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  • Il ruolo dell’Italia nella Space Economy

    Il ruolo dell’Italia nella Space Economy

    L’Italia vanta una storia importante nelle attività spaziali. È tra i membri fondatori dell’Agenzia Spaziale Europea, è stata tra le prime nazioni al mondo a lanciare satelliti in orbita, ed oggi è la sesta potenza spaziale a livello internazionale. Oltre 600 imprese sono coinvolte nel settore, per un totale di 7mila addetti, impiegati in grandi imprese, PMI e startup.

    La Space Economy è un’opportunità importante per l’Europa e per l’Italia. Gli stati europei possono fare la differenza in questo settore, ma per riuscirci devono collaborare e ragionare d’insieme. Il settore non ha un impatto economico soltanto sulle attività spaziali in quanto tali, ma può giocare un ruolo fondamentale nella riduzione dell’inquinamento e nel risparmio dell’energia, nonché favorire vari settori, dalle telecomunicazioni all’industria farmaceutica fino all’agricoltura di precisione.

    L’Italia, che ha ospitato alla Fiera di Roma nel 2019 il New Space Economy Expoforum, punta oggi su scelte strategiche ed innovative, cercando di coinvolgere grandi investimenti per il proprio tessuto PMI e startup.7

    Il ruolo delle PMI e delle startup nella Space Economy

    Lo sviluppo globale di questo mercato ha destato l’attenzione di numerosi attori finanziari e industriali provenienti dal settore privato, in particolare dalla e-economy. Negli Stati Uniti, personaggi di spicco quali Jeff Bezos, Richard Branson, Elon Musk, Sergey Brin e Larry Page, sono quotidianamente impegnati nel finanziamento di grossi progetti aerospaziali.

    L’Italia si scontra con una logica di mercato che è basata sul venture business. Questa realtà di mercato, se da un lato offre maggiore competitività, velocità e minori costi, dall’altro rischia di annientare la competizione in tanti paesi come il nostro che non riescono a reggere il passo di colossi dagli investimenti miliardari. Per questo, per essere più competitiva, l’Italia ha bisogno di un partenariato pubblico-privato che favorisca la crescita e lo sviluppo, limitando la burocrazia.

    Numerose sono le PMI italiane negli ultimi anni hanno intrapreso nuove avventure spaziali, come nel caso di Avio, produttore di lanciatori spaziali, e di Forgital, gruppo specializzato nella produzione di anelli forgiati e laminati acquisito da Carlyle Group. Le medie imprese lasciano però largo spazio anche ad emergenti startup e aziende più piccole, più difficili da mappare ma essenziali nel settore.

    Gli investimenti

    I ricavi nel settore a livello nazionale si aggirano intorno ai 2,2 miliardi di euro all’anno, mentre su scala europea il totale è stimato intorno ai 50 miliardi.

    Come si può leggere sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico, l’Italia ha definito un Piano Strategico per il 2020 che prevede investimenti per circa 4,7 miliardi di euro, di cui circa il 50% coperto con risorse pubbliche, tra nazionali e regionali. Il Piano, che si articola in 5 linee programmatiche, prevede anche un programma di telecomunicazioni satellitari chiamato Mirror GovSatCom, che ha l’obiettivo di realizzare un sistema di satelliti innovativo con caratteristiche di sicurezza, resilienza e affidabilità.

    Per quanto riguarda la dimensione comunitaria, la Commissione europea ha investito, in partnership con la Banca europea per gli Investimenti, ben 200 milioni di euro, utilizzando il Fondo europeo per gli investimenti strategici (Feis). Metà di questi fondi andranno a finanziare il nuovo programma Ariane 6, che ha lo scopo di mantenere alto il livello concorrenziale dell’Ue sul mercato dei satelliti. Per quanto riguarda la restante parte, andrà a finanziare fondi di Venture Capital focalizzati sulle tecnologie spaziali, sulla base di un programma denominato InnovFin Space Equity Pilot.

    E il primo fondo ad essere stato selezionato dal Feis è proprio italiano: Primo Space, fondo italiano early stage diretto da Gianluca Dettori che investe in tecnologie spaziali. Con un target di 80 milioni di euro (di cui 30 ricevuti dall’Ue), Primo Space sarà tra i primi fondi di trasferimento tecnologico focalizzati solo sulle tecnologie spaziali nella Ue e il primo in Italia.

    Impatto del Covid-19 sul settore

    La crisi economica globale dovuta al Covid-19 sta già producendo le prime vittime nel settore della Space Economy. È il caso di OneWeb, società che costruisce satelliti in orbita terrestre bassa con una rete di stazioni gateway globali, la quale è stata travolta in pieno dalla crisi e difficilmente riuscirà a superare un periodo di grave crisi come quello che si prospetta.

    Per l’Italia, si possono immaginare due scenari post-Covid. Il primo vedrebbe una lenta ripartenza ma con danni non particolarmente rilevanti se non per una serie di attività industriale connesse al settore. L’alternativa pessimistica, invece, propone danni irreversibili al settore con un taglio netto delle risorse pubbliche stanziate dalla politica. Al solito, tutto dipenderà dall’intervento pubblico, soprattutto in un settore di ricerca e sviluppo come questo, che si basa per larga parte su budget nazionali e internazionali.

  • VGen UNDER 30 | Federico Lazzerini tra i re dei Social secondo Forbes

    VGen UNDER 30 | Federico Lazzerini tra i re dei Social secondo Forbes

    Nuovo appuntamento della rubrica VGen Under 30 che da voce ai giovani di successo italiani raccontando le loro esperienze e le loro ambizioni.

