Scenari post-crisi: il tracciato dell’Open Innovation e della sostenibilità

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp

Ciò che stiamo vivendo ci ha insegnato che le crisi, tanto quelle individuali quanto quelle globali, accelerano o portano alla luce dinamiche nascenti. L’efficacia della risoluzione non dipende solo dalle risposte dettate dall’emergenza, ma si regge su progetti lungimiranti e ambiziosi imbastiti sulla massimizzazione del valore.

Vediamo allora quali processi sono in accelerazione a causa della crisi sanitario-economica e quali sono le possibili risposte innovative e resilienti del nuovo equilibrio globale.

 

Problemi: decoupling e de-globalizzazione

Nelle scorse settimane abbiamo assistito ad una forte tensione tra Cina e USA, strettamente legate da una co-dipendenza benefica per entrambe, ma ormai incrinata da sentimenti di sospetto e accuse da entrambe le parti.

Vista la tensione relazionale attuale, nei prossimi mesi il decoupling commerciale, tecnologico, finanziario, di data e di accordi monetari si intensificherà. La recessione e la rottura diplomatica non condurranno necessariamente ad un mondo bipolare, ma anzi ad una dinamica non-polare, in cui nemmeno la Russia e l’Unione europea si affermeranno.

La recessione degli anni 20 sarà quindi caratterizzata da una forte de-globalizzazione. La pandemia sta infatti accelerando le dinamiche di frammentazione, che, alla luce della crisi sono giustificate dal bisogno nazionale di proteggersi dalle disruptions globali. Il mondo post-pandemico vedrà quindi il ripetersi e l’espandersi delle scelte prese in stato di emergenza nel settore farmaceutico, alimentare e di rifornimento medico, in cui i governi impongono restrizioni sull’esportazione e misure protezionistiche per sopravvivere alla crisi. Insomma, ognuno per sé.

 

Soluzioni: Open Innovation per la gestione delle emergenze globali

Ma un’alternativa al decoupling esiste, e si è già palesata nella cooperazione tra aziende cinesi e americane per produrre e distribuire i test kit per il COVID-19: proprio i metodi della ricerca cooperativa scientifica illustrano la possibilità di scenari diversi.

La ricerca del vaccino costituisce un importante campo di sperimentazione di un nuovo modello di open innovation internazionale, i cui cardini sono:

• l’adozione di un approccio mission-oriented alimentato dagli investimenti sia pubblici che privati per raggiungere un obiettivo comune ben definito. Ciò richiede l’implementazione di regole riguardo la proprietà intellettuale, il prezzo e la manifattura che mirino a valorizzare la collaborazione internazionale e la solidarietà, piuttosto che la competizione.

• l’impiego dell’intelligenza collettiva per accelerare il progresso, eliminando le barriere legislative alla diffusione tecnologica.

Dunque, sì alle risposte nazionali, ma sono sostenibili solo nel breve termine. A fine emergenza, la migliore arma è il multilateralismo, ovvero la collaborazione di più nazioni e associazioni, pubbliche e private. L’innovazione deve essere aperta e internazionale per portare avanti un unico “pacchetto” di gestione delle dimensioni ambientali, economiche, sociali e di sicurezza della salute pubblica.

Infatti, la crisi COVID-19 ci confronta con la totale inutilità della distinzione tra salute e finanza: i due ambiti richiedono politiche strettamente correlate. Esperti del settore chiedono infatti che l’International Monetary Fund espanda la sua attività, lavorando anche sui sistemi nazionali di salute pubblica, dato che sono proprio questi che determinano la capacità di gestione di questa crisi e di quelle che verranno. Infatti, un’altra verità che abbiamo accettato in questi mesi è che il mondo che ci aspetta è un mondo di crisi a singhiozzo, sanitarie e climatiche. La grande attenzione e ricerca dedicata all’attuale crisi costituisce un’occasione unica per ripensare il modo in cui gestiamo e ci prepariamo a tali sfide ed emergenze. Il futuro va pensato con la regola dell’1%: se c’è una minima probabilità che un evento possa accadere, si prevedano piani di gestione del rischio e dell’emergenza come se l’evento fosse certo.

Chi crede nell’ambizione di integrazione che ha fondato l’Europa unita, sostiene che sia proprio l’Ue a dover sviluppare modelli di joint action per l’istituzione di un sistema sanitario globale fondato su database e riserve mediche comuni, e di una European Crisis Management Unit per condurre stress test sistematici alle strutture sanitarie, proprio come si conducono periodicamente ai sistemi finanziari.

 

Green growth

I dati dell’International Energy Agency prevedevano un rallentamento della domanda di petrolio a partire dal 2025, ed un picco nell’adozione delle macchine elettriche tra il 2030 ed il 2035. Ma la crisi sanitaria ha accelerato il processo, alimentando situazioni delicate tra i produttori e portando ad un crollo storico del prezzo del petrolio. Ora, nonostante la recessione che ci aspetta ed il picco di povertà globale, la transizione verso le energie rinnovabili potrebbe, finalmente, vedere un’impennata definitiva e contribuire alla ripresa economica. Perché?

