Live webinar da non perdere per tutta la community of VGen.
In questa occasione incontreremo Davide D’Atri, Founder & CEO di Soundreef, la startup che ha messo fine al monopolio secolare della SIAE nel mercato dei diritti di autore. Quella di Soundreef è una storia incredibile di persone, grandi artisti, tenacia, ostacoli, sconfitte, successi, intrighi politici e tribunali.
Contenuti: • Cenni sulla formazione personale • Esperienze lavorative ed extralavorative prima di Soundreef • Nascita di Soundreef: dall’idea e il team, fino al go to market • Soundreef: prodotto, VP, tecnologia e vision • L’esperienza in accelerazione in Luiss Enlabs • L’espansione internazionale • La disputa con SIAE • Il futuro di Soundreef • Consigli ai giovani ascoltatori • Domande dal pubblico
L’Italia vanta una storia importante nelle attività spaziali. È tra i membri fondatori dell’Agenzia Spaziale Europea, è stata tra le prime nazioni al mondo a lanciare satelliti in orbita, ed oggi è la sesta potenza spaziale a livello internazionale. Oltre 600 imprese sono coinvolte nel settore, per un totale di 7mila addetti, impiegati in grandi imprese, PMI e startup.
The Space Economy è un’opportunità importante per l’Europa e per l’Italia. Gli stati europei possono fare la differenza in questo settore, ma per riuscirci devono collaborare e ragionare d’insieme. Il settore non ha un impatto economico soltanto sulle attività spaziali in quanto tali, ma può giocare un ruolo fondamentale nella riduzione dell’inquinamento e nel risparmio dell’energia, nonché favorire vari settori, dalle telecomunicazioni all’industria farmaceutica fino all’agricoltura di precisione.
L’Italia, che ha ospitato alla Fiera di Roma nel 2019 il New Space Economy Expoforum, punta oggi su scelte strategiche ed innovative, cercando di coinvolgere grandi investimenti per il proprio tessuto PMI e startup.7
Il ruolo delle PMI e delle startup nella Space Economy
Lo sviluppo globale di questo mercato ha destato l’attenzione di numerosi attori finanziari e industriali provenienti dal settore privato, in particolare dalla e-economy. Negli Stati Uniti, personaggi di spicco quali Jeff Bezos, Richard Branson, Elon Musk, Sergey Brin e Larry Page, sono quotidianamente impegnati nel finanziamento di grossi progetti aerospaziali.
L’Italia si scontra con una logica di mercato che è basata sul venture business. Questa realtà di mercato, se da un lato offre maggiore competitività, velocità e minori costi, dall’altro rischia di annientare la competizione in tanti paesi come il nostro che non riescono a reggere il passo di colossi dagli investimenti miliardari. Per questo, per essere più competitiva, l’Italia ha bisogno di un partenariato pubblico-privato che favorisca la crescita e lo sviluppo, limitando la burocrazia.
Numerose sono le PMI italiane negli ultimi anni hanno intrapreso nuove avventure spaziali, come nel caso di Avio, produttore di lanciatori spaziali, e di Forgital, gruppo specializzato nella produzione di anelli forgiati e laminati acquisito da Carlyle Group. Le medie imprese lasciano però largo spazio anche ad emergenti startup e aziende più piccole, più difficili da mappare ma essenziali nel settore.
Gli investimenti
I ricavi nel settore a livello nazionale si aggirano intorno ai 2,2 miliardi di euro all’anno, mentre su scala europea il totale è stimato intorno ai 50 miliardi.
Come si può leggere sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico, l’Italia ha definito un Piano Strategico per il 2020 che prevede investimenti per circa 4,7 miliardi di euro, di cui circa il 50% coperto con risorse pubbliche, tra nazionali e regionali. Il Piano, che si articola in 5 linee programmatiche, prevede anche un programma di telecomunicazioni satellitari chiamato Mirror GovSatCom, che ha l’obiettivo di realizzare un sistema di satelliti innovativo con caratteristiche di sicurezza, resilienza e affidabilità.
