Su cosa hai lavorato nel 2018?

Anzitutto specifico che Bologna Startup è l’area specializzata in startup e imprese early stage dell’associazione Quadrante, che lavora invece anche a livello corporate e professionisti.

Il 2018 è stato focalizzato sul tema della scalabilità: abbiamo organizzato in collaborazione con l’acceleratore TimWCAP di Bologna e ASTER (Regione Emilia-Romagna) due cicli di incontri sul tema. Nel primo semestre, i workshop del percorso “Scale Up your Startup” hanno riguardato aspetti strategici e operativi del processo di crescita: seminario sul regolamento europeo della privacy (GDPR), relatore l’avv. Marco Giacomello, master class sul Growth Hacking. relatrice: Alessia Camera, autrice del libro StartupMarketing; un seminario sul tema dell’Identità nel web e reputazione on line in collaborazione con Tutela Digital; ed infine un workshop sulle opportunità di internazionalizzazione negli Stati Uniti, che abbiamo chiamato “Bring Your Idea to the US”. Organizzato con Bluemack Group di Marco Antezza.

Nel secondo semestre invece abbiamo organizzato una serie di 5 incontri a tema Sales, sempre con TimWCAP e ASTER, “Make a customer, not a sale”: comunicare e vendere per startup e imprese”.

L’ultimo incontro dell’anno è stato invece dedicato agli errori legati alle scale up, e alle startup in generale. Abbiamo organizzato una serata Fuck Up Night in collaborazione con La Scuola del Fallimento di Modena e ScaleUp Academy di Porto, in cui siamo stati onorati della presenza di Enrico Pandian, fondatore ed ex CEO di Supermercato 24. Durante la serata si è parlato sia degli errori più comuni nella fase di avvio e crescita, ma soprattutto di cosa intendiamo per “errore” e per “sbaglio” e come affrontarli.

 

Quali tecnologie emergenti pensi possano svilupparsi con successo a Bologna?

Bologna è una città estremamente attiva dal punto di vista dell’innovazione tecnologica.

Anzitutto, prenderei in considerazione le tecnologie legate alla Life Science e in particolare all’analisi cellulare, con la nascita del cluster ClustER Health, un soggetto privato partecipato dalla Regione, all’interno del quale sono presenti molte realtà aziendali del settore nel territorio ER, alcune delle quali vere e proprie eccellenze anche a livello internazionale. A questo, si aggiunge la recente inaugurazione dell’incubatore G-Factor (Fondazione Golinelli) ed il contestuale lancio il primo bando internazionale da un milione di euro per progetti di innovazione e nuove imprese nel settore Life Sciences.

A seguire, le tecnologie legate alla VR e AR: sempre lo scorso anno infatti ha aperto presso il Tecnocentro Worklife di Casalecchio di Reno, in provincia di Bologna, una sede della società californiana Eon Reality, azienda che sviluppa software e piattaforme digitali, per far nascere un Centro digitale interattivo

Infine, citerei l’ambito della stampa 3D che rimane di grande interesse specialmente per la chirurgia; nel medicale le tecnologie che possono facilitare il rapporto medico paziente, in particolare in ambito assistenza domiciliare (e ricordiamo in questo ambito la bolognese Vitaever) e telemedicina. Particolarmente interessante a questo proposito la seconda edizione del bando “Sprint4Ideas”, di cui Bologna Startup e partner e parteciperà con il sottoscritto alla valutazione dei progetti, promosso dalla Fondazione ANT con un premio di €50K per soluzioni innovative in ambito assistenza domiciliare

 

Come sei stato coinvolto nell’ecosistema startup di Bologna?

Ho organizzato il primo evento di networking con Bologna Startup nel lontano 2012, con lo scopo di conoscere e di mettere in contatto gli attori dell’ecosistema startup sul territorio.

Uno dei primissimi ad essere coinvolto è stato Tommaso Grotto, founder e CEO di Kopjra, che ha condiviso la mission e di fatto co-fondato con me Bologna Startup. Sempre nei nostri incontri di networking ho avuto l’opportunità di entrare in contatto e avviare una partnership con l’acceleratore INNOVAMI di Imola che proprio in quel periodo lanciava la prima call per idee di imprese.

Da allora l’ecosistema è cresciuto enormemente con l’apertura di TimWCAP (2014), l’organizzazione dell’Ecosystem Day (BBS) e dello Startup Day (UNIBO), le Serre dei Giardini Margherita da parte di ASTER e una serie di soggetti privati e istituzionali, tra cui Intesa San Paolo, DPixel con Barcamper, Banca di Bologna solo per citarne alcuni.

 

Perché una startup dovrebbe associarsi a Bologna Startup e come potrebbe sfruttare il vostro supporto strategico e operativo?

Il percorso da idea ad attività di impresa presenta molti ostacoli ed un elevato livello di rischio.