1. Costi finanziari e psicologici ridotti

I costi dell’energia rinnovabile stanno nettamente diminuendo perché le soluzioni sono ormai ampiamente disponibili: i progetti in energia solare ed eolica generano oggi, sotto contratti a lungo termine, introiti stabili con ritorni tra il 6 ed il 10%. Queste stime dimostrano che un progetto green è oggi finanziariamente conveniente quanto un progetto inquinante. Si aggiungono incentivi dettati dal cambiamento dei nostri comportamenti: Lord Browne, co-proprietario di un’azienda di petrolio e gas e oggi parte del board di un istituto per la ricerca del vaccino, sostiene che la pandemia ha finalmente sottolineato, anche ai meno sensibili, la fragilità del mondo e delle nostre vite e che “persone che hanno speso mesi preoccupandosi dei loro polmoni saranno più inclini a volere l’aria pulita”.

 2. Focus internazionale

La World Bank, l’IMF e la European Investment Bank sono mobilitate verso il rilancio verde. In questi giorni il ministro olandese Kaag ed il suo omologo francese Lemoyne presenteranno una proposta all’Ue: un meccanismo di tariffa sul commercio trans-frontaliero che dipende dall’impronta ambientale del paese. Si tratterebbe di alzare i dazi per i paesi che non stanno implementando seriamente le linee guida del patto di Parigi (2016) e delle International Labour Organisation Conventions, e di abbassarli per i paesi, invece, più virtuosi e al passo con le richieste. Tale proposta cavalca l’onda globale di tassazione sul petrolio e sugli investimenti che ne usufruiscono.

3. Rilancio economico post-lockdown

Uno studio pubblicato questo mese dal premio Nobel Stiglitz e dall’esperto climatico Stern per la Oxford Review of Economic Policy dimostra che le green recoveries avranno globalmente successo perché comportano la creazione di più posti di lavoro, generano guadagni più alti a breve termine e apportano risparmi molto elevati a lungo termine, rispetto agli stimoli economici tradizionali. Il successo globale dipende dalle politiche che si attueranno nei prossimi 6 mesi nei vari paesi. La crisi del 2008 ci ha insegnato che il rilancio verde non è un paradosso: nel periodo di rilancio economico, la Cina ha investito nel settore a basse emissioni di carbonio, ed ora è avanti nella competizione globale; la Corea del Sud ha speso gran parte del budget di ripresa in stimoli per l’economia green, ed è oggi leader nel settore delle batterie e delle tecnologie low-carbon; con l’introduzione di massa del LED, l’India risparmia l’equivalente del consumo annuale di energia della Danimarca (30 terawattora), indirettamente aumentando il reddito pro-capite.

In poche parole finanziarie, il cambiamento di paradigma che avviene durante una crisi è riflesso dal fenomeno del flight to quality; oggi più che mai la gestione del rischio deve considerare principalmente la “licenza di resilienza” di un’azienda, basata sulla sostenibilità sociale, ambientale e di garanzia di liquidità sul lungo termine.

 

Guida al trading online | Part 2: le basi per iniziare

Con questa rubrica di più articoli, a cura di Davide Serafini — studente di Economia e Finanza all’Università di Modena e Reggio Emilia e trader part time in opzioni con interesse per il trading quantitativo e sistematico — affronteremo passo per passo il mondo del trading online, sfatandone alcuni miti ma allo stesso tempo dando una panoramica interessante.

Il successo del BTP Italia

Nel primo trimestre dell’anno, le società quotate a Piazza Affari hanno subito un ingente danno di capitalizzazione. 25 società industriali e di servizi del FTSE MIB hanno registrato una riduzione del – 22,4%, che ha apportato perdite fino a 83 miliardi. Ma la scorsa settimana, il boom di acquisti del Btp Italia è stato un simbolo della fiducia nella ripresa del Paese.

Travel Bubbles, i viaggi nel post COVID-19

Nel breve periodo le bolle di viaggio regionali sembrano la soluzione più apprezzata dai governi nazionali. Già annunciata nei paesi baltici, presto questa iniziativa prenderà piede anche in Europa già regolamenta negli scorsi giorni dalla Commissione Europea. Si tratta della libera circolazione dei cittadini tra stati vicini e con situazioni sanitarie controllate e non preoccupanti.

Risorse dello spazio: opportunità e tensioni internazionali

Il 27 gennaio del 1967, due anni prima dello sbarco sulla Luna e in piena guerra fredda, i tre governi degli Stati Uniti, del Regno Unito e dell’Unione Sovietica firmarono l’Outer Space Treaty, un trattato, pensato per durare a lungo, che elimina qualsiasi concetto di sovranità al di fuori della superficie terrestre.