Per quanto riguarda la dimensione comunitaria, la Commissione europea ha investito, in partnership con la Banca europea per gli Investimenti, ben 200 milioni di euro, utilizzando il Fondo europeo per gli investimenti strategici (Feis). Metà di questi fondi andranno a finanziare il nuovo programma Ariane 6, che ha lo scopo di mantenere alto il livello concorrenziale dell’Ue sul mercato dei satelliti. Per quanto riguarda la restante parte, andrà a finanziare fondi di Venture Capital focalizzati sulle tecnologie spaziali, sulla base di un programma denominato InnovFin Space Equity Pilot.
E il primo fondo ad essere stato selezionato dal Feis è proprio italiano: Primo Space, fondo italiano early stage diretto da Gianluca Dettori che investe in tecnologie spaziali. Con un target di 80 milioni di euro (di cui 30 ricevuti dall’Ue), Primo Space sarà tra i primi fondi di trasferimento tecnologico focalizzati solo sulle tecnologie spaziali nella Ue e il primo in Italia.
Impatto del Covid-19 sul settore
La crisi economica globale dovuta al Covid-19 sta già producendo le prime vittime nel settore della Space Economy. È il caso di OneWeb, società che costruisce satelliti in orbita terrestre bassa con una rete di stazioni gateway globali, la quale è stata travolta in pieno dalla crisi e difficilmente riuscirà a superare un periodo di grave crisi come quello che si prospetta.
Per l’Italia, si possono immaginare due scenari post-Covid. Il primo vedrebbe una lenta ripartenza ma con danni non particolarmente rilevanti se non per una serie di attività industriale connesse al settore. L’alternativa pessimistica, invece, propone danni irreversibili al settore con un taglio netto delle risorse pubbliche stanziate dalla politica. Al solito, tutto dipenderà dall’intervento pubblico, soprattutto in un settore di ricerca e sviluppo come questo, che si basa per larga parte su budget nazionali e internazionali.
Gabriele Gresta, Founder di Hyperloop TT, ha annunciato ufficialmente a Roma il debutto della sua futuristica azienda in Italia. La nuova società si sta già mettendo all’opera per realizzare 6 tratte ad altissima velocità; entro la fine di febbraio, terminata una prima fase di colloqui istituzionali con istituzioni nazionali e locali, inizieranno gli studi di fattibilità che vedranno coinvolte aziende, enti di ricerca, università e grandi aziende. Al momento la società dialoga con Fs, Anas e Trenord e avrà sede istituzionale a Roma, mentre l’operativa a Milano. Gresta ha annunicato che i tempi di realizzazione saranno relativamente brevi e che il modello sarà quello del consorzio: la società porta solamente la tecnologia ma saranno poi i partner locali ad occuparsi della fase operativa e di sviluppo.
Parte quindi ora il toto-tratte per capire quali saranno le 6 linee di cui finora si parla. Al momento le più concrete sembrerebbero la Verona-Trieste e la Milano Malpensa-Milano Cadorna ma si vocifera anche di una possibile linea sottomarina che colleghi Corsica e Sardegna. Tuttavia, pare che ci sarà attenzione anche per buona parte del sud-Italia avendo l’azienda già incontrato i Presidenti delle regioni Puglia, Sicilia e Basilicata.
Ma scopriamo come funziona e a che punto di realizzazione è questa tecnologia fantascientifica.
L’idea, come sappiamo, nasce tra il 2012 e il 2013 da Elon Musk, il quale sognava di trasportare i passeggeri all’interno di un tubo a bassa pressione e per levitazione magnetica, la quale permetterebbe ad un lungo e unico vagone di “scivolare” a velocità elevatissime (circa 1.200 km/h) e senza generare alcun impatto ambientale. Dall’idea visionaria di Musk è poi partita la competizione mondiale alla realizzazione effettiva dei primi Hyperloop. Le aziende coinvolte sono la The Boring Company (azienda dello stesso Musk), la startup Hyperloop Transportation Technologies e la Virgin Hyperloop One, del fondatore di Virgin Richard Branson. Il progetto italiano, come già sottolineato, sarà portato avanti da HTT, società che sembra avere sulle altre un vantaggio competitivo avendo sviluppato un nuovo materiale composito ultraleggero per la realizzazione del treno chiamato Vibranium. Questo materiale, oltre ad essere più leggero e manegevole, ha molta più resistenza dell’acciaio e permette persino di trasmettere informazioni sulla temperatura, la stabilità e l’integrità del veicolo.
