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  • EIC Fund: la Commissione europea entra nel capitale delle startup

    EIC Fund: the European Commission enters the capital of startups

    L’ecosistema dell’innovazione necessita di investitori professionali e istituzionali per accompagnare i progetti innovativi nelle fasi più critiche del loro stadio di vita. La pandemia da Covid-19, se da una parte ha reso evidente l’inadeguatezza di una parte del tessuto produttivo al cambiamento, dall’altra ha favorito l’accelerazione di forme di investimento diretto nel capitale di rischio di progetti imprenditoriali altamente innovativi e caratterizzati da un alto grado di flessibilità. È il caso dell’iniziativa in capo alla Commissione europea, che ha lanciato una nuova formula di finanziamento per le startup che scopriremo di seguito.

     

    Innovazione e venture capital: a che punto siamo?

    La performance in ricerca e innovazione dei paesi UE continua a migliorare ad un ritmo costante, come confermato dal quadro europeo di valutazione dell’innovazione (EIS – European Innovation Scoreboard) per il 2020, mostrando un vantaggio rispetto agli USA ma perdendo posizioni rispetto ai maggiori concorrenti globali, quali Australia, Giappone e Corea del Sud. Per quanto riguarda l’Italia, pur presentando un trend positivo nell’ultimo decennio, non spicca né tra i leader né tra i paesi forti sull’innovazione, bensì figura tra gli “innovatori moderati”, con un rendimento inferiore a quello della media europea. Tra i 27 indicatori usati al fine di valutare il rendimento dell’innovazione, nel caso italiano, tra i più bassi vi è quello inerente finanziamenti e aiuti; questo include le spese di venture capital segnate al valore di 51,5 Summary Innovation Index, mentre il livello medio europeo si attesta almeno a 23 punti in più[1]. L’Italia sconta un forte ritardo per capitale investito nel venture capital e, nonostante alcuni sforzi siano stati compiuti negli ultimi anni, il tasso di crescita del settore è ancora inferiore rispetto a diversi paesi europei.

    Molti progetti di ricerca hanno infatti difficoltà ad attrarre finanziamenti in equity e passare alla fase di commercializzazione. È per questo necessario colmare il gap di finanziamenti che interessa le attività di trasferimento tecnologico, vale a dire del passaggio di conoscenza, competenze, metodi di fabbricazione, campioni di produzione e servizi dall’ambito della ricerca scientifica a quello del mercato. Esistono già strumenti finanziari a supporto delle imprese innovative, sia tramite entità di carattere nazionale come CDP Venture Capital SGR – un vero e proprio impulso all’ecosistema del venture capital italiano –, sia a livello europeo, con il Fondo Europeo per gli Investimenti (FEI) e le azioni della Banca Europea degli Investimenti (BEI). Invece, risale a giugno 2020 la notizia dell’istituzione di un nuovo fondo di investimenti creato dalla Commissione europea e che avrà quote di partecipazione previste tra il 10% e il 25%.

    Per la prima volta la Commissione decide di fare la sua parte anche con degli investimenti diretti nel capitale di rischio delle aziende che fanno innovazione. L’iniziativa prende il nome di EIC Fund (in italiano European Innovation Council Equity Fund), e rappresenta uno strumento a sostegno dell’ecosistema innovazione e delle startup a livello europeo.

     

    Cos’è l’EIC fund?

    Nel giugno 2018, nel valutare i progressi del programma Horizon 2020, il Consiglio europeo ha invitato la Commissione a lanciare per il restante biennio 2019 – 2020 una nuova iniziativa a favore della crescita di PMI e startup innovative sui mercati europei e globali, vale a dire per la fase di scaling up. È stata così avviata la fase pilota dell’European Innovation Council (EIC) Accelerator, a sostituzione del precedente SME Instrument.