    L’intervista di oggi è con Federico Lazzerini, massimo esperto di comunicazione digitale e Founder & CEO di Digitale Marziale, società di marketing e comunicazione operante nel settore social media e digital business. Federico inoltre è entrato nella rosa dei 30 Under 30 più influenti ed autorevoli d’Italia e tra i 100 d’Europa per il 2020 del Magazine americano Forbes.

    Federico Lazzerini, Founder & CEO di Digitale Marziale

    Ciao Federico, ti ringrazio per aver trovato del tempo da dedicarmi per questa intervista, soprattutto in questo momento drammatico. Possiamo dire che sei un esponente di spicco nel mondo della comunicazione digitale. Raccontaci un po’ la tua esperienza sia a livello formativo sia a livello imprenditoriale.

    (FL): Ciao Marco, grazie a te. È sempre un piacere confrontarsi con personalità dinamiche e di valore.

    Il mio percorso nel mondo della comunicazione inizia nel lontano 1997, inconsapevolmente. Già da bambino, ai tempi dell’asilo, sono sempre risultato un creativo, un distruttore dell’esistente in cerca di “nuovo valore”.

    Tuttavia, da bambino essere un tipo fantasioso e curioso non ti aiuta, ma al contrario vieni considerato come il tipico bambino “problematico” a cui piace disegnare e fare casette con le scatole di cartone. Sei “strano” perché non sei come gli altri.

    Negli anni, la mia natura perfezionista e creativa non mi ha di certo aiutato, mi sono trovato spesso ai margini scolastici e sociali, perché “diverso”. Ma non tutto il male vien per nuocere.

    Il mio percorso Imprenditoriale invece è cominciato intorno ai 18 anni: al tempo, nel 2009, erano un’utopia i social per le aziende, così ho iniziato a creare i profili Facebook ad aziende di amici di famiglia. Senza alcuna strategia, senza competenze di marketing. Semplicemente lavorando di creatività.

    Oltre a questo, gestivo due negozi su Ebay, guadagnavo già qualche soldino per mantenermi, la cosa poi, nata per gioco, l’ho abbandonata, per ritrovarla pochi anni dopo.

    Prima di arrivare al mondo dei social media, il mio percorso è stato una violenta montagna russa: ho aperto un negozio di abbigliamento nel 2012 dove ho investito tutti i soldi che avevo e sono arrivato ad indebitarmi per circa 90.000 euro. Successivamente a questo ho fatto diversi lavori da dipendente, ma in nessuno sono durato più di tre mesi: magazziniere, commesso, e cameriere.

    Digitale Marziale è una società di comunicazione con un modello di business innovativo, potresti parlarcene?

    (FL): Digitale Marziale nasce nel Marzo del 2019, quindi poco più di un anno fa, siamo ancora una “baby-company” che ha ancora tutto da dimostrare.

    Ci tengo però a raccontarvi qualcosa di più, prima di scendere nel modello che stiamo sviluppando.

    Fino ad un anno fa ero un consulente social per aziende e celebrity, le cose andava molto bene; ho sempre avuto rapporti di primo livello e una dimensione Internazionale, ma soprattutto non mi ero esposto nella “melma” della formazione.

    Tra i miei clienti c’era un certo Nicola Colonnata. Colonnata è un coach Internazionale, una personalità fuori dal comune per mindset, valori e risultati professionali.

    Il nostro rapporto consulente-cliente è durato però poco meno di un mese, da lì è nata Digitale Marziale, è stato un colpo di fulmine.

    Digitale Marziale, come dicevo prima, nasce per differenziarsi dalla melma della formazione italiana; crediamo solamente nel duro lavoro, nella condivisione di valori, nella perseveranza, nella parola.

    La nostra azienda nasce per aiutare gli imprenditori a crearsi un alter-ego digitale, un’estensione imprenditoriale pronta a guadagnare dalla scalabilità e la potenza dell’online marketing. I nostri eventi sono frequentati non solo da imprenditori, gli stessi portano a studiare da noi i ragazzi del ramo marketing e social. Il segreto mio e dei miei soci è dare libero sfogo alla nostra personalità e far vivere esperienze indimenticabili a chi frequenta i nostri eventi, non crediamo alle “messe”. Siamo ossessionati dalla ricerca, siamo giovani e vincenti. Questi sono tutti motivi per cui vale la pena venire a scoprire il nostro modello innovativo.

    Quanto è importante per te (ed in quale livello) la cultura orientale?

    (FL): Rispetto alla cultura occidentale, mi identifico molto in quella orientale per armonia ed equilibrio, forte senso di intraprendenza e rispetto per il prossimo.  

    Tant’è che il mio corpo è questo che racconta. Ho molti tattoo, il primo, fatto nel lontano 2008 è un ideogramma del Kenji giapponese e significa passione. Sul braccio destro invece ho un dipinto con una Geisha. Meravigliose artiste, eleganti e forti intrattenitrici. Mi hanno sempre affascinato.

    Inoltre, se in occidente il quoziente d’intelligenza è in media 100, tra gli asiatici la media è 106, con una punta di 113 ad Hong Kong.

    Tra gli obiettivi della mia wishlist c’è di imparare il mandarino entro cinque anni. La lingua cinese stimola molte aree del cervello. Un’altra cosa che mi ha fatto innamorare degli orientali è la loro empatia: per leggere le emozioni guardano gli occhi, gli americani la bocca.

    Come sta cambiando il mondo della comunicazione in questo periodo storico?

    (FL): Oggi viviamo in un’epoca iper-comunicativa, siamo invasi dalla pubblicità. Per vincere dobbiamo impattare nell’attenzione dell’utenza e poi coccolarla, gli umani rispondono a segnali emotivi, e non tecnici.

    Storicamente parlando, il “come si faceva prima” non tornerà più. Soprattutto post-apocalisse corona.