Tuttavia, non saranno la HTT o Musk a realizzare il primo Hyperloop di sempre, bensì la Virgin, la quale sta lavorando sulla prima tratta di sempre che collegherà Abu Dhabi a Dubai. Saranno quindi gli Emirati Arabi il primo Paese a poter vantare questa tecnologia: il treno collegherà le due città in 12 minuti (oggi ci vuole un’ora e mezza) alla velocità di 1.200 km/h e sarà alimentato interamente con un sistema solare ed elettromagnetico. Il vagone unico non avrà finestrini ma soltanto schermi digitali e sarà fornito di tutti i comfort possibili. Il sistema municipale dei trasporti di Dubai, che ha collaborato nella realizzazione del progetto, stima che il nuovo sistema trasporterà una media a regime di 3.400 persone ogni ora. I costi saranno inizialmente molto elevati ma scenderanno nel tempo diventando sempre più accessibili. L’Hyperloop di Virgin è già stato presentato nel marzo del 2019 ma è chiaramente ancora in fase di test. La Virgin ha tuttavia sottolineato che sarà tutto pronto per l’edizione 2020 dell’Expò di Dubai, evento che segnerà quindi il lancio degli Hyperloop nel mondo.
Per quanto riguarda invece il progetto di Elon Musk e della sua Boring, l’obiettivo è costruire un Hyperloop sotterraneo che parta da Washington e arrivi fino a Baltimora, Philadelfia e New York, con un tempo di percorrenza totale di 26 minuti.
La HTT sembra dal suo canto molto interessata a sviluppare una rete di distribuzione tecnologica in Europa per differenziarsi dai suoi competitor. In Italia si pensa di utilizzare per lo sviluppo della nuova rete i binari e le strade esistenti, e i corridoi di 20 metri che le ferrovie hanno già in concessione a fianco delle attuali linee.
Non ci resta che aspettare l’inizio dei lavori! Una grande occasione per il Paese per rilanciare le infrastrutture e gli investimenti ad esse connessi.
Qualcuno sapeva che in Cina fosse maledettamente difficile accedere a Facebook, Linkedin, Instagram, Twitter e qualsiasi altro servizio social che noi utilizziamo quotidianamente? Soltanto tramite l’installazione di una vpn si riesce ad accedere ai nostri social network ed è questo il motivo per cui, approdando in Cina, viene consigliato di scaricare WeChat, l’app che rappresenta praticamente l’unico modo digitale per comunicare all’interno del paese. Probabilmente tutti avranno sentito parlare di questa famosa app ma non sempre ci si è chiesti quali siano tutte le funzionalità che essa svolge.
WeChat è il sogno (inarrivabile) di tutti i Big Tech: permette di interagire a livello social, di effettuare pagamenti, di acquistare e persino di svolgere le pratiche comunali. Si tratta di un’app che porta all’estremo la digitalizzazione della vita digitale e di tutte le pratiche analogiche come gli acquisti, il pagamento delle bollette, la prenotazione per eventi e altro. All’utente non è richiesto nessun tipo di pagamento monetario, bensì un pagamento in termini di dati concessi alla piattaforma. WeChat ha un po’ le caratteristiche di tutte le app da noi usate quotidianamente messe insieme; ha le funzionalità di messaggistica istantanea come Whatsapp and Telegram, perrmette di fare video come su TikTok, ha le stesse funzioni social di Facebook e Instagram, ha il car sharing integrato di Uber, permette di ordinare qualsiasi cosa come Glovo and JustEat, ha un enorme marketplace, ha un sistema di pagamento interno utilizzato in praticamente qualsiasi attività cinese e, oltre tutto questo, ha numerosissime funzionalità di servizi pubblici online. Insomma, letteralmete un’app con cui poter effettuare qualunque cosa.
Una schermata del sistema di messaggistica istantaneo di WeChat.
Formalmente WeChat è stata fondata nel 2011 da un progetto del colosso Tencent, ma nel concreto la popolazione cinese è praticamente obbligata ad utilizzarla, tanto che tende ad identificarsi praticamente come una vera e propria app dello Stato. Ad oggi il numero di utenti utilizzatori è di oltre 1 miliardo, cifra piuttosto lontana dai numeri di Whatsapp e Facebook ma comunque superiore rispetto ad esempio ad Instagram e ad altre app. Quello che però è impressionante è il livello di utilizzo dell’app: si pensi che in Italia la durata media di utilizzo dei social è di circa 2 ore, mentre WeChat in Cina è utlizzata in media 4 ore al giorno. Questo dato da una dimensione di quanti dati personali passino ogni giorno sulla piattaforma.