    Il nuovo strumento del Consiglio europeo per l’innovazione, che troverà più completa realizzazione nel prossimo Quadro finanziario pluriennale 2012 – 2027, nonché nel futuro Horizon Europe, prevede un fondo ad hoc per attrarre co-investitori e investimenti privati.

    La vera novità del fondo rispetto allo SME Instrument riguarda la modalità di finanziamento. Infatti, le aziende selezionate nell’ambito dei bandi dell’EIC Accelerator potranno accedere sia ad una sovvenzione (grant) – compresa tra 500 mila e 2,5 milioni di euro con un tasso di cofinanziamento del 70% – sia ad un finanziamento misto (blended finance) composto da un contributo UE e da una componente di equity. Proprio quest’ultima viene implementata per mezzo dell’EIC Fund, istituito a giungo 2020, il quale investirà tranche da 500 mila a 15 milioni di euro. La Commissione europea parteciperà così al capitale di rischio delle startup, con quote gestite dalla Banca Europea degli Investimenti (BEI) nel ruolo di advisor. Inoltre, il fondo, con il consenso dei beneficiari, metterà in contatto le aziende con la sua rete di mentor, con l’obiettivo di fornire assistenza e raccomandazioni per sviluppare il progetto di business.

    L’operazione della Commissione è rilevante sia perché permette di snellire il processo di assegnazione e gestione dei fondi, sia perché offre una maggiore e più concreta assistenza a coloro che fanno innovazione d’impresa ad alto impatto innovativo. Lo strumento EIC è dedicato a top-innovators, imprenditori, piccole compagnie e ricercatori con brillanti idee e l’ambizione di crescere a livello internazionale. Il finanziamento è pensato per prodotti, servizi o modelli di business radicalmente diversi da quelli esistenti, prevalentemente con applicazione deep tech, tra i cui settori prioritari troviamo energia, ingegneria avanzata, life sciences, digitale, spazio, azione per il clima, mobilità del futuro e innovazione sociale. L’EIC Fund vuole dare opportunità su scala globale alle startup che, pur avendo sviluppato innovazioni di alto valore, non riescono a raccogliere fondi a sufficienza per poter finanziare le loro attività.

    Come sottolineato dal Vicepresidente della BEI, Ambroise Fayolle, le startup sono driver della creazione di lavori altamente qualificati e di crescita, nonché chiave della competitività e della leadership strategica d’Europa. Il fallimento del mercato europeo che rende difficile ottenere finanziamenti va affrontato. Primo nel suo genere, l’EIC Fund – sostiene la Commissaria europea per l’innovazione, Mariya Gabriel – aiuterà a portare rapidamente i prodotti delle startup sui mercati europei e globali, facendo crescere i talenti all’interno dell’UE.

     

    Il potenziale italiano

    Dall’avvio della fase pilota dell’EIC Accelerator nel novembre 2019, sono state 140 le PMI e le startup individuate dalla Commissione UE per accedere ai finanziamenti misti in equity, per un totale di circa 582,6 milioni di euro. Per quanto riguarda le selezioni di novembre 2019, gennaio e marzo 2020, tra le italiane hanno vinto il finanziamento solo due aziende[2]; il numero non cambia per luglio, quando le selezioni sono avvenute nello specifico nell’ambito del Green Deal e dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, come richiesto dall’aggiornamento di marzo 2020 al programma di lavoro EIC, che è stato finalizzato – tra le altre cose – a fornire speciale supporto alle iniziative imprenditoriali con CEO donna (“led by women”). Seguirà il round di novembre 2020 che, a seconda della domanda e della qualità delle proposte, potrà contare su almeno un terzo del budget totale messo a disposizione dal Consiglio europeo per l’innovazione, per un ammontare di circa 10 miliardi.

