Dopo Paypal la scorsa settimana, anche Mastercard, Stripe, Visa ed eBay hanno lasciato la Libra Association, l’organizzazione che si dovrebbe occupare della gestione di Libra, la nuova criptovaluta lanciata da Facebook. Prima dell’abbandono di questi colossi, l’associazione comprendeva 28 membri corporate, ognuno dei quali dovrebbe versare circa 10 milioni di dollari per la costituzione del fondo utile alla creazione della moneta virtuale che sarà ancorata a un paniere di valute emesse dai governi per evitare le forti oscillazioni subite da altre criptovalute, a partire dal bitcoin.

Zuckerberg ha più volte insistito sul fatto che Facebook non gestirà la valuta ma soltanto un sistema di pagamento e che altre aziende potranno crearne di propri. Tutto il sistema dovrebbe rendere  i pagamenti più smart e agevolare miliardi di persone. Nonostante ciò i dubbi rimangono e sembra che la motivazione “priorità interne” che le aziende sopracitate hanno dato per lasciare Libra, siano puramente delle scusanti che nascondo dietro un’indecisione di fondo. La criptovaluta di Facebook spaventa per la possibilità che essa venga usata per riciclo di denaro ed è su questo che molti governi si sono mostrati piuttosto critici; non è un caso se, specie considerando gli ultimi casi sulla privacy in cui Facebook è stata coinvolta, Zuckerberg sia stato convocato di fronte a una commissione della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti proprio per pronunciarsi su Libra.

La realtà di fondo è che Libra spaventa un po’ tutti, dai governi alle grandi aziende. L’idea di una moneta con un enorme sistema di pagamento gestito da un soggetto privato e supportato da enormi aziende internazionali, rappresenta una grande preoccupazione per gli equilibri economici, soprattutto se tali pagamenti avverranno su un colosso del web che ha informazioni su gusti, vita privata e abitudini di 2,5 miliardi di persone e che, in questo modo, avrebbe accesso persino alle informazioni finanziarie di tutti gli utilizzatori della nuova moneta.

Insomma, l’avvio di Libra appare a questo punto piuttosto in salita rispetto alle premesse ed è palese che questo dipenda proprio dalla posizione di Facebook più che dal prodotto in se. Ciò che risulta però chiaro è che Libra ha messo a nudo un sistema finanziario inefficiente e che ha assolutamente bisogno di cambiare e di offrire modalità più semplici di pagamento, e questo vale per qualsiasi soggetto, dalle banche private fino a quelle nazionali. Non a caso JpMorgan e Wells Fargo hanno sviluppato le loro criptovalute e molte banche centrali hanno in mente di fare altrettanto. Non manca molto al lancio della prima criptovaluta nazionale. Chi sarà il primo Paese? Forse la Cina…

Articolo di Riccardo Madrigali