articoli/347-crude-oil-giu-come-costruire-un-operazione-long

Per capire meglio può essere utile osservare il grafico sopra; in verde l’andamento del prezzo del futures sul petrolio e in arancione l’andamento del prezzo dell’ETF USO, che si comporta come un ETC sul petrolio. Nella fascia temporale osservata dal 2008 a metà marzo 2020, la differenza di rendimento è circa del 40% (e sicuramente questa differenza non si è ridotta dopo gli ultimi avvenimenti).

Probabilmente anche chi non sa nulla di mercati finanziari avrà seguito o sentito al telegiornale del crollo del petrolio di aprile fino a valori negativi. Ecco in quella occasione molti speculatori improvvisati hanno provato a guadagnare comprando petrolio, non conoscendo minimamente però il funzionamento degli strumenti, in questo caso ETC, che inserivano nel proprio portafoglio. Puntavano sul lungo periodo con uno strumento che, come visto, perde valore solo per il passaggio del tempo, al netto di variazioni del sottostante.

E infatti il risultato poteva essere uno e uno solo:

 

I contratti derivati: i futures

Eccoci arrivati, dopo questo importante excursus sugli ETF, agli strumenti più discussi dall’opinione pubblica: i CONTRATTI DERIVATI.

Probabilmente gli strumenti sul gradino più alto del podio per odio da parte delle persone comuni che, non capendoli, li vedono come un mezzo utilizzato da speculatori con lo scopo di far crollare il mercato.

In realtà i contratti derivati nascono con il fine di copertura dei rischi, e solo successivamente diventano anche uno strumento utilizzato per fini di speculazione. Infatti, tra le principali finalità di utilizzo dei contratti derivati c’è la copertura di posizioni (hedging) da eventuali variazioni di prezzo su posizioni spot. Infatti, la perdita o il profitto realizzati sul mercato a pronti si compensano con guadagni o perdite sul mercato dei derivati. L’utilizzo speculativo avviene quando un operatore, non avendo una posizione sul mercato da proteggere, prova a guadagnare da variazioni di prezzo al rialzo o al ribasso del sottostante.

Per capire meglio la finalità di copertura si pensi a un grande contadino produttore di grano e ad un’azienda produttrice di pasta o pane che necessita di grano. Il contadino che produce grano ha una posizione rialzista sullo stesso (come se fosse mercato spot), in quanto se il prezzo del grano salisse, avrebbe un profitto maggiore, mentre l’azienda che deve reperire il grano ha una posizione ribassista e beneficia dall’acquisto del grano al minor prezzo possibile. Qualora gli operatori non vogliano correre rischi da variazioni di prezzo, cioè da una variazione di esso al di sotto di un livello di equilibrio, potrebbero accordarsi stipulando un contratto derivato. Decise le caratteristiche del contratto e fissato il prezzo, vengono così neutralizzate future variazioni di prezzo.

Quindi come il nome stesso dice, i derivati sono contratti il cui valore “deriva” dall’andamento di una attività definita sottostante, che può essere di natura finanziaria, come indici azionari, tassi di cambio, tassi di interesse, oppure di natura reale come le commodity: caffè, oro, petrolio, o per esempio il succo d’arancia concentrato (che scambiavano i protagonisti di “Una Poltrona per Due”).

Esistono diversi tipi di contratti derivati, alcuni scambiati solo in mercati non regolamentati OTC, ma i più conosciuti e accessibili alle persone comuni restano i FUTURES e le OPZIONI.

Gli strumenti regolamentati si differenziano dagli strumenti OTC in quanto hanno caratteristiche standardizzate e ben definite. Infatti, per ogni contratto di futures o di opzione è specificata l’attività sottostante, la scadenza, e la modalità di liquidazione (se in contanti o con consegna fisica del sottostante).

Il future è un contratto derivato standardizzato negoziato su mercati regolamentati mediante il quale acquirente e venditore si impegnano a scambiarsi una determinata quantità di un certo sottostante a un prezzo prefissato con liquidazione in una data futura prestabilita.

Un operatore ha una posizione rialzista (long) quando acquista un future, cioè si impegna ad acquistare a scadenza il sottostante, al contrario, vendendo un future, l’operatore ha una posizione ribassista (short) e si impegna a vendere a scadenza il sottostante. In questo caso si può parlare di un contratto simmetrico in quanto sia l’acquirente che il venditore sono obbligati a effettuare una prestazione a scadenza. Come vedremo fra poco, non è così per tutti i contratti derivati; per esempio le opzioni sono contratti asimmetrici, in cui solo il venditore ha un obbligo a scadenza mentre il compratore, pagando un premio, ha possibilità di decidere in una data futura.

Per ridurre il rischio di insolvenza, essendo prestazioni che verranno effettuate in futuro, in cui, in caso di condizioni avverse, una delle due controparti potrebbe non avere la liquidità necessaria per soddisfare l’obbligo del contratto, è stata istituita la Clearing House. Tramite il meccanismo dei margini, che consiste nel versare una percentuale del valore nozionale del contratto all’apertura della posizione, la Clearing House obbliga le due controparti, su base giornaliera, a integrare le eventuali perdite.

A scadenza del contratto possono verificarsi due possibili scenari: la consegna del bene fisico oppure un cash settlement, cioè la liquidazione della posizione per denaro. Nel caso della consegna fisica, l’esatta quantità e qualità dei beni consegnabili e il luogo dove consegnarli sono fissati dal mercato in cui tale contratto viene scambiato. In ogni caso, per non ricevere fisicamente il sottostante, è possibile chiudere la posizione aperta, rivendendo un contratto future precedentemente acquistato o acquistando il contratto future precedentemente venduto. In sostanza è possibile chiudere la posizione in qualsiasi momento entrando nel future in posizione opposta.

Nel prossimo articolo continueremo l’analisi dei principali strumenti finanziari focalizzandoci su opzioni e certificates.

Articolo di Davide Serafini
Studente di Economia e Finanza all’università di Modena e Reggio Emilia. Trader part time in opzioni con interesse per il trading quantitativo e sistematico.

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