    Vale la pena specificare che, secondo l’EIS 2020[3], l’Italia va molto bene nell’innovazione delle piccole e medie imprese, con un forte risultato in termini di innovazioni di prodotto/processo, organizzative e di marketing e infine di innovazione in-house, per un valore totale superiore di circa 13 punti a quello medio europeo. Il potenziale italiano necessario per accedere ai fondi è quindi altissimo e l’opportunità offerta dalla Commissione europea va colta e sfruttata nel migliore dei modi, ora più che mai, al fine di contrastare l’impatto pesantissimo della pandemia e di gestire efficacemente la trasformazione strutturale che caratterizza questo periodo.

    Fonti:
    [1] https://ec.europa.eu/growth/industry/policy/innovation/scoreboards_en
    [2] https://ec.europa.eu/research/eic/pdf/ec_rtd_eic-accelerator-blended-finance.pdf
    [3] https://ec.europa.eu/docsroom/documents/41880

  • 8 lug, Webinar “Il Futuro del settore Healthcare” w/Plusimple

    8 lug, Webinar “Il Futuro del settore Healthcare” w/Plusimple

    Live webinar da non perdere per tutta la Community di VGen!

    In questa occasione incontreremo Claudio Piccarreta, CEO di Plusimple, startup innovativa a vocazione sociale che opera nel settore sanitario.

    Verranno presentate e approfondite le tematiche relative alla Digital Health Care e all’evoluzione del relativo settore negli ultimi anni, in particolare a seguito della recente epidemia da Covid-19.

    Contenuti:
    • Introduzione generale al settore della Healthcare
    • Stato dell’arte del settore
    • Evoluzioni degli ultimi anni e prospettive future.
    • I processi di digitalizzazione (sia privata che pubblica) nell’Health Care
    • Il rapporto tra sanità e analisi dei dati
    • Plusimple: storia, prodotto, tecnologia e vision
    • Consigli ai giovani ascoltatori
    • Domande dal pubblico

    ⌚ 18.00
    📍 Facebook live sul gruppo Innovation Ground
    LINK: https://www.facebook.com/groups/vgencommunity/

  • Hyperloop, come funziona il treno supersonico che sbarca in Italia

    Hyperloop, come funziona il treno supersonico che sbarca in Italia

    Gabriele Gresta, Founder di Hyperloop TT, ha annunciato ufficialmente a Roma il debutto della sua futuristica azienda in Italia. La nuova società si sta già mettendo all’opera per realizzare 6 tratte ad altissima velocità; entro la fine di febbraio, terminata una prima fase di colloqui istituzionali con istituzioni nazionali e locali, inizieranno gli studi di fattibilità che vedranno coinvolte aziende, enti di ricerca, università e grandi aziende. Al momento la società dialoga con Fs, Anas e Trenord e avrà sede istituzionale a Roma, mentre l’operativa a Milano. Gresta ha annunicato che i tempi di realizzazione saranno relativamente brevi e che il modello sarà quello del consorzio: la società porta solamente la tecnologia ma saranno poi i partner locali ad occuparsi della fase operativa e di sviluppo.

    Parte quindi ora il toto-tratte per capire quali saranno le 6 linee di cui finora si parla. Al momento le più concrete sembrerebbero la Verona-Trieste e la Milano Malpensa-Milano Cadorna ma si vocifera anche di una possibile linea sottomarina che colleghi Corsica e Sardegna. Tuttavia, pare che ci sarà attenzione anche per buona parte del sud-Italia avendo l’azienda già incontrato i Presidenti delle regioni Puglia, Sicilia e Basilicata.

