Con questo articolo, vorrei aggiungere una dimensione comportamentale all’attuale e apparentemente senza fine discussione sul Bitcoin, aumentando la consapevolezza a riguardo dell’impatto dell’economia comportamentale sui mercati finanziari.

In effetti, è quasi impossibile non essere affascinati dal fenomeno del Bitcoin, quale esempio perfetto della scienza comportamentale e dalla sua applicazione ai mercati finanziari. Tra le altre cose, stiamo assistendo a manifestazioni di herding, di paura del rimpianto, di speculazione, di invidia e di sentimento anti-establishment su larga scala.

Gli early adopters hanno deciso di dare fiducia al Bitcoin, nonostante fosse un concetto radicalmente nuovo. Attraverso una lente di analisi comportamentale, il Bitcoin si configura non solo come un nuovo concetto con caratteristiche uniche, ma come un oggetto che ha un’identità non ancora univocamente definita e sicuramente oltremodo sfaccettata, tanto da attrarre persone diverse, per motivi diversi. Sappiamo che le persone usano scorciatoie cognitive per semplificare le loro decisioni di acquisto o di investimento, spesso riducendo la decisione a forse solo uno o due criteri chiave o razionali. Possiamo considerare questi criteri chiave e, sulla base di essi, definire segmenti di mercato arbitrari. Sebbene ciò rappresenti una semplificazione eccessiva del mercato, può comunque essere molto utile per sviluppare una visione di alto livello delle variabili psicologiche chiave in grado di descrivere il fenomeno.

È importante sottolineare che sono anche sorti nuovi fattori comportamentali inerenti a questo fenomeno, che trascendono del tutto la finanza e l’economia intese in senso tradizionale, e che ciononostante sono da tenere in seria considerazione. Il Bitcoin è stato concepito dai suoi fondatori per obiettivi chiaramente dichiarati, che cercano di porre rimedio a problemi globali come le valute fiat inflazionate, la sfiducia nei confronti delle istituzioni finanziarie, le elevate commissioni per le transazioni di pagamento e l’impossibilità di utilizzare l’oro come riserva internazionale di valore. Queste sono ratio uniche, che aggiungono una componente sociale importante – una dichiarazione alla quale stiamo assistendo sempre più spesso attraverso eventi populisti, sorti in tutto il mondo, come pure durante le elezioni in numerosi paesi. Gran parte della popolazione terrestre sta trasmettendo emozioni di sfiducia e frustrazione molto pesanti per quanto riguarda le azioni e le politiche dei governi e delle grandi istituzioni finanziarie. Quindi, per molte persone, l’acquisto del Bitcoin può quasi sembrare una donazione verso una causa politica, con l’unica differenza che, in questo caso, il loro denaro non sta solo aiutando il messaggio a diffondersi tra le masse, ma addirittura serve a finanziare l’auspicato programma di cambiamento politico e sociale.

Il Bitcoin è stato anche definito come un possibile sostituto dell’oro e come riserva di valore a lungo termine. In effetti, il Bitcoin sta attraversando una corsa speculativa, molto simile alla corsa all’oro della California del 1848. Questo ci introduce a un gruppo comportamentale interessato quasi esclusivamente a fare soldi nel modo più veloce possibile. Alcuni anni fa, il Bitcoin era solamente visto come un interessante esperimento che pochi hanno preso sul serio, fatta eccezione per l’utilità della tecnologia Blockchain sottostante. Verso il giugno del 2017, quando il prezzo è sceso da una lunga e lenta tendenza pluriennale per diventare parabolico, il Bitcoin sembrava aver raggiunto un punto di svolta, che probabilmente è stato causato, o almeno rafforzato, dall’aggiunta di questo gruppo di speculazione, animato da uno sfrenato istinto di branco (herding). È sempre questo gruppo che probabilmente continua, ancora oggi, ad aumentare la forbice di volatilità dei prezzi, e forse questo fenomeno si fermerà quando gli scambi del Bitcoin diventeranno più efficienti e gli operatori di mercato professionisti prevarranno sulla mischia dei piccoli investitori inesperti.

Nonostante l’ascesa impressionante del Bitcoin, è necessario non dimenticare che il suo valore è anche sceso dal 75% all’80% in cinque diverse occasioni. Questo serve come promemoria: ogni volta che ci si sente troppo eccitati per un investimento, vale sempre la pena di fare un passo indietro per considerarne i potenziali svantaggi. Gli investitori individuali sono, infatti, sedotti da quelle che spesso sono rare storie di successo, ma, esattamente come per i titoli azionari pubblici, dovrebbero mantenere un livello accettabile di autocontrollo e pensare anche al rischio dell’operazione che stanno per compiere.

Io stessa, anche se posso definirmi un’esperta del settore, scelgo di non gestire i miei soldi perché so di essere soggetta alle stesse incoerenze e driver emotivi che potrebbero ingannare chiunque altro. Si legge, inoltre, in uno studio recente, che le persone che ricevono consulenza finanziaria godono di un rendimento del 3% più elevato sul proprio portafoglio rispetto a coloro che si affidano all’auto-gestione delle proprie risorse, e circa la metà di tale premium proviene proprio dall’allenamento comportamentale che rende il gestore patrimoniale quanto più possibile immune da sentimenti irrazionali, seppur nei limiti della natura umana.

Infine, si possono sempre trovare nuove criptovalute in grado di ripetere le incredibili performance del Bitcoin, nonostante sia ormai più che complicato perché ce ne sono migliaia tra cui scegliere e, per le nuove monete digitali, non valgono i cosiddetti “fondamentali”, che normalmente consentirebbero di definirne il prezzo di mercato potenziale. Detto questo, rimane fattibile applicare anche per le più nuove criptovalute alcune regole di finanza comportamentale e dell’analisi tecnica che possono venire in soccorso di chi voglia investire nel settore, ma tutto ciò con estrema cautela. Investire su asset che fanno leva sulla promozione pubblicitaria spietata piuttosto che sui fondamentali è un gioco rischioso, e a volte a somma zero.

 

 

Articolo di Eloisa Marchesoni