    Ogni imprenditore deve utilizzare questi giorni per studiare nuovamente l’azienda e mettere insieme alcune fondamenta per ripartire: dal posizionamento, al marketing operativo, alla lead generation sino alla lead conversion.

    Si dice che per iniziare a promuoversi online sia necessario focalizzarsi solo su un social media, come commenti questa affermazione?

    (FL): Oggi l’identità online rappresenta un indicatore di salute aziendale, per il pubblico è soprattutto più concreta e di riferimento di quella “fisica”, per questo trovo necessario e fondamentale spingere su una piattaforma, ma poi è bene essere omnichannel, ovviamente in maniera nativa; su LinkedIn meglio che non posti la foto al mare (ride).

    Ad esempio, di LinkedIn cosa ne pensi?

    (FL): Ti avviso che la mia risposta non sarà politicamente corretta. In quanto a ramificazione marketing lo trovo un social un po’ ipocrita, una piattaforma molto frequentata da nerd-marketer, e pseudo “esperti” di agenzie di comunicazione. Tuttavia, trovo Linkedin ottimo per lavorare in organico, penso ci sarà prateria ancora per almeno 12-15 mesi.

    Al momento, personalmente, lo utilizzo poco e niente, anche se nei report vedo visualizzano il mio profilo aziende pesanti.

    Sto vivendo di rendita, quanto prima devo iniziare ad espormi anch’io, e spegnere qualche pappagallo.

    Quali sono i consigli che daresti ad una startup per promuoversi online?

    (FL): Il consiglio più importante è l’iper-focus, più un brand è focalizzato, più l’azienda cresce e produce ricchezza.

    Generalmente una su dieci è la startup che può arrivare agli occhi delle corporate. Viene scontato ma anche la perseveranza è un plus-valore nel motore di ogni startupper, vedo molti che già il primo anno mollano tutto.

    Tra i miei studenti privati invece ho dei Ceo di startup che sono in crisi perché hanno troppi clienti da gestire e l’azienda non è cresciuta abbastanza in fretta, tanto per dire.

    Bisogna essere anche veloci nei processi e attenti nella fase manageriale. Per questo in azienda ho un fidato socio che cura tutto questo; Andrea Del Gratta.

    Cosa vorresti dire a tutti gli studenti che vogliono intraprendere una carriera nel social media marketing?

    (FL): Di non aver paura del giudizio: il ruolo di “esperto” online è quasi dequalificante a livello sociale. Per molti è il “mestiere di chi non ha un lavoro vero”. In realtà è una professione di assoluto prestigio e per persone con qualità superiori alla media come è nei paesi di tradizione anglofona. Ma per fortuna, nel post-covid, il nuovo mondo parlerà solo la lingua digitale. Dispiace che è servita questa tragedia, ma si sa, serviva qualcosa di devastante per sancire la fine di un’epoca e l’inizio di un’altra.

    Oltre a questo consiglio, mi sento di consigliare di centrarsi:

    i settori più ricercati sono il Copywriter strategico (noi in azienda gli diamo anche 50.000 euro l’anno) o l’advertiser, quest’ultimo può guadagnare forse il doppio.

    Ma servono anni, non credete alle “favole” dell’online marketing, al corso magico, questa professione è un percorso, non un corso. Ogni giorno io dedico circa 1h30’ della mia giornata allo studio degli aggiornamenti, le informazioni apprese 6 mesi fa sono già vecchie.

     

     

     

     

     

  • Daniele Ratti e Fatture in Cloud, da una necessità all’innovazione

    Daniele Ratti e Fatture in Cloud, da una necessità all’innovazione

    “Genialità, innovazione ed eccentricità sono i valori che contraddistinguono la nostra azienda”, così, in un’intervista rilasciata in occasione del TEDx Bergamo 2019, Daniele Ratti (24 anni) descrive la sua pluripremiata creatura, una delle start up italiane di maggior successo dell’ultimo decennio, Fatture in Cloud, un gestionale di fatturazione leader in Italia di un settore in grandissima espansione che permette la gestione di fatture online o direttamente su app mobile iOS e Android.

     

    Il logo di “Fatture in Cloud”

     

    Sviluppatore informatico appassionato e autodidatta, Daniele inizia il suo percorso verso l’imprenditorialità in giovane età a soli 15 anni. Cercando di sfruttare una moda del tempo, sviluppa una piattaforma di aste al ribasso che non verrà mai commercializzata a causa della scarsa conoscenza di determinati requisiti quali la Partita IVA da parte del ragazzo che paradossalmente pochi anni dopo programmerà un software di fatturazione. Al raggiungimento della maggiore età e in concomitanza con l’arrivo di App Store di Apple Inc. in Italia, Daniele, armato di Mac, impara a programmare in Objective-C cominciando a sviluppare app gratuite e a pagamento per iPhone che dopo mesi di alti e bassi gli garantiranno un buon reddito, tanto da riuscire a lanciare nel 2012 Madbit Entertainment Srl, una software house specializzata in videogiochi mobile autrice di “Nomi Cose Città Revolution”, app da più di 2,5 milioni di download tra Italia e Francia, e “FaceMotion” (gioco mobile con realtà aumentata) vincitore del primo premio all’App Mobile Awards 2012 di Bologna nella categoria Giochi e Media.