    Ma scopriamo come funziona e a che punto di realizzazione è questa tecnologia fantascientifica.
    L’idea, come sappiamo, nasce tra il 2012 e il 2013 da Elon Musk, il quale sognava di trasportare i passeggeri all’interno di un tubo a bassa pressione e per levitazione magnetica, la quale permetterebbe ad un lungo e unico vagone di “scivolare” a velocità elevatissime (circa 1.200 km/h) e senza generare alcun impatto ambientale. Dall’idea visionaria di Musk è poi partita la competizione mondiale alla realizzazione effettiva dei primi Hyperloop. Le aziende coinvolte sono la The Boring Company (azienda dello stesso Musk), la startup Hyperloop Transportation Technologies e la Virgin Hyperloop One, del fondatore di Virgin Richard Branson. Il progetto italiano, come già sottolineato, sarà portato avanti da HTT, società che sembra avere sulle altre un vantaggio competitivo avendo sviluppato un nuovo materiale composito ultraleggero per la realizzazione del treno chiamato Vibranium. Questo materiale, oltre ad essere più leggero e manegevole, ha molta più resistenza dell’acciaio e permette persino di trasmettere informazioni sulla temperatura, la stabilità e l’integrità del veicolo.

    Tuttavia, non saranno la HTT o Musk a realizzare il primo Hyperloop di sempre, bensì la Virgin, la quale sta lavorando sulla prima tratta di sempre che collegherà Abu Dhabi a Dubai. Saranno quindi gli Emirati Arabi il primo Paese a poter vantare questa tecnologia: il treno collegherà le due città in 12 minuti (oggi ci vuole un’ora e mezza) alla velocità di 1.200 km/h e sarà alimentato interamente con un sistema solare ed elettromagnetico. Il vagone unico non avrà finestrini ma soltanto schermi digitali e sarà fornito di tutti i comfort possibili. Il sistema municipale dei trasporti di Dubai, che ha collaborato nella realizzazione del progetto, stima che il nuovo sistema trasporterà una media a regime di 3.400 persone ogni ora. I costi saranno inizialmente molto elevati ma scenderanno nel tempo diventando sempre più accessibili. L’Hyperloop di Virgin è già stato presentato nel marzo del 2019 ma è chiaramente ancora in fase di test. La Virgin ha tuttavia sottolineato che sarà tutto pronto per l’edizione 2020 dell’Expò di Dubai, evento che segnerà quindi il lancio degli Hyperloop nel mondo.

    Per quanto riguarda invece il progetto di Elon Musk e della sua Boring, l’obiettivo è costruire un Hyperloop sotterraneo che parta da Washington e arrivi fino a Baltimora, Philadelfia e New York, con un tempo di percorrenza totale di 26 minuti.

    La HTT sembra dal suo canto molto interessata a sviluppare una rete di distribuzione tecnologica in Europa per differenziarsi dai suoi competitor. In Italia si pensa di utilizzare per lo sviluppo della nuova rete i binari e le strade esistenti, e i corridoi di 20 metri che le ferrovie hanno già in concessione a fianco delle attuali linee.
    Non ci resta che aspettare l’inizio dei lavori! Una grande occasione per il Paese per rilanciare le infrastrutture e gli investimenti ad esse connessi.

  • Cos’è WeChat, l’app cinese tuttofare

    Cos’è WeChat, l’app cinese tuttofare

    Qualcuno sapeva che in Cina fosse maledettamente difficile accedere a Facebook, Linkedin, Instagram, Twitter e qualsiasi altro servizio social che noi utilizziamo quotidianamente? Soltanto tramite l’installazione di una vpn si riesce ad accedere ai nostri social network ed è questo il motivo per cui, approdando in Cina, viene consigliato di scaricare WeChat, l’app che rappresenta praticamente l’unico modo digitale per comunicare all’interno del paese. Probabilmente tutti avranno sentito parlare di questa famosa app ma non sempre ci si è chiesti quali siano tutte le funzionalità che essa svolge.

