GT36: la turbina che abbatte del 40% le emissioni di co2

 La GT36 verrà installata ed entrerà in funzione solo nella primavera del 2022 presso la centrale di Marghera Levante (VE), chiaramente di proprietà del committente. Si tratta di un impianto che allo stato attuale è in grado di generare 766 MW attraverso la realizzazione di due cicli termodinamici in serie detti per l’appunto “cicli combinati” che consentono di aumentare l’efficienza della centrale a fronte però di una significativa complessità nella gestione della stessa.  

Tale impianto, insieme alla GT36, è protagonista in un progetto di rinnovamento da parte di Edison che punta entro la scadenza sopra riportata ad incrementare l’efficienza da 55 a 63 punti percentuale. Insieme a questo efficientamento energetico, si avrà anche un significativo decremento dei gas serra quali COx e di azoto NOx rispettivamente del 40% e del 70% grazie alle innovazioni apportate ai bruciatori anulari. La capacità installata dell’impianto resterà invece circa la stessa, passando a 780 MW. Con questi numeri, la centrale di Marghera Levante sarà ufficialmente la centrale più efficiente d’Europa. 

Di questa potenza energetica totale prodotta, la “Monte Bianco” se ne occuperà quasi interamente essendo stata progettata per un valore di potenza nominale pari a 538MW, un equivalente di 500.000 appartamenti alimentati da questa singola turbina. È inoltre fondamentale sottolineare l’ampio range di turn-down di tale turbina che, unito alla flessibilità del combustibile impiegato, consente di “inseguire” la domanda energetica durante l’arco delle 24h senza grandi complicazioni.

 

 

La tecnica ingegneristica che si cela dietro un gigante dal mezzo milione di kilogrammi non necessita neanche di essere trattata nel dettaglio per essere compresa a pieno, ci si limita infatti a dare un numero di dati sufficienti a realizzare quali sono le condizioni in cui la turbina opererà, dai 1500°C di temperatura per i gas in ingresso ai 15 stadi (rotorestatore) del compressore, con pressioni degli stessi gas in attraversamento tra i 25 ed i 33 bar (per avere un riferimento tangibile, la stessa pressione che si misura ad una profondità di circa 310 metri dal pelo libero del mare). 

Trattandosi dunque di una modalità di produzione che prevede combustione non si può certo parlare di una fonte energetica rinnovabile, conclusione che si poteva trarre anche solo guardando la capacità energetica decisamente non associabile ad una qualsiasi centrale energetica da fonte rinnovabile presa singolarmente.

 

 

La richiesta energetica attuale è talmente elevata (in relazione alle tecnologie per la produzione da rinnovabile) che non ci è ancora permesso fare completamente a meno di quelle che possono essere definite fonti energetiche “sporche” ovvero fonti che si basano su un processo di combustione. Nonostante questo, l’intensa ricerca che ha portato a questo risultato straordinario conferma ancora una volta l’impegno che sotto tutti i punti di vista ed in ogni settore produttivo si sta dedicando negli ultimi alla ricerca di una realtà sempre più eco-sostenibile. 

A cura di Lorenzo Campioni del VGen Engineering Hub