The Net Value: Innovazione e Successi lontani dalle città metropolitane

“L’epidemia COVID ha sdoganato lo smart-working, e tutte le leggi di attrazione verso le metropoli delle startup sono saltate”

Così Mario Mariani, fondatore di The Net Value, introduce un concetto che oggi è diventato oggetto di discussione per molti.

Il fenomeno della concentrazione delle attività produttive nei grandi centri urbani è, di fatto, da sempre regolato da quei fattori di attrazione che, in un’epoca dominata dal lavoro a distanza, vengono a mancare.

Dove un tempo la localizzazione di un’azienda risultava un elemento chiave per la costruzione di connessioni e partnership strategiche, questa necessità viene a mancare nel momento in cui, qualunque input l’attività richieda, diventi prontamente raggiungibile con un semplice click.

Certamente, la progressiva digitalizzazione delle comunicazioni aveva già condotto il mondo del lavoro in questa direzione, già con l’introduzione dei telefoni cellulari e la diffusione della rete ad alta velocità. Tuttavia, è solo grazie ad un avvenimento così inaspettato e dirompente, com’è stata l’attuale epidemia, che questo processo ha potuto accelerare tanto da rendere la pratica dello “smart-working” non solo diffusa, ma spesso prevalente all’interno delle aziende, portando beneficio tanto alle imprese quanto ai lavoratori, oggi liberi di spostarsi e stabilirsi in zone dove i costi di affitto sono inferiori.

L’aumento esponenziale dell’urbanizzazione negli ultimi decenni ha, infatti, causato l’incremento del costo della vita all’interno delle sopra citate “metropoli delle startup”, rendendolo decisamente non proporzionato agli stipendi e costringendo i professionisti a doversi adattare ad uno stile di vita molto più caro rispetto a quello delle zone più periferiche del paese.

Così, l’avvento dello smart-working ha permesso ai lavoratori di trasferirsi in zone più belle e, soprattutto, più economiche rispetto al centro città, migliorando la qualità della loro vita e abbattendone i costi.

È il caso di Moneyfarm, una delle app di wealth management più popolari in Europa, votata per sei anni consecutivi “Miglior servizio di consulenza in Italia” per la gestione del patrimonio di oltre 50.000 risparmiatori e che a gennaio 2020, ha raggiunto il miliardo di masse gestite. I fondatori Paolo Galvani e Giovanni Daprà, dopo sei anni trascorsi a Londra, hanno infatti deciso di spostarsi a Cagliari nel maggio 2018.

Di fatto, come sottolinea Mariani, l’unica necessità rimasta sembra essere la presenza di una buona connessione internet, e magari un buon aeroporto nelle vicinanze. Tuttavia, è importante considerare come talvolta le aziende non abbiano la possibilità di migrare interamente: quelle funzioni che continuano a necessitare di collegamenti diretti con il mercato di riferimento, se ottenibili solamente nella zona urbana, sono costrette a rimanere negli uffici centrali.

In linea con questo trend, fin dalla sua fondazione nel 2008, The Net Value ha contribuito a supportare l’innovazione e l’imprenditoria sul territorio sardo, distante dai grandi centri come Milano o Roma. La soleggiata città di Cagliari fa da sfondo ad uno dei 39 incubatori privati certificati presenti in Italia, ovvero società di capitali che hanno come funzione la facilitazione dello sviluppo delle startup innovative e l’accompagnamento durante il processo di formazione e sviluppo delle stesse, dalla semplice idea di business fino a diventare aziende indipendenti.

Tuttavia, il business model di The Net Value è differente rispetto a quello adottato dagli altri incubatori: coerentemente con la mission squisitamente locale e la forte attenzione allo sviluppo del territorio, il processo di ricerca e selezione dei progetti su cui investire viene attuato unicamente sulla regione, creando un gap con gli altri incubatori che possono non solo usufruire di un bacino demografico più ampio, ma anche scansionare l’intero mercato italiano per trovare opportunità di investimento.

Ne consegue che, nel caso di aziende nate fuori dalla Sardegna, The Net Value tenda a lasciare che siano gli innovatori stessi a raggiungere l’incubatore (come avvenuto nel caso di Moneyfarm), seguendo un modello di attrazione piuttosto che di ricerca attiva.

In particolare, The Net Value rappresenta una “Innovators’ community” che mette in contatto startup, liberi professionisti e aziende più sviluppate che interagiscono per generare idee innovative: chiunque può accedere agli spazi dell’incubatore contribuendo, con una quota, al pagamento delle spese per il mantenimento dei locali, al fine di sfruttare il confronto e l’interscambio tra aziende, per crescere e svilupparsi con mutuo beneficio.

In tutto ciò, il team di The Net Value interagisce continuamente e in maniera informale con tutte le aziende all’interno dell’incubatore, anche nel caso in cui, tra queste, siano presenti imprese in competizione tra loro. Il rapporto diventa formale in un secondo momento e solo nel caso di startup che, per settore o necessità particolari, possono davvero beneficiare di un aiuto strutturato da parte del team di The Net Value. In questo caso, l’incubatore seleziona attentamente le aziende in cui investire, evitando di instaurare rapporti formali con imprese tra loro concorrenti.

Fondamentali per la selezione sono la figura dell’imprenditore e le sue idee per la creazione e lo sviluppo del business. In 12 anni di attività, The Net Value ha investito direttamente in circa 20 startup, utilizzando la formula del prestito convertibile, il cui diritto di conversione viene esercitato dopo circa un anno se il rapporto si rivela positivo. È importante evidenziare ulteriormente come lo scopo ultimo di The Net Value non sia investire in ottica di un exit profittevole, ma di consentire lo sviluppo di un tessuto imprenditoriale locale solido e innovativo. Per questo, le realtà all’interno dell’incubatore sono sempre assistite dal team, a prescindere dall’interesse di The Net Value in partecipazioni formali.

Coerentemente, la visione sul lungo periodo di The Net Value è da sempre stata quella di rimanere sul proprio territorio, senza aspirazioni di espansione, ad esempio, nella penisola, come evidenziato da Mario Mariani durante l’incontro con il nostro team.

The Net Value non solo non ha i numeri per poter pensare a una crescita esponenziale, che potrebbe portare a un approdo in borsa come successo ad altri incubatori (Digital Magics, LVenture e H-Farm, situati rispettivamente a Milano, Roma e Roncade), ma non ha neanche mai avuto l’intenzione di attuare tale sviluppo. Quello che si augura il founder è piuttosto la creazione di un network di tanti “The Net Value” sul territorio italiano, che possano aiutare le startup in realtà più distanti dai grandi centri di aggregazione, per consentire alle zone meno sviluppate di crescere generando soluzioni innovative e positive per il proprio territorio, magari sfruttando proprio la possibilità sempre maggiore dello smart-working.

In questo senso, l’emergenza sanitaria e lo sviluppo di nuove modalità di lavoro hanno permesso di rivedere i modelli tradizionali di business e il loro ruolo nei territori più periferici, invertendo quella logica per cui un’azienda che intende crescere può farlo solo operando nei grandi centri urbani, ed anzi rendendo le aziende il motore per il rilancio di territori meno sviluppati.

A cura di Jacopo Carlo Canale, Luca Ferrara, Luca Mocci e Alessandra Maria Vidori del VGen Hub Bocconi