    WeChat è il sogno (inarrivabile) di tutti i Big Tech: permette di interagire a livello social, di effettuare pagamenti, di acquistare e persino di svolgere le pratiche comunali. Si tratta di un’app che porta all’estremo la digitalizzazione della vita digitale e di tutte le pratiche analogiche come gli acquisti, il pagamento delle bollette, la prenotazione per eventi e altro. All’utente non è richiesto nessun tipo di pagamento monetario, bensì un pagamento in termini di dati concessi alla piattaforma. WeChat ha un po’ le caratteristiche di tutte le app da noi usate quotidianamente messe insieme; ha le funzionalità di messaggistica istantanea come Whatsapp and Telegram, perrmette di fare video come su TikTok, ha le stesse funzioni social di Facebook e Instagram, ha il car sharing integrato di Uber, permette di ordinare qualsiasi cosa come Glovo and JustEat, ha un enorme marketplace, ha un sistema di pagamento interno utilizzato in praticamente qualsiasi attività cinese e, oltre tutto questo, ha numerosissime funzionalità di servizi pubblici online. Insomma, letteralmete un’app con cui poter effettuare qualunque cosa.

    Una schermata del sistema di messaggistica istantaneo di WeChat.

    Formalmente WeChat è stata fondata nel 2011 da un progetto del colosso Tencent, ma nel concreto la popolazione cinese è praticamente obbligata ad utilizzarla, tanto che tende ad identificarsi praticamente come una vera e propria app dello Stato. Ad oggi il numero di utenti utilizzatori è di oltre 1 miliardo, cifra piuttosto lontana dai numeri di Whatsapp e Facebook ma comunque superiore rispetto ad esempio ad Instagram e ad altre app. Quello che però è impressionante è il livello di utilizzo dell’app: si pensi che in Italia la durata media di utilizzo dei social è di circa 2 ore, mentre WeChat in Cina è utlizzata in media 4 ore al giorno. Questo dato da una dimensione di quanti dati personali passino ogni giorno sulla piattaforma.

    Da qui tutta una serie di considerazioni orwelliane riguardo il rapporto tra l’azienda di Tencent e il governo cinese, sulle quali però non si sa molto. Teoricamente, WeChat è un’app disponibile in tutto il mondo anche se il suo utilizzo al di fuori della Cina è praticamente nullo. Oltre questo, la versione cinese di WeChat si chiama in realtà Weixin e ha alcune differenze rispetto alla versione tradizionale. L’azienda ha giustificato questa versione differente con “motivazioni legali di Stato“, anche se dubbi e perplessità permangono in tal senso.

    Alcuni mesi fa in occasione del trentennale degli eventi di piazza Tienanmen di Pechino, il giornalista della BBC, Stephen McDonell, ha postato alcune foto della manifestazione e alcuni cittadini cinesi hanno interagito. Immediatamente WeChat ha bloccato l’account del giornalista per “voci maliziose”, e McDonell, per sbloccare il proprio profilo, ha dovuto “ammettere” di essere in torto tramite l’app e persino ripetere e a voce e davanti alla fotocamera alcune frasi citate dall’app. Insomma, WeChat si è presa timbro vocale e impronta facciale dell’utente.
    A gridare al complotto a volte ci si prende…

     

  • Tutte le importanti novità del CES 2020!

    Tutte le importanti novità del CES 2020!

    The CES (Consumer Electronic Shows) è una grandissima fiera internazionale dell’elettronica di consumo organizzata ogni anno dalla Consumer Technology Association statunitense al Las Vegas Convention Center nel mese di gennaio. Si tratta di uno degli appuntamenti più importanti del mondo per quanto riguarda il mercato dell’hi-tech ed è quindi un grande palcoscenico per le società più tecnologiche e per le startup. Anche quest’anno, all’edizione conclusasi il 10 gennaio, non sono mancate numerose novità, destinate a sconvolgere la nostra vita quotidiana per gli anni a venire. Andiamo dunque a vedere quali sono state le più importanti novità della prima edizione degli anni ’20.

    Apple presente a tutela della privacy

    Jane Horvath, Senior Director Responsabile Global Privacy Apple Inc.