Da qui tutta una serie di considerazioni orwelliane riguardo il rapporto tra l’azienda di Tencent e il governo cinese, sulle quali però non si sa molto. Teoricamente, WeChat è un’app disponibile in tutto il mondo anche se il suo utilizzo al di fuori della Cina è praticamente nullo. Oltre questo, la versione cinese di WeChat si chiama in realtà Weixin e ha alcune differenze rispetto alla versione tradizionale. L’azienda ha giustificato questa versione differente con “motivazioni legali di Stato“, anche se dubbi e perplessità permangono in tal senso.
Alcuni mesi fa in occasione del trentennale degli eventi di piazza Tienanmen di Pechino, il giornalista della BBC, Stephen McDonell, ha postato alcune foto della manifestazione e alcuni cittadini cinesi hanno interagito. Immediatamente WeChat ha bloccato l’account del giornalista per “voci maliziose”, e McDonell, per sbloccare il proprio profilo, ha dovuto “ammettere” di essere in torto tramite l’app e persino ripetere e a voce e davanti alla fotocamera alcune frasi citate dall’app. Insomma, WeChat si è presa timbro vocale e impronta facciale dell’utente.
A gridare al complotto a volte ci si prende…
The CES (Consumer Electronic Shows) è una grandissima fiera internazionale dell’elettronica di consumo organizzata ogni anno dalla Consumer Technology Association statunitense al Las Vegas Convention Center nel mese di gennaio. Si tratta di uno degli appuntamenti più importanti del mondo per quanto riguarda il mercato dell’hi-tech ed è quindi un grande palcoscenico per le società più tecnologiche e per le startup. Anche quest’anno, all’edizione conclusasi il 10 gennaio, non sono mancate numerose novità, destinate a sconvolgere la nostra vita quotidiana per gli anni a venire. Andiamo dunque a vedere quali sono state le più importanti novità della prima edizione degli anni ’20.
Apple presente a tutela della privacy
Jane Horvath, Senior Director Responsabile Global Privacy Apple Inc.
La multinazionale di Cupertino non partecipava al CES da ben 28 anni, abituata, come da tradizione annuale, a presentare i propri prodotti nei propri spazi di Apple Park in un periodo dell’anno diverso. Quest’anno non ha rappresentato un’eccezione in tal senso; Apple non ha presentato nessun nuovo Mac, iPhone o iPad, ma ha limitato la sua partecipazione ad alcuni spazi espositivi strategici in termini di brand e alla discussione ad un panel interamente incentrato sulla privacy e la tutela del consumatore. Al panel ha preso parte Jane Horvath, Senior Director Responsabile Global Privacy, la quale ha lodato le iniziative della sua azienda a tutela della privacy e difeso la posizione di Apple rispetto alle tecnologie di cifratura hardware. La linea dell’azienda, come sottolineato da Horvath, è quella di tenere i dati degli utenti offuscati e persino di impedire, in caso di furti, che altre persone possano avere in qualche modo accesso alle informazioni personali del proprietario. La manager ha sottolineato come ci sia un team di lavoro concentrato unicamente sul rispondere alle esigenze delle forze dell’ordine, seppur non sia supportata l’idea di una backdoor (porta di accesso secondaria) che consenta l’accesso a terzi.
La partecipazione di Apple a questo panel non è in realtà casuale bensì mirata e strategica. Hovarth, nonostante la giovane età, ha un ruolo manageriale molto importante affidatole da Tim Cook: sorvegliare Apple e assicurarsi che rispetti le leggi mondiali sulla privacy. Gli sforzi dell’azienda di Cupertino possono intuirsi anche dalle numerosissime dichiarazioni e dalle campagne di marketing, sempre più incentrate sul far sentire il cliente sicuro e tutelato. Non è un caso dunque il ritorno di Apple al CES di Las Vegas in questa veste istituzionale, in un momento in cui tutte le big tech sono colpite da inchieste sulla privacy da istituzioni garanti americane e soprattutto europee.
