Come ci insegnano la teoria della zona di sviluppo prossimale dello psicologo Vygotsky e quella dell’apprendimento sociale di Bandura, fin dalla tenera infanzia impariamo attraverso l’interazione con l’ambiente. In particolare, grazie alla condivisione con gli altri di spazi e scambi che ci consentono di crescere e migliorarci. Il percorso che dall’Open Innovation ci permette di arrivare alla Shared Innovation segue gli stessi passi: si tratta di una nuova tipologia d’innovazione che vede il suo fulcro proprio nella condivisione e nelle opportunità di crescita offerte.
Per comprendere fino in fondo questo passaggio, occorre fare un passo indietro e andare all’inizio del percorso. E’ importante comprendere cosa lo rende possibile e quali sono i vantaggi per le aziende.
La prima tappa di questo percorso è la comprensione di ciò che si intende per ‘Open Innovation’. Si tratta di un concetto figlio degli anni Zero, più precisamente teorizzato nel 2003 dall’economista Henry Chesbrough. Un paradigma che mette al centro lo sviluppo tecnologico, affermando che:
«Le imprese possono e devono fare ricorso a idee esterne e interne, accedendo con percorsi interni ed esterni ai mercati per progredire nelle loro competenze tecnologiche».
Difatti, l’innovazione aperta si basa sull’andare oltre i confini del proprio business talvolta ispirandosi all’attività di altri attori economici per trovare nuove idee e approcci al mercato.
Cambiando il paradigma dell’innovazione dal tradizionale modello chiuso, che si basava sull’integrazione verticale, le imprese non si limitano più ad innovare internamente. Al contrario, ora considerano tutto ciò che proviene dall’esterno come un’opportunità. Vedono nel flusso di conoscenza in entrata una fonte di ispirazione per intraprendere nuove strade e per modificare processi e comportamenti fino a quel momento considerati funzionali. Questo nuovo approccio mira a raggiungere il cuore degli stakeholder e, soprattutto, a favorire la crescita del portafogli aziendale.
Fare Open Innovation, infatti, può essere visto come una vera e propria ‘presa di coscienza’ delle imprese nei confronti dell’ambiente esterno: prendere atto che idee migliori e all’avanguardia sono in grado di apportare un enorme valore a determinati business e alle proprie comunità di riferimento, è l’input necessario per imparare a muoversi in nuove direzioni.
Ciò costituisce una delle due tipologie di Open Innovation, quella ‘outside-in’; cosa accade quando però è il nostro business a essere d’ispirazione per gli altri? La risposta sta nella seconda tipologia, quella ‘inside-out’, che consiste nell’apertura verso l’esterno attraverso la concessione di conoscenze poco o per niente utilizzate da altri attori del mercato, permettendogli di sfruttarle nella propria attività.
Tuttavia, va riconosciuto che quest’ultima nasconde un limite intrinseco: aprirsi all’esterno, mettere a disposizione una parte del proprio know-how per permettere ad altri di fare un passo in avanti, presuppone che alla base vi sia la volontà, puramente altruista, di mettere da parte la competizione e la paura di essere surclassati, ponendo in primo piano il beneficio della comunità.
2. Un ingrediente essenziale: la cultura aziendale aperta al cambiamento
Nella società attuale, sempre più contaminata da concetti come la responsabilità sociale d’impresa, fare innovazione per un’impresa è di vitale importanza. Ma non basta.
Interiorizzare e passare, di conseguenza, dall’essere ‘semplici’ attori economici all’essere anche attori sociali, richiede delle consapevolezze. Stringere un legame a doppio filo con la comunità di riferimento non è soltanto una necessità, ma uno step fondamentale.
Infatti, l’innovazione consente alle imprese di crescere, ma affinché ciò avvenga, è necessario che anche le mentalità che le accompagnano cambino e progrediscano. In alcuni casi, ciò comporta una forte spinta per mutare la cultura organizzativa dell’impresa, con il punto focale rappresentato dalla volontà di adottare nuove idee e sperimentare soluzioni innovative. Questo processo coinvolge, naturalmente, tutti i dipendenti nell’implementazione costante di tali cambiamenti.
In questo contesto, assume un’importanza cruciale la creazione e la cura di reti di collaborazione. È evidente che quando l’ambiente di lavoro presenta un atteggiamento proattivo, ogni dipendente sarà stimolato ad intraprendere nuove strade e ad abbracciare il cambiamento con entusiasmo.
La Shared Innovation può essere considerata come una modalità più avanzata con cui avviare collaborazioni strategiche di lungo periodo. Rispetto all’Open Innovation, l’innovazione condivisa abbraccia sia il concetto di sostenibilità che di cooperazione puntando alla costruzione di una rete di attori economici e non, che attraverso l’integrazione di differenti risorse siano in grado di creare valore per ogni componente della comunità dell’innovazione, costituita grazie a questi processi. In altre parole, si persegue la creazione di valore reciproco tra le varie organizzazioni coinvolte.
Essa si basa su cinque principi chiave:
1️⃣ Diversità: una comunità dell’innovazione non può progredire se per prima non apre le sue porte a potenziali membri con background, storie e culture differenti, atti a favorire un allargamento di prospettive e nuovi punti di vista;
2️⃣ Interdipendenza: ogni membro di una comunità deve essere consapevole che il mutuo scambio e confronto con l’altro lo aiutano a crescere e migliorarsi;
3️⃣ Piena partecipazione tra i membri: ogni partecipante deve impegnarsi al massimo per far sì che la comunità possa prosperare e, di conseguenza, apportare valore a tutti da più angolazioni;
4️⃣ Generazione e selezione delle idee: per innovare bisogna saper elaborare soluzioni che portino alla crescita della comunità, scegliendo quelle che consentano di passare dalla teoria alla pratica;
5️⃣ Clima favorevole all’innovazione: l’innovazione è resa possibile soltanto se alla sua base vi è una reale volontà di crescere.
In conclusione, l’innovazione è profondamente radicata nella natura sociale delle relazioni tra individui e organizzazioni all’interno di una rete. L’equilibrio tra legami forti e deboli, basato sulla fiducia reciproca, gioca un ruolo chiave nel favorire l’innovazione.
È importante ricordare che non esistono reti ottimali, ma la coesistenza e l’interazione tra organizzazioni con diversi tipi di legami possono portare a risultati sorprendenti. Mantenendo sempre l’attenzione sul bene della comunità nel suo complesso e unendo le forze per perseguire obiettivi comuni, si crea una cultura di condivisione, ascolto e collaborazione che conduce al cambiamento nel mondo delle imprese.
Questa nuova cultura alimenta la creatività e favorisce il trovare soluzioni innovative e superiori, superando i limiti preesistenti. In questo contesto, l’innovazione si libera da confini restrittivi, aprendo la strada a un futuro in cui le idee possono prosperare e contribuire al progresso in modo significativo.