    Nell’estate 2013, precisamente il 17 agosto, la svolta. Daniele, riscontrando delle difficoltà nella gestione della propria impresa, vista la mancanza di servizi in cloud utili a questa causa, scrive le prime righe del codice di Fatture in Cloud. “Siamo diversi dalla maggior parte delle startup perché non siamo nati pensando già a una exit o a un modo per raccogliere milioni di investimenti. Fatture in Cloud nasce esclusivamente per soddisfare un bisogno personale che poi mi sono reso conto essere di molti.” Accorgendosi di questa esigenza comune, Ratti fornisce prima una versione Alpha ad amici e successivamente apre al pubblico una versione Beta per poi lanciare nel 2014 la prima versione della piattaforma completamente gratuita, investendo ogni suo risparmio e senza adottare un modello di business. “I dati non solo contano…Sono tutto!!!”. Con una forte impronta data driven l’impresa cresce giungendo all’attenzione di molti e spingendo il ragazzo bergamasco ad adottare l’attuale modello di business: sottoscrizione mensile a 5 euro, rendendo la piattaforma comunque accessibile a chiunque. Il bilancio del primo anno si chiude con 200.000 euro di fatturato e un utile pari a zero, Daniele reinveste tutto nell’attività e termina gli studi all’università di Bergamo in ingegneria informatica, mentre nel 2015 la sua creazione conosce una crescita anno su anno a tre cifre.

    Daniele Ratti

    Il 2014 è anche l’anno dell’incontro col gruppo TeamSystem, leader in Italia nei software gestionali e nei servizi di formazione per imprese, artigiani, microimprese e professionisti, che riesce a conquistare le attenzioni del giovane programmatore mettendo sul piatto 1,5 milioni di euro e la possibilità di acquisire come clienti il 40% circa dei commercialisti italiani. Dopo mesi di contrattazione che Daniele passa a San Francisco grazie alla vittoria di una borsa di studio per la Mind the Bridge StartUp School ottenuta aggiudicandosi il primo posto alla itCup2014, la trattativa va in porto e TeamSystem acquisisce il 51% di Fatture in Cloud per 1,5 milioni di euro lasciando Daniele Ratti al timone come CEO.

    Negli ultimi anni, grazie a grandi investimenti nell’offline marketing maniacalmente studiati e alla spinta normativa data dalle nuove direttive sulla fatturazione elettronica, Fatture in Cloud ha conosciuto una crescita incredibile potendo contare su più di 350.000 clienti e fatturati milionari.

    Uno solo è il consiglio di Daniele a chiunque voglia fare innovazione nel nostro paese, “NON ARRENDETEVI, FARE INNOVAZIONE IN ITALIA E’ POSSIBILE.”

    Articolo a cura di Jacopo Carlo Canale

  • Tutte le importanti novità del CES 2020!

    Tutte le importanti novità del CES 2020!

    Il CES (Consumer Electronic Shows) è una grandissima fiera internazionale dell’elettronica di consumo organizzata ogni anno dalla Consumer Technology Association statunitense al Las Vegas Convention Center nel mese di gennaio. Si tratta di uno degli appuntamenti più importanti del mondo per quanto riguarda il mercato dell’hi-tech ed è quindi un grande palcoscenico per le società più tecnologiche e per le startup. Anche quest’anno, all’edizione conclusasi il 10 gennaio, non sono mancate numerose novità, destinate a sconvolgere la nostra vita quotidiana per gli anni a venire. Andiamo dunque a vedere quali sono state le più importanti novità della prima edizione degli anni ’20.

    Apple presente a tutela della privacy

    Jane Horvath, Senior Director Responsabile Global Privacy Apple Inc.

    La multinazionale di Cupertino non partecipava al CES da ben 28 anni, abituata, come da tradizione annuale, a presentare i propri prodotti nei propri spazi di Apple Park in un periodo dell’anno diverso. Quest’anno non ha rappresentato un’eccezione in tal senso; Apple non ha presentato nessun nuovo Mac, iPhone o iPad, ma ha limitato la sua partecipazione ad alcuni spazi espositivi strategici in termini di brand e alla discussione ad un panel interamente incentrato sulla privacy e la tutela del consumatore. Al panel ha preso parte Jane Horvath, Senior Director Responsabile Global Privacy, la quale ha lodato le iniziative della sua azienda a tutela della privacy e difeso la posizione di Apple rispetto alle tecnologie di cifratura hardware. La linea dell’azienda, come sottolineato da Horvath, è quella di tenere i dati degli utenti offuscati e persino di impedire, in caso di furti, che altre persone possano avere in qualche modo accesso alle informazioni personali del proprietario. La manager ha sottolineato come ci sia un team di lavoro concentrato unicamente sul rispondere alle esigenze delle forze dell’ordine, seppur non sia supportata l’idea di una backdoor (porta di accesso secondaria) che consenta l’accesso a terzi.

    La partecipazione di Apple a questo panel non è in realtà casuale bensì mirata e strategica. Hovarth, nonostante la giovane età, ha un ruolo manageriale molto importante affidatole da Tim Cook: sorvegliare Apple e assicurarsi che rispetti le leggi mondiali sulla privacy. Gli sforzi dell’azienda di Cupertino possono intuirsi anche dalle numerosissime dichiarazioni e dalle campagne di marketing, sempre più incentrate sul far sentire il cliente sicuro e tutelato. Non è un caso dunque il ritorno di Apple al CES di Las Vegas in questa veste istituzionale, in un momento in cui tutte le big tech sono colpite da inchieste sulla privacy da istituzioni garanti americane e soprattutto europee.

    Hyundai/Uber: i taxi volanti per spostarsi in città

    Una riproduzione del progetto dei nuovi taxi volanti di Hyundai.