    La multinazionale di Cupertino non partecipava al CES da ben 28 anni, abituata, come da tradizione annuale, a presentare i propri prodotti nei propri spazi di Apple Park in un periodo dell’anno diverso. Quest’anno non ha rappresentato un’eccezione in tal senso; Apple non ha presentato nessun nuovo Mac, iPhone o iPad, ma ha limitato la sua partecipazione ad alcuni spazi espositivi strategici in termini di brand e alla discussione ad un panel interamente incentrato sulla privacy e la tutela del consumatore. Al panel ha preso parte Jane Horvath, Senior Director Responsabile Global Privacy, la quale ha lodato le iniziative della sua azienda a tutela della privacy e difeso la posizione di Apple rispetto alle tecnologie di cifratura hardware. La linea dell’azienda, come sottolineato da Horvath, è quella di tenere i dati degli utenti offuscati e persino di impedire, in caso di furti, che altre persone possano avere in qualche modo accesso alle informazioni personali del proprietario. La manager ha sottolineato come ci sia un team di lavoro concentrato unicamente sul rispondere alle esigenze delle forze dell’ordine, seppur non sia supportata l’idea di una backdoor (porta di accesso secondaria) che consenta l’accesso a terzi.

    La partecipazione di Apple a questo panel non è in realtà casuale bensì mirata e strategica. Hovarth, nonostante la giovane età, ha un ruolo manageriale molto importante affidatole da Tim Cook: sorvegliare Apple e assicurarsi che rispetti le leggi mondiali sulla privacy. Gli sforzi dell’azienda di Cupertino possono intuirsi anche dalle numerosissime dichiarazioni e dalle campagne di marketing, sempre più incentrate sul far sentire il cliente sicuro e tutelato. Non è un caso dunque il ritorno di Apple al CES di Las Vegas in questa veste istituzionale, in un momento in cui tutte le big tech sono colpite da inchieste sulla privacy da istituzioni garanti americane e soprattutto europee.

    Hyundai/Uber: i taxi volanti per spostarsi in città

    Una riproduzione del progetto dei nuovi taxi volanti di Hyundai.

    Si tratta probabilmente della novità più grande dell’intera fiera, o quanto meno della più appariscente. Youngho Chi, Chief Innovation Officer di Hyundai, ha presentato gli S-A1, dei taxi volanti, simili a piccoli veicoli ad eliche, della lunghezza variabile tra i 4 e i 6 metri, che si muoveranno a guida autonoma nei cieli delle grandi metropoli e atterreranno su delle apposite piattaforme costruite in hub appositi. Non si tratta del primo progetto di taxi volante ad essere presentato; già nel 2017 la stessa Uber presentò Uber Air, un servizio di taxi volante che dovrebbe risultare operativo in alcune città quali Los Angeles, Dallas e Melbourne già a partire dal 2023. Eric Allison, uno dei manager di Uber, ha comunque voluto sottolineare: “non siamo un’azienda che produce velivoli e non vogliamo diventarlo, noi vogliamo essere la piattaforma operativa delle città in tutto il mondo”. Città che tra 20 anni certamente dovranno trovare delle soluzioni alla popolazione crescente e al conseguente traffico insostenibile quotidiano. Tuttavia, la soluzione proposta dalle due aziende lascia qualche perplessità in termini di realizzazione logistica. Il problema principale, più che la realizzazione del veicolo, riguarderà la creazione di apposite piattaforme di atterraggio e decollo. Infatti, risulta complesso pensare ad un numero adeguato di piattaforme considerato l’attuale super affollato ed edificato complesso urbano delle grandi metropoli. Altre problematiche riguarderanno il costo del servizio e l’inquinamento acustico, ma su questi punti Youngho Chi ha anticipato che non sorgeranno problemi e che i trasporti avranno costi democratici e decrecenti nel tempo.

    IBM annuncia: raggiunto il Quantum Volume più alto di sempre

    L’installazione del computer quantistico Q System One al CES 2020 di Las Vegas.

    The Quantum Volume è un sistema di misura che determina la potenza di un quantum computer ed è un sistema fondamentale per determinare il cosiddetto Quantum Advantage, il vantaggio “competitivo” che i computer hanno rispetto ad un processorre tradizionale e quindi con prestazioni nella media. IBM ha annunciato ufficialmente l’espansione del proprio Q Network, una comunità globale che racchiude numerose organizzazioni in diversi settori e mercati.

