Su cosa hai lavorato nel 2018?

Localflow ha portato avanti lo sviluppo di una serie di prototipi, chatbot, motori di ricerca e sistemi di pagamento con Qr Code protetti da crittografia. Questo per studiare direttamente il possibile mercato attraverso chatbot su Telegram e una community estemporanea che si è creata senza grandi effort di marketing per testare direttamente i nostri possibili servizi.

Questi chatbot (per esempio) sono collegati a gruppi Telegram che rappresentavano community cittadine di centinaia di persone in diverse città del Nord Italia (per esempio a Padova). I test preliminari con queste beta ci stanno dando la comprensione, grazie ai dati raccolti, di quale sia la direzione in cui muoverci.

In alcuni eventi musicali abbiamo testato dei sistemi di diffusione del nostro Token EWA. Utilizzando la presenza verificata attraverso la posizione GPS, questi utenti venivano premiati con il Token che potevano utilizzare per ricevere drink omaggio o sconti da parte dei business locali che promuovevano l’evento stesso attraverso questa modalità.

 

Quali sono i vostri piani di espansione verso l’estero?

Abbiamo un piede d’appoggio in Francia grazie a una partnership tecnologica con il motore di ricerca francese Qwant che ha svariati milioni di utilizzatori in Europa. Il nostro progetto è basato sulla costruzione di community locali tra utenti, business locali e coloro che dispensano servizi di sharing economy, quindi ogni città diviene una testa ponte per la creazione del network necessario alla creazione dei primi nuclei in diverse nazioni. Dopo il completamento dello sviluppo della nostra App nativa e altri chatbot per le maggiori Chat Apps che dominano il mercato, daremo slancio alla costruzione delle community prima nelle maggiori città italiane e Parigi, per poi organizzare strategicamente un processo di crescita capillare con singoli nuclei operativi in città differenti.

 

Perché hai deciso di fondare una startup di Artificial Intelligence?

L’AI è sicuramente una delle buzzword più comuni nel mondo Tech degli ultimi anni. Quello che a noi preme è la possibilità di avere una interazione con la macchina che sia realmente conversazionale.

L’AI è lo strumento che può permettere realmente lo sviluppo di applicazioni capaci di interagire con gli utenti come se questi stessero avendo una conversazione con un operatore umano.
Questo potrebbe risolvere problemi di varia natura, come per esempio il customer service. Noi stiamo sviluppando un particolare tipo di AI conversazionale chiamata RAN: random access navigation.

 

Chi sono i vostri clienti e perché hanno deciso di usare la blockchain technology?

Potremmo dire che Mike Buongiorno poteva fare televisione senza conoscere perfettamente il funzionamento del tubo catodico.

Allo stesso modo ai business, locali o eventi musicali organizzati, con cui abbiamo lavorato per testare i nostri servizi, abbiamo spiegato come i Token pur “vivendo” su blockchain sono comunque considerabili semplici gettoni che certificano attività e trasferimenti degli stessi tra diversi portafogli virtuali.

La blockchain technology risulta molto interessante per realtà come eventi, fiere e festival per quanto riguarda la possibilità di dar vita ad ambienti sociali cashless, alleggerendo problemi organizzativi legati alla sicurezza.

 

Qual è il vostro background professionale in ambito FinTech?

Nel nostro team abbiamo preziosi componenti che sono legati da anni al mondo Fintech. Ci sono coloro che hanno già fondato startup nell’ambito, chi ha lavorato ancora agli albori in aziende di rivendita di Bitcoin e developers che hanno contribuito a far fiorire alcune community blockchain, per esempio Sasha Radatz ha avuto un momento di notorietà nell’ambito della community di IOTA, per aver aiutato a sventare, in parte, un elaborato hack da parte di agenti malevoli. Come, per fare un altro esempio, possiamo dire di essere stati fortunati ad avere il grande supporto del nostro Advisor Yessin Schiegg il quale è stato membro dell’Advisory Board della Ethereum Foundation.

 

Che consiglio daresti a chi vuole entrare nel settore Mobile Payments?

Sicuramente è un mondo variegato, complesso e articolato dove c’è possibilità di collaborare tra diverse realtà. Bisogna essere aperti a cercare spazi dove si possono trovare opportunità e credere che il mondo dei pagamenti via mobile sia una realtà così ampia da non permettere a nessuno di temere concorrenza.

 

Quali sono gli eventi legati al Venture Capital e quindi alla raccolta fondi a cui avete partecipato che vi hanno dato riscontro da parte degli Investitori?

Non siamo stati ad eventi Venture Capital, Tech Invest Europe è la nostra prima occasione.

 

Quale pensi sia l’obiettivo di Localflow nei prossimi 10 anni?

Essere citati nella prossima edizione di Exponential Organizations.

 

Pensi sia stato più importante avere un team esperto in fase startup o credi a un subentro in fase scaleup per il successo della vostra azienda?

Si può dire che in una start up manca sempre qualcuno, così ci si arrabatta con le forze che si hanno e si cerca di aggiungere lungo il cammino delle figure che portino valore e abbiano le stesse ambizioni del team originale.

 

A cosa ti stai concentrando nel 2019?

Il completamento della nostra piattaforma e l’organizzazione delle strutture di invasione del mercato attraverso le strategie di marketing e hacking sociale che stiamo elaborando.