    Si tratta probabilmente della novità più grande dell’intera fiera, o quanto meno della più appariscente. Youngho Chi, Chief Innovation Officer di Hyundai, ha presentato gli S-A1, dei taxi volanti, simili a piccoli veicoli ad eliche, della lunghezza variabile tra i 4 e i 6 metri, che si muoveranno a guida autonoma nei cieli delle grandi metropoli e atterreranno su delle apposite piattaforme costruite in hub appositi. Non si tratta del primo progetto di taxi volante ad essere presentato; già nel 2017 la stessa Uber presentò Uber Air, un servizio di taxi volante che dovrebbe risultare operativo in alcune città quali Los Angeles, Dallas e Melbourne già a partire dal 2023. Eric Allison, uno dei manager di Uber, ha comunque voluto sottolineare: “non siamo un’azienda che produce velivoli e non vogliamo diventarlo, noi vogliamo essere la piattaforma operativa delle città in tutto il mondo”. Città che tra 20 anni certamente dovranno trovare delle soluzioni alla popolazione crescente e al conseguente traffico insostenibile quotidiano. Tuttavia, la soluzione proposta dalle due aziende lascia qualche perplessità in termini di realizzazione logistica. Il problema principale, più che la realizzazione del veicolo, riguarderà la creazione di apposite piattaforme di atterraggio e decollo. Infatti, risulta complesso pensare ad un numero adeguato di piattaforme considerato l’attuale super affollato ed edificato complesso urbano delle grandi metropoli. Altre problematiche riguarderanno il costo del servizio e l’inquinamento acustico, ma su questi punti Youngho Chi ha anticipato che non sorgeranno problemi e che i trasporti avranno costi democratici e decrecenti nel tempo.

    IBM annuncia: raggiunto il Quantum Volume più alto di sempre

    L’installazione del computer quantistico Q System One al CES 2020 di Las Vegas.

    Il Quantum Volume è un sistema di misura che determina la potenza di un quantum computer ed è un sistema fondamentale per determinare il cosiddetto Quantum Advantage, il vantaggio “competitivo” che i computer hanno rispetto ad un processorre tradizionale e quindi con prestazioni nella media. IBM ha annunciato ufficialmente l’espansione del proprio Q Network, una comunità globale che racchiude numerose organizzazioni in diversi settori e mercati.

    Annunciate anche alcune sperimentazioni già in corso al di fuori dell’ambito della ricerca. Delta Airlines, ad esempio, ha annunciato di aver avviato una partnership di 4 anni con il Q Network al fine di testare le potenzialità del quantum computing nel trasformare il viaggio dei clienti. Altra azienda che sta testando le immense potenzialità del Q Network è Daimler AG, la quale sta avviando delle ricerche al fine di superare il limite di durata delle batterie elettriche per i veicoli di trasporto. L’obiettivo è quello di costruire delle batterie di nuova generazione di zolfo-litio.

    Le novità Made in Italy

    FCA: le nuove Jeep elettriche e la nuova FIAT Centoventi

    La Fiat Centoventi al Salone Internazionale di Ginevra.

    Il gruppo italo-americano ha illustrato al CES le ultimissime novità tecnologiche relative al miglioramento dell’esperienza di guida e all’elettrificazione. Jeep ha presentato 3 modelli dotati di tecnologia plug-in. La strategia del marchio è quella di offrire entro il 2022 opzioni elettrificate su tutti i modelli della propria gamma.

    L’altra grande novità in casa FCA è stata la nuova Fiat Concept Centoventi, già presentata al pubblico lo scorso anno durante il Salone Internazionale dell’Automobile di Ginevra. La grande innovazione di questo nuovo modello è la completa possibilità di personalizzazione in qualsiasi momento il proprietario lo desideri; l’auto può essere verniciata mediante il programma 4U e gli esterni possono essere personalizzati scegliendo tra diverse opzioni. Persino gli interni sono intercambiabili e possono essere installati dall’utente in modalità plug and play sul cruscotto della macchina. Modulare è anche l’architettura delle batterie che consente di personalizzare l’autonomia dell’auto.

    La Centoventi è un nuovo modello di concept car che punta a concedere all’utente una flessibilità mai vista fino ad oggi; non sarà più necessario attendere per acquistare nuovi tipi di colori o strumenti per l’auto, sarà sufficiente modificare la propria auto in qualsiasi momento lo si desideri.

    Le grandi novità della domotica italiana

    Eccelle e in grande stile la multinazionale nostrana dei settori home automation, home security e smart home, Nice. L’azienda ha dato la possibilità ai visitatori di toccare con mano i propri prodotti e le innovazioni e si è aggiudicata, grazie all’ecosistema Yubii una nomination tra i finalisti per il CES Mark of Excellence Awards della Consumer Technology Association nella categoria Whole-House Control/System Management Product of the Year. L’ecosistema Yubii comprende tutta una serie di servizi per l’automazione completa della casa, dal controllo di porte, cancelli, garage e riscaldamento, fino al servizio di videosorveglianza e sicurezza, tutti servizi interamente integrabili con Google Home e Amazon Alexa. ll vero valore dei servizi Nice è l’alto grado di personalizzazione e la possibilità di connettere i vari prodotti tra loro, creando una sorta di interazione tra servizi di Smart Home, il tutto monitorabile comodamente via smartphone grazie all’app My Nice Welcome.

    Le startup italiane più promettenti

    Il dispositivo Tata.

    Cresce di anno in anno l’ecosistema startup italiano e con esso cresce il numero di startup italiane presenti al più grande evento dell’elettronica al mondo. Quest’anno erano 50 le startup del Bel Paese presenti al CES, tutte provenienti da settori differenti. A sottolineare la presenza di una nostra delegazione alla grande fiera è stato anche il nostro Ministro per l’Innovazione Paola Pisano. che ha colto l’occasione per presentare il nuovo Made.IT, un programma specifico di supporto a startup e PMI innovative italiane che abbiano come scopo lo sviluppo sociale e l’ecosostenibilità.