    Annunciate anche alcune sperimentazioni già in corso al di fuori dell’ambito della ricerca. Delta Airlines, ad esempio, ha annunciato di aver avviato una partnership di 4 anni con il Q Network al fine di testare le potenzialità del quantum computing nel trasformare il viaggio dei clienti. Altra azienda che sta testando le immense potenzialità del Q Network è Daimler AG, la quale sta avviando delle ricerche al fine di superare il limite di durata delle batterie elettriche per i veicoli di trasporto. L’obiettivo è quello di costruire delle batterie di nuova generazione di zolfo-litio.

    Le novità Made in Italy

    FCA: le nuove Jeep elettriche e la nuova FIAT Centoventi

    La Fiat Centoventi al Salone Internazionale di Ginevra.

    Il gruppo italo-americano ha illustrato al CES le ultimissime novità tecnologiche relative al miglioramento dell’esperienza di guida e all’elettrificazione. Jeep ha presentato 3 modelli dotati di tecnologia plug-in. La strategia del marchio è quella di offrire entro il 2022 opzioni elettrificate su tutti i modelli della propria gamma.

    L’altra grande novità in casa FCA è stata la nuova Fiat Concept Centoventi, già presentata al pubblico lo scorso anno durante il Salone Internazionale dell’Automobile di Ginevra. La grande innovazione di questo nuovo modello è la completa possibilità di personalizzazione in qualsiasi momento il proprietario lo desideri; l’auto può essere verniciata mediante il programma 4U e gli esterni possono essere personalizzati scegliendo tra diverse opzioni. Persino gli interni sono intercambiabili e possono essere installati dall’utente in modalità plug and play sul cruscotto della macchina. Modulare è anche l’architettura delle batterie che consente di personalizzare l’autonomia dell’auto.

    La Centoventi è un nuovo modello di concept car che punta a concedere all’utente una flessibilità mai vista fino ad oggi; non sarà più necessario attendere per acquistare nuovi tipi di colori o strumenti per l’auto, sarà sufficiente modificare la propria auto in qualsiasi momento lo si desideri.

    Le grandi novità della domotica italiana

    Eccelle e in grande stile la multinazionale nostrana dei settori home automation, home security e smart home, Nice. L’azienda ha dato la possibilità ai visitatori di toccare con mano i propri prodotti e le innovazioni e si è aggiudicata, grazie all’ecosistema Yubii una nomination tra i finalisti per il CES Mark of Excellence Awards della Consumer Technology Association nella categoria Whole-House Control/System Management Product of the Year. L’ecosistema Yubii comprende tutta una serie di servizi per l’automazione completa della casa, dal controllo di porte, cancelli, garage e riscaldamento, fino al servizio di videosorveglianza e sicurezza, tutti servizi interamente integrabili con Google Home e Amazon Alexa. ll vero valore dei servizi Nice è l’alto grado di personalizzazione e la possibilità di connettere i vari prodotti tra loro, creando una sorta di interazione tra servizi di Smart Home, il tutto monitorabile comodamente via smartphone grazie all’app My Nice Welcome.

    Le startup italiane più promettenti

    Il dispositivo Tata.

    Cresce di anno in anno l’ecosistema startup italiano e con esso cresce il numero di startup italiane presenti al più grande evento dell’elettronica al mondo. Quest’anno erano 50 le startup del Bel Paese presenti al CES, tutte provenienti da settori differenti. A sottolineare la presenza di una nostra delegazione alla grande fiera è stato anche il nostro Ministro per l’Innovazione Paola Pisano. che ha colto l’occasione per presentare il nuovo Made.IT, un programma specifico di supporto a startup e PMI innovative italiane che abbiano come scopo lo sviluppo sociale e l’ecosostenibilità.

