Intervista a Fashion Technology Accelerator

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Il mondo delle start-up cresce ogni giorno, in nuovi ambiti e spazi, ma per permetterne una crescita rapida e sicura è fondamentale il ruolo degli acceleratori, che vediamo diffondersi sempre di più specializzandosi nella consulenza in alcuni particolari settori di mercato.

È il caso di FTA, “Fashion Technology Accelerator”: nato nel 2012 nella madre terra di tutte le start-up, in Silicon Valley, si diffonde rapidamente a Seul, Londra e Milano come acceleratore di start-up legate al mondo della tecnologia e della moda.

Ma cerchiamo di capirne di più dalle parole dello stesso Marco Filocamo, Head of Startups di FTA.

 

FTA lavora nel mondo della tecnologia e del fashion. Come mai questo connubio? Cos’hanno in comune due mondi così apparentemente diversi?

Anche se sembrano molto distanti, il mondo della moda sta vivendo un periodo di grande trasformazione promosso dal mondo tecnologico. Aziende come Yoox, Zalando e Farfetch sono riuscite a diventare società dal valore superiore al miliardo di euro anche grazie all’utilizzo di tecnologie innovative per il settore. Questo vale anche per realtà più grandi, dato che anche un colosso come Inditex utilizza un approccio basato sui dati e sull’utilizzo di innovazioni provenienti da startup per continuare a garantire un livello elevato di servizio. Concetti quali blockchain, sostenibilità e omnichannel sono ormai entrati nel gergo comune anche di marchi più tradizionali, che inizialmente vedevano con sospetto forti innovazioni a livello tecnologico per timore di snaturarsi.

 

Vi definite come “A management consulting firm, providing business advices to startups and young enterprises”. Ma cosa distingue il vostro lavoro da quello di una classica agenzia di consulenza?

Dipende che cosa intendi per “classica agenzia di consulenza”. In linea di massima un acceleratore è una società di consulenza che lavora con startup già sul mercato. Realtà più giovani possono rivolgersi a incubatori che offrono varie opportunità per realtà non ancora lanciate e in cerca di supporto. Per aziende ancora in fase di lancio o non ancora sviluppate, abbiamo alcuni programmi fra i quali la Masterclass di 3 giorni per fornire supporto a questo tipo di realtà. Parlando del nostro percorso di accelerazione, investiamo 40.000 € con il nostro partner Hatcher+ e offriamo 6 mesi di servizi in cambio del 10% dell’azienda. Questo già rappresenta le notevoli differenze fra noi e società di consulenze poiché, queste ultime richiedono una fee per i loro servizi e in linea di massima non entrano nel capitale aziendale. Il nostro lavoro si distingue inoltre per essere estremamente operativo, dato che aiutiamo la startup nel diventare autonoma in ambiti quali il digital marketing, l’analisi di dati, il fundraising, l’utilizzo di tool per ottimizzare il proprio lavoro e non solo.

 

Qual è l’aspetto che incontri più spesso essere “carente” o “poco considerato” nello sviluppo di una start-up? E come potete aiutare a migliorare questa mancanza?

Lavorare in start-up è complesso per molteplici motivi, primo fra tutti la mancanza di tempo. Collaborando con realtà già sul mercato, il nostro programma è diverso per ognuna delle partecipanti dato che sono decisamente diverse fra di loro. In alcuni casi di startup B2C abbiamo lavorato prevalentemente sulla parte marketing, in altre attive nel B2B sullo sviluppo commerciale. Uno degli aspetti comuni sui quali le startup hanno difficoltà è la parte di gestione e analisi dei dati, se non c’è qualcuno dedicato all’interno del team. Chiaramente, anche in questo caso, offriamo il nostro supporto con risorse esperte.

 

Secondo la tua esperienza, in una start-up possono fare la differenza più le persone o l’idea di partenza? Essere acceleratori vuol dire anche “lavorare sulle persone”?

“1% idea, 99% execution”. Un po’ abusato ma il valore umano dell’imprenditore e del team nel suo complesso è fondamentale. Il team rappresenta il parametro più importante per la nostra selezione, quindi sfatiamo ogni mito sul vantaggio nel non raccontare l’idea perché è assolutamente sbagliato. Il nostro percorso di accelerazione prevede un lavoro di accompagnamento del team verso una nuova consapevolezza nell’utilizzo di strumenti e skill ma il lato umano non va certo dimenticato. Senza lavorare sul lato umano difficilmente una startup seguirà i nostri suggerimenti e per diventare soci è necessaria una comunione d’intenti e di visione.

 

Cosa consiglieresti ad un lettore “startupper” che vuole entrare nel mondo della tecnologia o della moda?

Prima di tutto, valutare con incredibile attenzione se ne valga davvero la pena. Fare startup non è un gioco e molte startup si schiantano perché manca un bisogno di mercato. Entrare a gamba tesa in un campo specifico come il fashion tech è particolarmente rischioso se non si conosce il settore. Detto ciò:

  • Studiare il mercato startup tramite Crunchbase, Angel List, Owler, F6S. Recuperare report di mercato di realtà quali Altagamma, FashionBI, Gartner e simili per avere un’idea chiara dei trend
  • Studiare i casi di successo di piccole realtà che stanno crescendo in maniera sostenuta, non tanto sul prodotto ma sul “come” siano riusciti a ottenere certi risultati
  • Andare a eventi focalizzati su temi omnichannel, blockchain, sostenibilità. Su Milano ce ne sono molti
  • Fare attenzione a settori attigui quali il retail tech, e-commerce, supply chain, realtà virtuale, intelligenza artificiale. Molte di queste tecnologie trovano uno sbocco pressochè immediato nel mondo fashion
  • Iscriversi alle newsletter di Pambianco, Vogue Business e Business of Fashion. Danno un’idea chiara di dove stia andando il mercato, nell’ultimo caso sono articoli a pagamento ma può valerne la pena
  • Scaricare i contenuti dal nostro sito ufficiale per iniziare ad acclimatarsi con il gergo e gli strumenti tipici del mondo startup

 

Milano è un importante centro della moda. Quanto vi aiuta essere presenti fisicamente in un ambiente come questo?

Milano rappresenta un importante sbocco per realtà internazionali, rendendo più semplice creare collaborazioni con attori in diverse nazioni focalizzate sul mondo “fashion startup”. Oltre a questo, essere nell’epicentro della moda ci garantisce una presenza importante di brand, di università e di startup con i quali interagire a diversi livelli per, ad esempio, lavorare a progetti speciali, fare formazione agli studenti o supporto operativo alle aziende che entrano nel nostro portfolio.

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