    Tra le 50 startup presenti abbiamo individuato quelle potenzialmente più promettenti. Di seguito riportiamo alcune di esse:

    1. SmartOsso: un vero e proprio osso dotato di sensori e chip in grado di controllare i parametri del proprio animale. In particolare, SmartOsso permette di misurare il ph salivare del proprio animale, di controllare la temperatura e la frequenza cardiaca. Il dispositivo è stato sviluppato dall’Università Mediterranea di Reggio Calabria.
    2. DiCeworld: dispositivo intelligente e di design che interagisce con l’utente attraverso segnali luminosi e gesti con la funzione principale di controllare i consumi in tempo reale fornendo all’utente l’indicazione visiva della situazione. DiCeworld fornisce persino indicazioni sulla qualità dell’aria, la salute delle piante e il rischio di allagamento o fughe di gas.
    3. Tata: un dispositivo antiabbandono dei bambini in auto. Il funzionamento è a batteria, è compatibili con tutti i seggiolini ed è dotato di intelligenza artificiale. Tramite bluetooth informa lo smartphone del genitore quando ci si sta allontanando lasciando il bambino seduto.
    4. Verse si propone come la prima piattaforma SaaS di intelligenza artificiale che permette a team di qualsiasi dimensione di costruire assistenti virtuali che utilizzino il Natural Language Processing in maniera semplice e collaborativa. Il target di Verse sono in particolare startup e scale-up che voglio rispondere in maniera completamente automatica alle domande poste dai propri clienti.
    5. Emoj: progetto spin-off nato nel 2017 dall’Università Politecnica delle Marcheè specializzato nella tecnologia di emotional analytics, ovvero la capacità di riconoscere le emozioni provate dalle persone. Alla base del sistema c’è un algoritmo proprietario, in grado, da delle semplici riprese, di interpretare, oltre al sesso e l’età, le emozioni e lo sguardo delle persone.
    6. Genuino: una vera e propria etichetta smart, in grado di riconoscere un oggetto, tracciarlo e validarlo, ai fini di conoscere la sua reale origine di appartenenza. Questo sistema permette di certificare l’originalità di numerosi prodotti a cui sono applicate etichette spesso non verificabili.
    7. Eatnmeet: piattaforma di social eating che unisce la cultura del cibo a quella del territorio circostante, creando delle vere e proprie esperienze culturali e culinarie immersive e condivise. L’obiettivo è quello di permettere ai viaggiatori di mangiare un piatto tipico a casa delle persone del luogo, interessate a conoscere turisti stranieri e a dialogarci.

     

     

     

  • 5 dic, Launch your UNICORN | Startup Challenge @Roma Tre University

    5 dic, Launch your UNICORN | Startup Challenge @Roma Tre University

    Quando? Giovedì 5 dicembre ore 16
    Dove? Facoltà di Economia Università degli Studi di Roma Tre aula 14

    Launch your UNICORN è l’evento finale della challenge omonima (challenge Launch your Unicorn) che metterà gli studenti alla prova sulla loro capacità di dare soluzione ad un problema, creandosi un’opportunità di mercato.

    Programma dell’evento:

    16.00 – 16.15: Saluti istituzionali e presentazione
    Riccardo Madrigali, Founder VGen
    Marco Della Seta, Executive Director VGen – Roma Tre

    16:15 – 17:00 ROUNDTABLE: “le fasi di sviluppo di una startup
    Alessandro Petrich, Open Innovation LVenture
    Andrea del Piaz, Responsabile Dock 3
    Riccardo Linares, Partnership Manager University – Campus Party
    Your CFO Academy

    17.15: presentazione challenge YourCFO Accademy

    17.30 – 18.30: pitch Challenge “Launch your Unicorn” con giuria formata dai partner dell’evento.

    Verrà data anche la possibilità di lasciare il CV a Startup Grind per possibili posizioni tra l’ecosistema startup.

  • 3 dic Innovation Ground: Students Forward | @Economia Unibo

    3 dic Innovation Ground: Students Forward | @Economia Unibo

    Dopo i successi di Roma e Milano Innovation Ground sbarca a Bologna. L’evento, unico nel suo genere, propone un format di contaminazione e innovazione tra studenti, startup e realtà corporate di successo.

    Students forward, per proiettare nuovi talenti intraprendenti verso il futuro, conoscere, scoprire ed esplorare personalità e realtà di rilievo per guidare il cambiamento.

    Quando? Martedì 3 dicembre ore 16
    Dove? Aula Magna, Facoltà di Economia Università di Bologna Alma Mater
    Programma evento:
     
    16.00 – 16.15 Saluti di apertura, presentazione JEBO e VGen
    Nicole Zoppi, Presidente JEBO
    Gabriele Belfiore, Founder VGen
    Cristian Andreozzi, VGen – Bologna
     
    16.15 – 17.00: Uni-Innovation
    Presenta e modera Fabiana de Arruda, JEBO. Segue:
    ⁃ Matteo Vignoli, Director Open Innovation Program Almacube
    ⁃ Giacomo Venezia, Business Developer Almacube
    ⁃ RoomMate
     
    17.00 – 18.00: Startup marketing
    Presenta e modera Luca Carlomagno, VGen . Segue:
    ⁃ Alessandro Buononato, CEO & Founder Becreatives
    ⁃ Michelangelo Aquino, Advertising Specialist
    ⁃ Nicolas Sassoli, Business Developer Almacube
    ⁃ Cubbit
    ⁃ Friendz
     
    18.00 – 19.00: Innovative Corp.
    Presenta e modera Cristian Andreozzi, VGen. Segue:
    ⁃ Alessandro Paradisi, National Key Account Manager L’Oréal
    ⁃ Pietro Azzara, President Italia4Blockchain
    ⁃ Andrea Landini, Managing Partner Gellify
    ⁃ Enrico Malverti, Executive Committee SIAT
     
    19.00 – 21.30 Networking e aperitivo tra Studenti, Startup e Corporate
    Presso “La scuderia-Future Food Innovation Coolab”. Per gli studenti ci sarà la possibilità di lasciare il proprio CV ai partner dell’evento che avranno degli stand in area networking e confrontarsi con gli ospiti della giornata.
  • Intervista a Luigi Jovacchini, CIO di Consulenza e Risorse e partner di  Innovation Ground: Italia 2030

    Intervista a Luigi Jovacchini, CIO di Consulenza e Risorse e partner di Innovation Ground: Italia 2030

    Luigi, perché avete voluto partecipare a questo evento?

