Su cosa hai lavorato nel 2018?

Nel 2018 ci siamo focalizzati principalmente sulla Community di utenti finali di PrizeMe. Agendo su tutto il territorio nazionale, l’obiettivo è stato di dimostrare la traction del prodotto, vedere la velocità di crescita della comunità, il tasso di abbandono e il rate di downloads. Abbiamo prestato particolarmente attenzione ai feedback e i consigli degli utenti per migliorare sempre più la user experience dell’app, infatti, ad oggi, tutte le features che vengono studiate o implementate derivano da esigenze della Community. Siamo arrivati a circa 90,000 utenti con un rate di 1200 nuovi downloads a settimana.

 

Quali sono i vostri piani di espansione verso l’estero?

Una volta sviluppate le 16 città italiane che raggruppano la metà della popolazione target nazionale, ci sposteremo sulle maggiori città dei paesi europei vicini e più popolati. L’obiettivo quindi è crescere nel mercato italiano per poi presentarci con forza sul mercato europeo. Lo dimostra il fatto che uno dei nostri soci, Antonio Esposito, ha sede a Ginevra e lavora già sull’internazionalizzazione. Nella nostra road-map faremo un Round B nel 2020 con focus sull’estero.

 

Perché hai deciso di fondare una startup sulla Gamification Reward Base?

Non parlerei di vera e propria decisione, è stata un’evoluzione naturale. Abbiamo sviluppato una grande piattaforma per il Proximity Marketing e, studiando il mercato e soprattutto gli utenti, abbiamo capito che la gamification era la più adatta per il mercato dei retailers. È stato un processo naturale di sviluppo verso servizi a valore aggiunto che implicano l’utilizzo di meccaniche di gioco.

 

Chi sono i vostri clienti del Retail Italiano che avete sviluppato?

Il nostro mercato si divide in retailers locali e retailers legati alle marche. Al momento stiamo discutendo l’utilizzo di PrizeMe con varie marche e ci aspettiamo di chiudere i primi contratti tra breve. Per i retailers locali, invece, abbiamo chiuso una partnership con Nexi e siamo la sola applicazione di marketing nel loro marketplace. Nexi ha quasi un milione di clienti e sta sostituendo i vecchi POS con i nuovi. È da inizio marzo che cominciamo ad avere richieste. Nel contempo, abbiamo firmato contratti con società di comunicazione a livello nazionale che venderanno PrizeMe ai loro clienti retailers. Infine, abbiamo dato agli utenti la possibilità di aggiungere autonomamente i loro negozi preferiti sull’app (di solito quelli in cui vanno maggiormente a fare shopping) e compiere azioni giornaliere. Il nostro potenziale è talmente alto che ci aspettiamo un effetto valanga nei prossimi mesi.

 

Qual è la vostra strategia di go-to market per l’Italia?

Come spiegato prima, la strategia è di gestire anche direttamente lo sviluppo delle marche mentre per il mercato retailer locale chiudiamo partnership con società che hanno già un portafoglio (come Nexi) e, sfruttando la community che ci fornisce negozi e brand, costruiamo con i partner una strategia commerciale di scambio che permette di allargare la base reciproca di clienti potenziali. Inoltre, sempre grazie alla community, abbiamo a disposizione una nutrita base dati che ci permette di presentarci ai retailer con un valore aggiunto importante.

 

Quale background professionale ha il vostro team?

Il team è formato da un nucleo che sviluppa prodotti da ormai 15 anni in settori di tecnologia avanzata (biometria facciale, sistemi di sicurezza per la difesa, ecc.) a livello internazionale. Il team ha sempre esplorato nuove frontiere e, intorno al 2009, ha progressivamente spostato la sua attenzione sul mercato mobile. Il team è ormai più che abituato allo sviluppo del business con grandi aziende e alla raccolta di fondi, anche se per taglie più elevate del nostro round attuale.

 

Come avete raccolto fondi e che riscontro avete ricevuto da parte degli Investitori?

Abbiamo presentato il progetto della piattaforma per il proximity a degli imprenditori che lavoravano in settori diversi che con entusiasmo hanno finanziato l’impresa. Successivamente abbiamo raccolto fondi pubblici e aumentato il capitale con investitori primari senza aumento della valuation. Loro apprezzano molto la trasparenza, l’indipendenza ma soprattutto la capacita’ di dare valore alle esperienze di tutti quelli che partecipano ai processi interni.

 

Quale pensi sia l’obiettivo di PrizeMe nei prossimi 10 anni?

Domanda difficile da rispondere per una startup! Le evoluzioni al nostro interno sono così repentine che è difficile immaginare un futuro così lontano.

L’obiettivo dichiarato di PrizeMe è diventare uno “gioco” quotidiano che permetta di legare mondo digitale con mondo reale dei negozi fisici, quindi ci aspettiamo di coinvolgere sempre più utenti e, soprattutto brand e negozi, con nuovi sistemi che puntano sempre all’omnicanalità.

 

Pensi sia stato più importante avere un team esperto in fase startup o credi a un subentro in fase scaleup per il successo della vostra azienda?

Entrambe. È fondamentale avere un team esperto in fase di Startup, perché permette in modo velocissimo di capire gli errori e di “aggiustare il tiro” in modo esperto sia per strategie che per sviluppo tecnico. Ti permette di avere una guida in un mondo che, all’inizio non conosci bene. Per noi tutto questo è stato Vincenzo Chianese. Allo stesso tempo, in fase di crescita, ogni azienda ha bisogno di figure esperte e skillate per prendere le giuste decisioni.

 

Su cosa ti stai concentrando nel 2019?

Come il 2018 è stato l’anno della Community, il 2019 deve essere per noi l’anno del B2B. Ci stiamo concentrando su attività che ci permettano di aumentare l’altra parte della Community, quella dei negozi. E vi assicuro che abbiamo belle idee anche per loro.