Hyundai/Uber: i taxi volanti per spostarsi in città
Una riproduzione del progetto dei nuovi taxi volanti di Hyundai.
Si tratta probabilmente della novità più grande dell’intera fiera, o quanto meno della più appariscente. Youngho Chi, Chief Innovation Officer di Hyundai, ha presentato gli S-A1, dei taxi volanti, simili a piccoli veicoli ad eliche, della lunghezza variabile tra i 4 e i 6 metri, che si muoveranno a guida autonoma nei cieli delle grandi metropoli e atterreranno su delle apposite piattaforme costruite in hub appositi. Non si tratta del primo progetto di taxi volante ad essere presentato; già nel 2017 la stessa Uber presentò Uber Air, un servizio di taxi volante che dovrebbe risultare operativo in alcune città quali Los Angeles, Dallas e Melbourne già a partire dal 2023. Eric Allison, uno dei manager di Uber, ha comunque voluto sottolineare: “non siamo un’azienda che produce velivoli e non vogliamo diventarlo, noi vogliamo essere la piattaforma operativa delle città in tutto il mondo”. Città che tra 20 anni certamente dovranno trovare delle soluzioni alla popolazione crescente e al conseguente traffico insostenibile quotidiano. Tuttavia, la soluzione proposta dalle due aziende lascia qualche perplessità in termini di realizzazione logistica. Il problema principale, più che la realizzazione del veicolo, riguarderà la creazione di apposite piattaforme di atterraggio e decollo. Infatti, risulta complesso pensare ad un numero adeguato di piattaforme considerato l’attuale super affollato ed edificato complesso urbano delle grandi metropoli. Altre problematiche riguarderanno il costo del servizio e l’inquinamento acustico, ma su questi punti Youngho Chi ha anticipato che non sorgeranno problemi e che i trasporti avranno costi democratici e decrecenti nel tempo.
IBM annuncia: raggiunto il Quantum Volume più alto di sempre
L’installazione del computer quantistico Q System One al CES 2020 di Las Vegas.
The Quantum Volume è un sistema di misura che determina la potenza di un quantum computer ed è un sistema fondamentale per determinare il cosiddetto Quantum Advantage, il vantaggio “competitivo” che i computer hanno rispetto ad un processorre tradizionale e quindi con prestazioni nella media. IBM ha annunciato ufficialmente l’espansione del proprio Q Network, una comunità globale che racchiude numerose organizzazioni in diversi settori e mercati.
Annunciate anche alcune sperimentazioni già in corso al di fuori dell’ambito della ricerca. Delta Airlines, ad esempio, ha annunciato di aver avviato una partnership di 4 anni con il Q Network al fine di testare le potenzialità del quantum computing nel trasformare il viaggio dei clienti. Altra azienda che sta testando le immense potenzialità del Q Network è Daimler AG, la quale sta avviando delle ricerche al fine di superare il limite di durata delle batterie elettriche per i veicoli di trasporto. L’obiettivo è quello di costruire delle batterie di nuova generazione di zolfo-litio.
Le novità Made in Italy
FCA: le nuove Jeep elettriche e la nuova FIAT Centoventi
La Fiat Centoventi al Salone Internazionale di Ginevra.
Il gruppo italo-americano ha illustrato al CES le ultimissime novità tecnologiche relative al miglioramento dell’esperienza di guida e all’elettrificazione. Jeep ha presentato 3 modelli dotati di tecnologia plug-in. La strategia del marchio è quella di offrire entro il 2022 opzioni elettrificate su tutti i modelli della propria gamma.
L’altra grande novità in casa FCA è stata la nuova Fiat Concept Centoventi, già presentata al pubblico lo scorso anno durante il Salone Internazionale dell’Automobile di Ginevra. La grande innovazione di questo nuovo modello è la completa possibilità di personalizzazione in qualsiasi momento il proprietario lo desideri; l’auto può essere verniciata mediante il programma 4U e gli esterni possono essere personalizzati scegliendo tra diverse opzioni. Persino gli interni sono intercambiabili e possono essere installati dall’utente in modalità plug and play sul cruscotto della macchina. Modulare è anche l’architettura delle batterie che consente di personalizzare l’autonomia dell’auto.