    Sostenere l’innovazione è la nostra missione. Consulenza e Risorse nasce come società di consulenza sulla finanza agevolata per sostenere i progetti di ricerca e sviluppo delle imprese. Col tempo, poi, ci siamo focalizzati sempre di più sull’innovazione digitale, forti di una competenza acquisita negli anni a fianco delle imprese che hanno scelto i nostri servizi e con le quali siamo cresciuti insieme, tra queste: Brum Brum Spa, Userbot, Banca Farmafactoring. Appuntamenti come questo sono importanti per tutti: per le start up in cerca di supporto e notorietà, per le aziende più strutturate come noi che trovano qui un momento confronto e spunto importante sui temi dell’innovazione, per gli studenti, che prendono ispirazione dalle start up e integrano la loro formazione universitaria.

     

    Come, secondo lei, è opportuno sostenere l’innovazione e il lavoro delle start up in Italia?

    I network come VGen, che mettono insieme Business Angels e start up sono fondamentali. Così come gli incubatori e tutte quelle realtà “open” che creano un link tra mondo della ricerca e mercato attraverso l’innovazione, dando alle start up mezzi economici per sostenerla.

    Noi, da parte nostra, cerchiamo di offrire quanti più strumenti possibili alle start up: monitoriamo opportunità di finanziamento e agevolazioni fiscali disponibili, facciamo scouting di soluzioni finanziarie innovative che possano dare un buon cashflow alla crescita della start up e allo sviluppo e go-to-market dell’idea; mettiamo a disposizione le competenze dei nostri consulenti su alcuni settori specifici come blockchain e fondi europei. Tutto l’ecosistema dell’innovazione svolge un ruolo fondamentale a sostegno delle start up, e anche noi ne facciamo parte perché orientiamo tutti i nostri sforzi a creare per le imprese innovative una organizzazione finanziaria che sia sostenibile nel tempo, creando una struttura stabile per la crescita.

     

    Quali sono i prossimi progetti di Consulenza e Risorse?

    Nell’ultimo anno ci siamo concentrati molto sulla Blockchain, una tecnologia che sta rivoluzionando il mondo del business e che non potevamo non trasmettere ai nostri clienti. Su questo siamo impegnati sia sul lato formazione (il prossimo workshop in arrivo è il 4 giugno a Pescara, e presto annunceremo una importantissima novità sul tema blockchain) sia sul lato sviluppo di impresa: insieme a un gruppo di selezionatissimi professionisti, infatti, stiamo creando noi stessi una start up innovativa che si occuperà di sviluppare progetti e POC nel mondo della blockchain.

    Siamo in fase di beta test con Rendiko™, un’applicazione che dà una risposta rapida e affidabile alle aziende in cerca di finanziamenti e, una volta ottenuti, li aiuta a rendicontare le spese. È uno strumento utilissimo che si affianca al nostro lavoro consulenziale e che siamo certi otterrà grande apprezzamento sul mercato.

     

    Alcuni dicono che l’Italia sia la nuova Silicon Valley. Qual è la sua opinione in merito?
    Come è stato per Israele, credo che trasformare un paese nella nuova Silicon Valley sia un processo lungo, e ci voglia ancora qualche anno. Tuttavia, mi sembra che in Italia si stia facendo un buon lavoro: l’ecosistema dell’innovazione funziona attorno a dei grandi player che fanno network e di fatto finanziano molte start up (incubatori, fondi VC e Business Angels, eventi come ScaleIT). Il governo da parte sua ha messo in piedi diverse misure agevolative (qui si può scaricare la nostra guida agli incentivi del Mise), le università si stanno aprendo a nuovi programmi didattici e a iniziative di open innovation che speriamo creino sempre più link tra il mondo della ricerca e il mercato.

    Credo che rispetto alla Silicon Valley, avendo in Italia meno risorse economiche (i round di finanziamento sono decisamente inferiori rispetto ad altri paesi) fare impresa sia più complesso.

     

    In tanti dicono che Milano sia il motore dell’innovazione. C’è posto per il Sud nel futuro del nostro paese? E per le startup?
    Il sud ha molti problemi e difficoltà che fanno fatica ad attenuarsi, ma ha anche tanta energia positiva e teste pensanti in grado di produrre aziende e soluzioni interessanti.

    Penso a realtà come Innovalley, che porta avanti in Abruzzo un programma di digital transformation dedicato alle aziende e di accelerazione per le start up, imprenditori come Roberto Padulo, di Campobasso, che sta investendo per realizzare un hub per le start up innovative e fornire loro servizi ad alto valore aggiunto, finanza e ospitalità nella foresteria. Ma anche all’associazione professionisti Blockchain, che partendo da Pescara sta facendo un grande lavoro di evangelizzazione sul tema.

    Noi lavoriamo sempre con un occhio rivolto al sud perché non c’è sviluppo se il paese continua a viaggiare a due velocità diverse.

  • TechPodcast by VGen – Intervista ad Andrea Febbraio

    TechPodcast by VGen – Intervista ad Andrea Febbraio

    Siamo felici di annunciarvi l’apertura del format settimanale #TechPodcast by VGen.

    Questa settimana vi regaliamo l’intervista a Andrea Febbraio, imprenditore digitale e venture capitalist rinomato in tutta Europa.