Fare parte di Bologna Startup consente anzitutto di avere un confronto con imprenditori con più esperienza permette di crescere più velocemente e di imparare anche dagli errori di altri. La necessità di un confronto, anche informale, con altri imprenditori è il bisogno che più spesso ci viene evidenziato. Anche per questo siamo in partnership con ScaleUp Academy di Porto, una piattaforma che organizza videoconferenze con le scale up in tutto il mondo.

Per quanto riguarda invece le risorse consulenziali, Bologna startup ha la possibilità di affiancare l’imprenditore con expertise trasversali, consulenziali ed esperienziali, per sostenere l’idea e portarla a compimento, attraverso un network di oltre 20 associati, riconducibili alle aree: Business (Finance&Marketing), Legal, International, Tech e Service Design.

Proprio l’area Service Design rappresenta storicamente la nostra caratteristica distintiva e da quest’anno abbiamo ulteriormente rafforzato l’area con la partnership con Giallocobalto di Ferrara, esperti in ambito design thinking e organizzazione del lavoro con metodologie Agile. La prima causa di fallimento delle startup è lo sviluppo di un servizio/prodotto per cui non c’è mercato: per questo la fase di progettazione e prototipazione è vitale.

 

Qual è il vostro rapporto con il mondo accademico locale?

L’università di Bologna è molto attiva in ambito imprenditorialità. Negli anni scorsi abbiamo progettato e condotto con Fondazione Alma Mater (FAM) un percorso di orientamento all’imprenditorialità con un approccio “learning by doing” proposto dei campus universitari di Rimini, Forlì-Cesena, Ravenna e Imola.

Parlando invece di attività presenti, abbiamo da poco concluso la seconda edizione del Premio Bologna Startup, che consiste in un percorso di validazione per le migliori idee di imprese sviluppate durante l’insegnamento di Business Planning nel corso di Ingegneria dell’Automazione a Bologna.

Siamo inoltre parte della commissione giudicante del Contest di Business Creativity organizzato dal direttore del Camplus College Alma Mater, Riccardo Guidetti.

Inoltre, attraverso un membro del consiglio direttivo, stiamo discutendo la possibilità di creare una collaborazione con il CIRSFID dell’università di Bologna, centro interdipartimentale sulle nuove tecnologie.

Infine, sono personalmente docente nell’Open Program di Business Plan che sarà attivato a giugno presso la Bologna Business School su invito del direttore Prof. Fini, con cui da diversi anni collaboriamo sul tema dell’imprenditorialità.

 

Che consiglio daresti alle start-up?

Lavorare in un ambiente che favorisca il brainstorming, in modo tale che tanti possano dare valore all’idea ed al modello.

Di essere determinati all’obiettivo, di avere la volontà di confrontarsi e di accrescere la conoscenza anche su campi molto trasversali

 

Quali sono gli eventi che avete organizzato che hanno riscosso maggiore successo?

In termini di partecipazione, direi i due seminari organizzati presso la Bologna Business School, il primo in tema Innovazione tecnologica nel mondo del fashion ed il secondo sull’Equity Investiment: in entrambi abbiamo riempito l’Aula Magna della BBS.

Considero un successo anche la prima Bologna Service Jam, organizzata in realtà come associazione Quadrante ed il cui merito principale va diviso con gli altri soci fondatori Valeria e Hoang. E’ stato a suo modo storico, in quanto prima Jam a Bologna e primo evento ufficiale organizzato negli spazi dell’acceleratore TimWCAP. A distanza di 5 anni, alcuni dei partecipanti saranno presenti come organizzatori / mentor alla BSJ del 29-31 marzo, co-organizzata con il team di SDD Bologna.

Oltre a questi, mi permetto di citare anche la Service Jam del 2016 organizzato negli spazi dell’Opificio Golinelli, con oltre 100 partecipanti.

 

Quanto è importante una comunità sul territorio per creare engagement?

Una comunità è sempre un luogo di aggregazione e di confronto. L’essere sul territorio permette un confronto più diretto e di maggiore impatto per chi la frequenta.

Nell’era della globalizzazione e della diffusione delle tecnologie in cui le distanze fisiche si sono ridotte, l’importanza del contatto umano e delle relazioni è prioritario

 

Su cosa vi concentrerete nel 2019?

Il 2019 è anzitutto un anno di rinnovamento: è stato eletto il nuovo Direttivo e nominata la nuova Commettee con 10 volti nuovi che hanno già iniziato a dare un significativo contributo in termini di format proposti e partnership.

Come detto, a fine marzo saremo nuovamente in campo con la Bologna Service Jam, mentre per maggio è in calendario la prima edizione delle UnConference, format nuovo per noi e “importato” da un nostro associato, attualmente studente in BBS, e in precedenza organizzatore di questo tipo di eventi (con enorme successo) in Israele.