La Centoventi è un nuovo modello di concept car che punta a concedere all’utente una flessibilità mai vista fino ad oggi; non sarà più necessario attendere per acquistare nuovi tipi di colori o strumenti per l’auto, sarà sufficiente modificare la propria auto in qualsiasi momento lo si desideri.
Le grandi novità della domotica italiana
Eccelle e in grande stile la multinazionale nostrana dei settori home automation, home security e smart home, Nice. L’azienda ha dato la possibilità ai visitatori di toccare con mano i propri prodotti e le innovazioni e si è aggiudicata, grazie all’ecosistema Yubii una nomination tra i finalisti per il CES Mark of Excellence Awards della Consumer Technology Association nella categoria Whole-House Control/System Management Product of the Year. L’ecosistema Yubii comprende tutta una serie di servizi per l’automazione completa della casa, dal controllo di porte, cancelli, garage e riscaldamento, fino al servizio di videosorveglianza e sicurezza, tutti servizi interamente integrabili con Google Home e Amazon Alexa. ll vero valore dei servizi Nice è l’alto grado di personalizzazione e la possibilità di connettere i vari prodotti tra loro, creando una sorta di interazione tra servizi di Smart Home, il tutto monitorabile comodamente via smartphone grazie all’app My Nice Welcome.
Le startup italiane più promettenti
Il dispositivo Tata.
Cresce di anno in anno l’ecosistema startup italiano e con esso cresce il numero di startup italiane presenti al più grande evento dell’elettronica al mondo. Quest’anno erano 50 le startup del Bel Paese presenti al CES, tutte provenienti da settori differenti. A sottolineare la presenza di una nostra delegazione alla grande fiera è stato anche il nostro Ministro per l’Innovazione Paola Pisano. che ha colto l’occasione per presentare il nuovo Made.IT, un programma specifico di supporto a startup e PMI innovative italiane che abbiano come scopo lo sviluppo sociale e l’ecosostenibilità.
Tra le 50 startup presenti abbiamo individuato quelle potenzialmente più promettenti. Di seguito riportiamo alcune di esse:
SmartOsso: un vero e proprio osso dotato di sensori e chip in grado di controllare i parametri del proprio animale. In particolare, SmartOsso permette di misurare il ph salivare del proprio animale, di controllare la temperatura e la frequenza cardiaca. Il dispositivo è stato sviluppato dall’Università Mediterranea di Reggio Calabria.
DiCeworld: dispositivo intelligente e di design che interagisce con l’utente attraverso segnali luminosi e gesti con la funzione principale di controllare i consumi in tempo reale fornendo all’utente l’indicazione visiva della situazione. DiCeworld fornisce persino indicazioni sulla qualità dell’aria, la salute delle piante e il rischio di allagamento o fughe di gas.
Tata: un dispositivo antiabbandono dei bambini in auto. Il funzionamento è a batteria, è compatibili con tutti i seggiolini ed è dotato di intelligenza artificiale. Tramite bluetooth informa lo smartphone del genitore quando ci si sta allontanando lasciando il bambino seduto.
Verse si propone come la prima piattaforma SaaS di intelligenza artificiale che permette a team di qualsiasi dimensione di costruire assistenti virtuali che utilizzino il Natural Language Processing in maniera semplice e collaborativa. Il target di Verse sono in particolare startup e scale-up che voglio rispondere in maniera completamente automatica alle domande poste dai propri clienti.
Emoj: progetto spin-off nato nel 2017 dall’Università Politecnica delle Marche, è specializzato nella tecnologia di emotional analytics, ovvero la capacità di riconoscere le emozioni provate dalle persone. Alla base del sistema c’è un algoritmo proprietario, in grado, da delle semplici riprese, di interpretare, oltre al sesso e l’età, le emozioni e lo sguardo delle persone.
Genuino: una vera e propria etichetta smart, in grado di riconoscere un oggetto, tracciarlo e validarlo, ai fini di conoscere la sua reale origine di appartenenza. Questo sistema permette di certificare l’originalità di numerosi prodotti a cui sono applicate etichette spesso non verificabili.
Eatnmeet: piattaforma di social eating che unisce la cultura del cibo a quella del territorio circostante, creando delle vere e proprie esperienze culturali e culinarie immersive e condivise. L’obiettivo è quello di permettere ai viaggiatori di mangiare un piatto tipico a casa delle persone del luogo, interessate a conoscere turisti stranieri e a dialogarci.
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