    Tra le 50 startup presenti abbiamo individuato quelle potenzialmente più promettenti. Di seguito riportiamo alcune di esse:

    1. SmartOsso: un vero e proprio osso dotato di sensori e chip in grado di controllare i parametri del proprio animale. In particolare, SmartOsso permette di misurare il ph salivare del proprio animale, di controllare la temperatura e la frequenza cardiaca. Il dispositivo è stato sviluppato dall’Università Mediterranea di Reggio Calabria.
    2. DiCeworld: dispositivo intelligente e di design che interagisce con l’utente attraverso segnali luminosi e gesti con la funzione principale di controllare i consumi in tempo reale fornendo all’utente l’indicazione visiva della situazione. DiCeworld fornisce persino indicazioni sulla qualità dell’aria, la salute delle piante e il rischio di allagamento o fughe di gas.
    3. Tata: un dispositivo antiabbandono dei bambini in auto. Il funzionamento è a batteria, è compatibili con tutti i seggiolini ed è dotato di intelligenza artificiale. Tramite bluetooth informa lo smartphone del genitore quando ci si sta allontanando lasciando il bambino seduto.
    4. Verse si propone come la prima piattaforma SaaS di intelligenza artificiale che permette a team di qualsiasi dimensione di costruire assistenti virtuali che utilizzino il Natural Language Processing in maniera semplice e collaborativa. Il target di Verse sono in particolare startup e scale-up che voglio rispondere in maniera completamente automatica alle domande poste dai propri clienti.
    5. Emoj: progetto spin-off nato nel 2017 dall’Università Politecnica delle Marcheè specializzato nella tecnologia di emotional analytics, ovvero la capacità di riconoscere le emozioni provate dalle persone. Alla base del sistema c’è un algoritmo proprietario, in grado, da delle semplici riprese, di interpretare, oltre al sesso e l’età, le emozioni e lo sguardo delle persone.
    6. Genuino: una vera e propria etichetta smart, in grado di riconoscere un oggetto, tracciarlo e validarlo, ai fini di conoscere la sua reale origine di appartenenza. Questo sistema permette di certificare l’originalità di numerosi prodotti a cui sono applicate etichette spesso non verificabili.
    7. Eatnmeet: piattaforma di social eating che unisce la cultura del cibo a quella del territorio circostante, creando delle vere e proprie esperienze culturali e culinarie immersive e condivise. L’obiettivo è quello di permettere ai viaggiatori di mangiare un piatto tipico a casa delle persone del luogo, interessate a conoscere turisti stranieri e a dialogarci.

     

     

     

  • 5 dic, Launch your UNICORN | Startup Challenge @Roma Tre University

    5 dic, Launch your UNICORN | Startup Challenge @Roma Tre University

    Quando? Giovedì 5 dicembre ore 16
    Dove? Facoltà di Economia Università degli Studi di Roma Tre aula 14

    Launch your UNICORN è l’evento finale della challenge omonima (challenge Launch your Unicorn) che metterà gli studenti alla prova sulla loro capacità di dare soluzione ad un problema, creandosi un’opportunità di mercato.

    Programma dell’evento:

    16.00 – 16.15: Saluti istituzionali e presentazione
    Riccardo Madrigali, Founder VGen
    Marco Della Seta, Executive Director VGen – Roma Tre

    16:15 – 17:00 ROUNDTABLE: “le fasi di sviluppo di una startup
    Alessandro Petrich, Open Innovation LVenture
    Andrea del Piaz, Responsabile Dock 3
    Riccardo Linares, Partnership Manager University – Campus Party
    Your CFO Academy

    17.15: presentazione challenge YourCFO Accademy

    17.30 – 18.30: pitch Challenge “Launch your Unicorn” con giuria formata dai partner dell’evento.

    Verrà data anche la possibilità di lasciare il CV a Startup Grind per possibili posizioni tra l’ecosistema startup.

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