Travel Bubbles, i viaggi nel post COVID-19

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In tempi di COVID-19 non risulta semplice e immediato riuscire ad immaginare 4,6 miliardi di voli. Proprio questo è il numero di tratte che sono state percorse nei cieli del nostro pianeta nel 2019, l’anno più “movimentato” della storia. Da gennaio ad aprile del 2020, invece, gli aerei di tutto il mondo hanno ospitato 47 milioni di passeggeri, toccando così i livelli sicuramente non auspicabili del 1978. Con questi dati alla mano, non è difficile rendersi conto del rapido consumarsi dell’industria del turismo, specchio emblematico della situazione economica mondiale.

L’Europa appare particolarmente colpita con una perdita stimata nel settore turistico, rispetto alle aspettative, di 76 miliardi di dollari (sui 253 miliardi stimati a livello globale), turismo che contribuisce al 10% del PIL dell’Unione.

Con l’allentamento delle restrizioni che sta avvenendo nella totalità degli stati europei in questa metà di maggio, la ricerca di una soluzione a questo problema trova uno spazio preponderante. Soluzione che negli ultimi giorni prende le sembianze delle “Travel Bubbles”.

TRAVEL BUBBLES

Se non nell’immediato, prima o poi dovremo riprendere gli spostamenti oltre il nostro confine nazionale. L’anno corrente, insieme al prossimo saranno sicuramente ricchi di rivoluzioni in tutti i settori, compreso quello turistico. La principale chiave risolutiva risiede nella sicurezza e nella tranquillità dei viaggiatori che per riprendere a spostarsi non dovranno sentirsi in pericolo. Identità digitale e tecnologie biometriche già largamente utilizzate potranno aiutare il settore nel raggiungere l’obiettivo del “Touchless Travel”; ovvero la massima riduzione possibile del contatto personale all’interno di aeroporti e strutture alberghiere.

Nel breve periodo le bolle di viaggio regionali sembrano la soluzione più apprezzata dai governi nazionali, anche se diversi stati stanno concordando tra loro soluzioni di mobilità oltreconfine. I paesi baltici hanno già adottato tra loro una soluzione condivisa e presto provvederà anche l’Ue; la Commissione europea ha già provveduto alla regolamentazione della mobilità nei giorni scorsi (“COVID-19: EU Guidance for the progressive resumption of tourism services and for health protocols in hospitality establishments”). Le linee guida parlano di libera circolazione dei cittadini tra stati vicini e con situazioni sanitarie controllate e non preoccupanti.

I CRITERI DELL’UNIONE

Le linee guida fornite dalla Commissione per intraprendere questo tipo di iniziativa sono chiare e dettagliate. Innanzitutto le evidenze epidemiologiche devono risultare significativamente decrescenti e stabili per un periodo di tempo adeguato, inoltre la situazione sanitaria deve essere in grado di assorbire l’incremento dei turisti sul territorio nazionale. Le misure di contenimento devono essere attuate per tutto il viaggio e deve essere data priorità a spostamenti nelle aree chiave dei paesi e a cittadini aventi importanti motivazioni di carattere personale. La Commissione ha inoltre sottolineato l’importanza della “non discriminazione” tra gli stati dell’Unione. “Quando uno stato permette viaggi all’interno del proprio territorio nazionale, lo deve fare in modo non discriminatorio se i paesi presentano condizioni epidemiologiche simili alle proprie”. Gli stati membri hanno permesso il funzionamento delle applicazioni nazionali di Exposure Notification anche oltre i confini nazionali, permettendo ai cittadini di essere informati di un possibile contagio anche all’estero.

ALCUNI ESEMPI DAL MONDO

Dal 15 maggio i tre paesi baltici Lituania, Lettonia e Estonia hanno vicendevolmente aperto i propri confini, mantenendo l’obbligo dei 14 giorni di quarantena per chiunque provenga da paesi non facenti parte dell’accordo. Usando l’hashtag #BalticOpening il Primo Ministro Lituano Saulius Skverneils ha annunciato su twitter che Finlandia e Polonia potrebbero essere i prossimi paesi ad entrare nella bolla.

Un altro esempio è offerto da Australia e Nuova Zelanda che hanno annunciato un accordo affermando che “nessuno vuole che la corsa del virus riprenda e per questo è essenziale la sicurezza in viaggio; una riapertura calcolata e ben organizzata è la miglior strategia per una buona ripresa economica”.

E L’ITALIA?

Il nostro paese è sicuramente uno dei più colpiti dall’attuale emergenza e per questo motivo sarà uno degli ultimi che potrà garantire una libera circolazione. Già a fine mese sarà possibile ottenere maggiori dettagli a riguardo, per i quali sarà necessario attendere i risultati dei test sierologici.

I prossimi mesi e i prossimi anni saranno il palcoscenico di cambiamenti epocali. Queste “Travel Bubbles” sono un primo affascinate tentativo di recupero del nostro mondo globalizzato. Aspettando che le bolle si uniscano fino ad arrivare ad una unica di 12.742 km di diametro, possiamo dire che tutti i paesi del mondo sono al lavoro nella creazione di una nuova “normalità”.