Swyg: la startup che combina l’AI ai processi di recruiting

l'ai insieme al recruiting

Trovandoci di fronte a serie incomplete di dati, ognuno di noi tende a colmare le lacune presenti attraverso bias cognitivi e ricorrendo inconsapevolmente a pregiudizi, ricostruendo così una visione distorta della realtà.

Questo fenomeno incide pesantemente nei processi di recruiting della maggior parte delle società che si ritrovano immerse in un presente in cui tecnologia e automazione la fanno da padrone. Le imprese negli ultimi 50 anni hanno cambiato tutto…O quasi.

Le metodologie di selezione, infatti, sono pressochè rimaste invariate e considerate dai più obsolete per il frenetico panorama aziendale odierno.

È in questa cornice suggestiva che una giovane startup irlandese con sede a Dublino sta fiorendo. Parliamo di Swyg e del suo processo di recruiting ibrido che combina la AI e un affascinante meccanismo di live chat 1:1 tra i diversi candidati.

swyg startup

Fondata nel 2018 da Vincent Lonij, Swyg nasce per dare una soluzione a due macro-problematiche che affliggono i processi di selezione odierni. Da un lato, le società troppo spesso si lasciano scappare candidati eccellenti ed altamente qualificati a causa della eccessiva automazione del proprio processo di recruiting fortemente orientato alla ricerca di keywords specifiche. La mancanza di automatismi nel processo, in altri casi, lascia campo aperto a bias cognitivi, pregiudizi e errori umani, soprattutto quando il recruiter si trova davanti a dati significativi, ma incompleti come i CVs a quali vengono dedicati in media meno di 2 minuti. Come risultato otteniamo che il oltre il 20% del turnover aziendale può essere ricondotto a sbagliate decisioni nella fase di selezione. Bisogna prendere in considerazione anche il punto di vista dei candidati, i quali nel 94% dei casi richiedono un feedback dei loro colloqui, ma solo il 41% viene soddisfatto. Questa mancanza non permette una completa analisi autocritica utile per la crescita di ogni individuo.

Come può essere rifondato dalla base un processo così “delicato”? La risposta di Swyg è sicuramente singolare. Attraverso diverse live chat 1:1, i candidati si intervistano vicendevolmente utilizzando domande prestabilite. Aumentando il numero di chats, infatti, secondo Lonij, viene ampiamente ridotta l’influenza dei bias nella selezione. A tutto ciò viene affiancata un’AI studiata per calibrare in tempo reale le diverse interviste con processi di individuazione, rimozione o correzione di bias e errori umani. Tale AI andando a studiare i profili di ogni candidato è in grado di individuare e eliminare eventuali comportamenti scorretti o valutazioni ingannevoli da parte dei diversi candidati. Quest’ultimi, inoltre, alla fine di ogni processo di selezione riceveranno feedback imparziali e dettagliati riguardanti le loro capacità tecniche e interpersonali.

Nel settembre 2020, la startup, ha annunciato di aver raccolto 1 milione di euro in equity funding in un round guidato da Frontline Ventures e alcuni business angels quali Charles Bibby (Co-Founder, Pointy) e Martin Henk (Co-Founder, Piperdrive).

Tutti gli attuali competitors attivi nella ricerca di una soluzione ai problemi di recruitment usano processi completamente automatizzati a differenza di Swyg che risulta essere meno convinta della capacità della sola AI di poter giudicare ogni aspetto di un essere umano. Solo il tempo saprà darci una risposta chiara, ma di una cosa si può essere certi; la giovane startup irlandese sa quello che vuole:

“Swyg is not just about helping companies hire – it’s about fixing a broken system”.

Articolo a cura di Jacopo Carlo Canale, del VGen Hub MI-Bocconi