Voxan Wattman: in moto a 408 km/h

Il binomio tra Max Biaggi ed il mondo delle due ruote continua a stupire ben oltre il ritiro del pilota dalla moto Gp avvenuto nel 2005 e dalla superbike nel 2015. L’ex campione del mondo ha accettato le sfide di infrangere una serie record a bordo di una moto, elettrica, nel novembre 2020. 

La moto in questione è la Voxam Wattman, sviluppata dal marchio Venturi di Stoccarda. Si tratta di una due ruote elettrica dalle dimensioni di 2.700mm in lunghezza, 710mm in larghezza e 1.030mm in altezza. La Voxan Wattman vanta alcune caratteristiche tecniche speciali che la distinguono dalle motociclette convenzionali. Ad esempio, per massimizzare la distanza tra le ruote anteriori e posteriori (un passo più lungo offre maggiore stabilità), gli ingegneri di Voxan hanno progettato la moto con delle sospensioni anteriori a doppio braccio, invece di ricorrere ad una forcella telescopica. Tale soluzione permette di ridurre la resistenza, consentendo al contempo una sostituzione più rapida e semplice. La moto è progettata in modo tale che il pilota sia seduto in una posizione più arretrata permettendo di abbassare il baricentro. Il telaio è invece realizzato in acciaio aerospaziale, mentre il cambio da corsa e i cerchi delle ruote sono in alluminio. 

Per i limiti imposti dal peso della batteria (quasi il 50% della massa totale del Wattman) ed il livello di prestazioni richiesto non esisteva alcuna batteria sul mercato che si adattasse a tali requisiti. Così gli ingegneri della Voxan Motors hanno progettato la nuova unità di potenza di Wattman. La sfida era trovare le parti che offrivano il miglior rapporto peso-potenza possibile. Con 1.470 celle (e un peso di 140 kg), la batteria del Voxan Wattman eroga 317 kW di potenza nominale, con una capacità di 15,9 kWh.

La Wattman non ha un sistema di raffreddamento convenzionale. Essa non presenta alcun radiatore, il quale è visto come uno svantaggio dl punto di vista aerodinamico. Per evitare il surriscaldamento, il fluido presente nel circuito viene raffreddato da ghiaccio secco, contenuto in un serbatoio montato sotto il sedile. Il fluido raffreddato viene quindi pompato attraverso il circuito di raffreddamento che attraversa il cuore del propulsore. 

Sono ben 11 i record di velocità stabiliti da Max Biaggi a bordo della Voxam. Inizialmente il tentativo del record si sarebbe dovuto svolgere sul Salar de Uyuny, il lago salato più esteso al mondo in Bolivia, ma a causa delle restrizioni imposte dal Covid-19, la location scelta che avrebbe garantito le condizioni ideali su pista è stata l’aeroporto francese di Chateauroux. Tra i record sottolineiamo i record sul quarto di miglio e su un miglio con partenza da fermo e con partenza lanciata. In entrambi i casi si è corso con una carenatura parziale e non. 

 

 

Il record principale è sicuramente quello della velocità massima stabilito a bordo di una moto elettrica, la mattina del 31 ottobre 2020. Secondo i rilevamenti, il tachimetro GPS della Voxan Wattman ha raggiunto una velocità massima di 408 km/h. La velocità della Voxan Wattman, appartenente alla classe delle semi-streamliner (con carenatura parziale) oltre i 300 kg, pilotata da Max Biaggi, è stata misurata da una partenza lanciata di oltre 1 miglio in direzioni opposte, in un periodo di due ore.

Secondo il regolamento della FIM (Fédération Internationale de Motocyclisme), la velocità media registrata in queste due corse è stata di 366,94 km/h, battendo il risultato ottenuto da Ryuji Tsuruta e dalla Mobitec EV-02A di 329 km/h nel 2019. 

Tuttavia, il team Voxam ha dichiarato di non voler accontentarsi degli eccezionali risultati ottenuti ma ha comunicato di voler continuare a stupire, impegnandosi nel riuscire a stabilire una velocità media di nel 2022 si possa raggiungere una velocità media di circa 400 km/h, mentre attualmente la velocità media ottenuta è di ‘soli’ 366,94 km/h.

Le parole di Max Biaggi al termine della corsa sono state le seguenti: “Io non ho mai toccato i 400 km/h, e credetemi intorno a queste velocità cambia completamente la prospettiva dello spazio che ci circonda. Diventano determinanti gli effetti aerodinamici, l’aria è un muro praticamente impenetrabile e cominci a combattere con delle forze fino a quel momento poco note. Rimanere aggrappato alla moto, mentre cerchi di raggiungere velocità per me inimmaginabili, è stata una sfida nuova per me.”

 

 

A cura di Alessandro Celli del VGen Engineering Hub