Il Mercato sulle “Montagne Russe”

A seguito dell’esplicita invasione russa dell’Ucraina del 24 febbraio 2022, sono arrivate le prime contromisure europee e statunitensi sotto forma di sanzioni economiche. L’ obiettivo  è escludere il paese dall’accesso ai mercati finanziari internazionali, provocando il crollo della valuta russa e l’aumento dell’inflazione, in modo da indebolirlo finanziariamente e rendere difficile il finanziamento delle operazioni militari.

Le sanzioni

Sarà impedito alla Banca Centrale Russa l’accesso al dollaro e all’euro, per evitare che possa rifinanziare il debito delle banche commerciali con valute forti; allo stesso modo non potrà chiedere finanziamenti in dollari o euro alle banche centrali di altri paesi e conseguentemente incrementare le proprie riserve in valuta estera.

In seguito alla riunione straordinaria con i rappresentanti Ministri degli esteri degli stati appartenenti al circuito, è stato limitato l’accesso al sistema dei pagamenti interbancari SWIFT in aggiunta all’impedimento di effettuare operazioni in euro e dollaro. Conseguentemente a tali misure le due maggiori banche russe, Sberbank e Vtb (che detengono rispettivamente 350 e 214 miliardi di dollari di debito russo) hanno visto la loro capitalizzazione di mercato crollare a picco poiché ormai di fatto tagliate fuori dal sistema dei pagamenti e dai mercati finanziari occidentali.

Inoltre, l’agenzia di rating Standard & Poor’s ha declassato i titoli di stato russi a C, causando il crollo del loro valore e considerando lo stato sempre più vicino al rischio default con output negativo. Il 7/03 Putin ha varato un decreto che permette di ripagare il credito delle obbligazioni in valuta estera in rubli, decisione che non tiene conto di tutte le specifiche regolamentazioni del mercato e che quindi potrebbe rivelarsi non efficace quanto sperato.

La risposta russa

Nelle ore successive a tali sanzioni, c’è stata una vera e propria (prevedibile) corsa agli sportelli, che ha contribuito a portare ulteriore sfiducia nel sistema bancario russo e nel rublo. 

Per porre rimedio provvisoriamente, la Banca Centrale Russa ha iniziato a stampare moneta per rispondere alla forte domanda, ma per quanto tale mossa sia risultata utile nel breve termine, ha inevitabilmente innescato un circolo di iperinflazione e un significativo deprezzamento del rublo, che finora ha perso quasi il 30%, portando alla chiusura delle contrattazioni alla borsa di Mosca dal 28 febbraio ad oggi ( 11/03), anche se questo non ha fermato azioni e titoli russi contrattati in altri exchange dal perdere rapidamente valore.

In risposta alle prime avvisaglie di crescente inflazione, la banca centrale russa ha aumentato il suo tasso di interesse dal 9,5% al 20% con una decisione di emergenza, affermando che “le condizioni esterne per l’economia russa sono cambiate drasticamente”. Il rublo è crollato de 29% dopo che il presidente russo Vladimir Putin ha messo in allerta le sue forze nucleari e Stati Uniti, Europa e Regno Unito hanno scatenato sanzioni volte a tagliare il paese fuori dal sistema finanziario globale.

La “bank run” presso uno sportello della Sberbank.

Il Dipartimento di Stato e il Dipartimento del Tesoro americano ha deciso di colpire direttamente gli oligarchi russi, congelando i conti e assets off shore di circa due dozzine di miliardari, con la speranza che questa pressione si converta in azioni concrete da parte loro per convincere Putin ad abbandonare l’assedio.

Le mosse dei privati

Mosca viene spinta ulteriormente ai margini dei mercati mondiali dopo le mosse di ulteriori attori non istituzionali: la Norvegia ha dichiarato che il suo fondo petrolifero da 1,3 trilioni di dollari (il più grande fondo sovrano del mondo), congelerà i suoi investimenti nelle aziende russe e inizierà a disinvestire dal paese. 

Inoltre, BP (il gruppo energetico britannico), ha affermato che avrebbe ceduto la partecipazione del 20% nella compagnia petrolifera statale russa Rosneft che deteneva dal 2013 e altre grandi compagnie occidentali hanno posto fine alle partnership russe, contribuendo al “dump” generale degli strumenti finanziari russi.

Numerose multinazionali (McDonalds, H&M, Microsoft, Volkswagen) hanno deciso di chiudere sedi, uffici, negozi e fermare le vendite dei loro prodotti in Russia.

Cosa fare come investitori

Il crollo del mercato russo ha prevedibilmente impattato il mercato globale, creando non poca paura negli investitori che si sono visti il portafoglio in rosso da un momento all’altro.

Gli accorgimenti da tenere a mente nella costruzione di un portafoglio equilibrato, sono adatti per non trovarsi impreparati in qualsiasi situazione politica, economica o emergenza locale che possa alterare di molto il mercato.

Il 25-30% del portafoglio dovrebbe essere composto dai seguenti asset:

  • obbligazioni a breve termine che sostanzialmente replicano la liquidità, meglio se in valuta di riserva come il Dollaro;
  • l’oro, storico bene rifugio;
  • ETF posizionati short su S&P 500 o sul VIX (strumenti da utilizzare con cura e acquistare quando si avverte fear nel mercato);
  • commodities, che in situazioni inflazionistiche esprimono il loro pieno potenziale.

L’elemento psicologico inoltre non è da sottovalutare: in un portafoglio in perdita avere degli asset in positivo scaturisce un buon meccanismo di auto-rassicurazione nei confronti  della strategia adottata. Non tutti gli strumenti elencati possono difendere però dalle opzioni quali le Margin Call, che spingono tutti gli assets in negativo a causa della mancanza di liquidità sui mercati, situazione tuttavia di perdite temporanee.

Infatti dal grafico dell’ ETF IShares MSCI World:

Fonte: Borsa Italiana


È evidente come il trend sia ancora rialzista e sia avvenuto immediatamente un piccolo rimbalzo. Potrebbe essere l’occasione per investire quella liquidità residua in portafoglio su titoli che, trainati dall’andamento negativo di breve termine del mercato, dovessero raggiungere livelli inferiori al proprio fair value.

Ovviamente la situazione è tutta in divenire e bisognerà osservare con attenzione le prossime mosse politiche e le ripercussioni dovute alle sanzioni previste da parte degli Stati Occidentali nei confronti della Russia.

A cura di Vincenzo Montaruli e Giordano Antonini del VGen Finance Hub ✍️
Revisionato da Aurora Nardone

Fonti