Lavorare meno ed essere più produttivi: il modello 4 DAY WEEK

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In un periodo di grande difficoltà operativa per le aziende, la cui produttività è stata messa a dura prova dall’emergenza sanitaria in corso, ha preso piede il modello organizzativo dello smart working, termine di cui si è ampiamente abusato per indicare anche il semplice telelavoro o home-working. L’esigenza di tutelare la salute dei dipendenti e di andare incontro alle loro esigenze di vita ha favorito la diffusione di nuovi modelli organizzativi e di lavoro.

Eppure, lo smart working non è l’unico paradigma rivoluzionario che le organizzazioni stanno cercando di introdurre nella quotidianità aziendale negli ultimi tempi. Andrew Barnes infatti, fondatore della società di servizi finanziari neozelandese Perpetual Guardian, nel 2018, ha sperimentato una settimana lavorativa di quattro giorni e, visti i risultati promettenti riscontrati in termini di produttività, ha dato il via ad una nuova corrente di pensiero: il “4 DAY WEEK” (4dayweek.com).

Barnes ha raccontato di aver avuto quest’idea dopo aver letto un articolo che spiegava come i dipendenti fossero più produttivi lavorando, in media, tra un’ora e mezza e due ore e mezza al giorno. Ha dunque iniziato a pensare a come poter aumentare la produttività riducendo le ore improduttive all’interno della sua compagnia. Questo l’ha portato a concedere un giorno di riposo in più ai propri dipendenti, riducendo le giornate lavorative settimanali a quattro.

Ma come funziona nello specifico il 4 Day Week?

I dipendenti sono semplicemente tenuti a lavorare quattro giorni a settimana per 8 ore, senza quindi che le ore del giorno di riposo in più vengano spalmate sui feriali. Non si hanno dunque quattro giornate di lavoro da 10 ore l’una, come accade nella “settimana compressa”, ma il totale delle ore settimanali viene ridotto a 32. Il dipendente sceglie quale giorno della settimana rimanere off (oltre al sabato e alla domenica) coordinandosi con i propri colleghi e il proprio manager.

Questa enorme concessione, tuttavia, non ha nessun effetto sul salario del dipendente, che rimane di fatto invariato. Barnes spiega che questo escamotage dovrebbe servire a limitare l’improduttività dei giorni lavorativi comprimendo il tempo utile per svolgere le proprie attività. L’idea di fondo è che: se è vero che non tutte le 8 ore di lavoro giornaliero sono produttive, allora rinunciando a 8 ore di lavoro settimanali si dovrebbe comunque essere in grado di portare avanti i propri task, raggiungendo gli obiettivi prefissati.

Andrew Barnes non ha solo ipotizzato questo modello, ma prima di tutti l’ha sperimentato nella propria azienda con una prova di otto settimane su 240 persone. Alla fine dell’esperimento è stato rilevato che i dipendenti, in generale, hanno riportato un migliore equilibrio tra vita professionale e vita privata, soddisfazione sul lavoro e salute, nonché meno stress sul lavoro e meno tempo trascorso nelle riunioni.

Per Perpetual Guardian, le entrate e la redditività sono aumentate rispettivamente del 6% e del 12,5%; anche le prestazioni lavorate, la creatività del team e la fidelizzazione del personale sono aumentate. Inoltre, non è stata prevista alcuna chiusura degli uffici in quanto il personale si è ritrovato a turnare in base al giorno di riposo in più scelto dai dipendenti.

 

Il 4 Day Week potrebbe essere un nuovo modello organizzativo che permetterà a qualsiasi organizzazione di essere più efficace ed efficiente?

In termini economico-aziendali l’efficienza è la capacità di ottenere un output maggiore rispetto agli input e l’efficacia è la capacità di raggiungere gli obiettivi prefissati.

Purtroppo, la risposta non è così semplice e immediata. Infatti, gli studi qualitativi effettuati sull’esperimento di Barnes dalla Dott.ssa Helen Delaney, Senior Lecturer per il Department of Management and International Business della Business School University di Auckland, hanno rilevato delle criticità piuttosto interessanti.

Alcuni partecipanti all’esperimento hanno affermato di essersi sentiti maggiormente sotto pressione in quanto hanno dovuto completare i loro task settimanali in meno tempo. Altri invece, soprattutto i manager, hanno visto manifestarsi un aumento delle ore di lavoro giornaliere che di fatto hanno determinato un passaggio alla “settimana compressa”. Molti di questi hanno giustificato la loro difficoltà nell’applicare il 4 Day Week affermando: “il lavoro, semplicemente non si ferma”. Un’altra criticità rilevata da alcuni partecipanti è stata la difficoltà di coordinamento del lavoro con i colleghi e gli altri team data la presenza di giorni infrasettimanali in cui alcuni dipendenti risultavano off-from work.

Nonostante le discusse difficoltà, i benefici rilevati dal Perpetual Guardian hanno portato all’implementazione permanente del 4 Day Week in azienda e sulla scia di questo primo esperimento anche altre imprese nel mondo hanno tentato lo stesso esperimento. Un caso eclatante è stato quello di Microsoft Giappone, che ricorrendo al 4 Day Week ha rilevato un aumento della produttività del 40% ed una simultanea diminuzione dei costi dell’elettricità del 23%.

Come Microsoft, molte altre aziende in Europa e nel mondo stanno tentando dei primi approcci a questo nuovo modello organizzativo che tuttavia presenta delle sfide difficili, secondo gli esperti di flex work ed HR, per tutti gli stakeholder aziendali.

Dato il periodo che stiamo vivendo e il conseguente boost dello smart working, potrebbe essere un ottimo momento per svolgere nuovi esperimenti e condurre nuove analisi magari mixando differenti soluzioni. Questo potrebbe portare nel prossimo futuro all’implementazione di modelli organizzativi e di lavoro in grado di raggiungere livelli estremamente soddisfacenti di worklife-balance, sostenibilità ambientale ed economicità.

Articolo a cura di Beniamino Galeone, Sales & Operations Intern VGen Lab

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