    Andrea ha concluso negli ultimi giorni la sua 5° exit con Sellbrite. La più importante rimane comunque la cessione di Teads, di cui è Co-founder, alla multinazionale Altice, per una cifra monster di 308 milioni di euro.

    Insieme abbiamo parlato di #Startup, investimenti, skills lavorative e molto altro.

    Podcast a cura di Giorgio Giotto.

  • Intervista a Ares Ferrigni, CEO di Wallfarm

    Su cosa hai lavorato nel 2018?

    Nel 2018 abbiamo firmato prevendite per 2000 pezzi, chiuso un seed-round con partner industriali, istituzionali e business angels ed abbiamo realizzato i primi 10 prototipi pre-industriali di LIA, con le stesse caratteristiche estetiche e funzionali di quelli che saranno i prodotti industriali.

    Inoltre abbiamo pianificato la produzione di massa nei minimi dettagli, sviscerando ogni costo, lead time, metodo di produzione etc. È stato un lavoro di progettazione enorme ed articolato, con 12 ingegneri, ed un team totale di più di 20 persone. Ora basta solo “girare la chiave” e la produzione di massa e le prime vendite partiranno senza ulteriori pianificazioni.

     

    Quali sono i vostri piani di espansione verso l’estero?

    Siamo già attivi all’estero: abbiamo firmato i nostri preordini con aziende del calibro di Tower Garden (USA), e puntiamo ai distributori di prodotti di idroponica internazionali, come Hydrogreen (UK), General Hydroponics (USA) etc.

     

    Perché hai deciso di fondare una startup di AgriTech?

    È una delle sfide più grandi che dovrà affrontare l’umanità nei prossimi anni: la popolazione sta crescendo, le terre da coltivare stanno finendo, è di vitale importanze l’invenzione di nuovi metodi, processi, soluzioni.

    Ogni giorno che passa è più vivo quando sai che stai partecipando alla sfida del Vertical Farming, e a quella che oggi definiamo “Seconda Rivoluzione Verde”.

     

    Chi sono i vostri clienti e perché hanno deciso di usare un SaaS per le loro coltivazioni?

    Tower Garden, Cefla, Virere, tutte aziende che stanno producendo e vendendo sistemi di idroponica per la coltivazione.

    Far crescere bene le piante in un sistema idroponico è un grande “pain” per i suoi utilizzatori, Agrylist ha stimato che sono necessarie più di 300 ore di lavoro all’anno. È ovvio che sarebbe più comodo avere un robot che automatizzi il tutto, ma questa tecnologia è ancora troppo costosa.

    Noi abbiamo abbattuto il suo costo del 70%, dunque siamo i primi a far superare, a chi vende i sistemi idroponici, le barriere di difficoltà di utilizzo del prodotto senza costringerli a creare alte barriere di prezzo.

     

    Qual è il vostro Background professionale in AgriTech?

    Massimiliano Carbone e Carlo Muzi sono rispettivamente Ingegnere ambientale e Biologo molecolare, insieme hanno cresciuto più di 2000 piante in idroponica ed hanno progettato tutti gli algoritmi necessari da implementare nel nostro robot per crescere le piante ai livelli di un professionista.

    Giulio Caselli, Roberto Iacoboni, Marco Parpinel  e Luca Viale, designer e ingegneri meccanici, hanno ricostruito tutte le parti in movimento necessarie ad implementare gli algoritmi scritti da Massimiliano e Carlo.

    Giuseppe Caccavale, ingegnere elettronico, ha realizzato la PCB elettronica per muovere correttamente le parti disegnate da Giulio, Roberto e Marco per implementare gli algoritmi.

    Christian Cervone, ingegnere informatico, ha preso questi algoritmi e li ha trasformati in codice, implementandoli nella scheda elettronica nostro robot.

    Dario Carlomagno, Gaia Tosti e Isabela Freire, ingegnere informatico e front-end designer, hanno realizzato l’app attraverso la quale controllare il robot e dunque l’intero sistema idroponico.

    Io, Ares Ferrigni e Jacopo Teodori, CEO e COO con MBA e corsi di digital marketing, abbiamo pianificato la produzione nei minimi dettagli, intrattenendo rapporti con i fornitori e consulenti. Abbiamo chiuso le prime prevendite con i clienti e gestito il fundraising per il primo round di investimento.

     

    Che consiglio daresti a chi vuole entrare in un programma di Accelerazione di Startupbootcamp?

    Presentatevi con un prototipo funzionante e dati di mercato “scritti col sangue” se siete hardware, mentre con delle metriche già raggiunte e tangibili se siete software. Una volta dentro sappiate che il vostro gatekeeper è al 99% fra i partner di Startupbootcamp stesso, per cui è cruciale la gestione del rapporto con i mentor, perché un domani potranno diventare vostri partner, investitori, o anche (perché no) soci lavoratori full-time.

     

    Come e quanto avete raccolto fondi finora da parte degli Investitori?

    Abbiamo raccolto 250k in totale, 15k con Startupbootcamp nel 2016 e 235k con un panel di investitori nel 2018. Il secondo round lo abbiamo chiuso convincendo gli investitori industriali della bontà del progetto grazie ai brevetti approvati e al tangibile avanzamento rispetto allo stato dell’arte. Gli investitori istituzionali sono stati convinti, dopo mesi a lavorare insieme, dal successo della campagna di prevendite e da come abbiamo pianificato la produzione, avendo costi, tempi e processi cristallini.

     

    Quale pensi sia l’obiettivo di Wallfarm nei prossimi 10 anni?

    Diventare lo standard industriale per l’automazione delle coltivazioni idroponiche. Prevediamo anche che l’idroponica diventerà il metodo di coltivazione principale al mondo poiché le terre coltivabili stanno finendo, la popolazione cresce, e la coltivazione idroponica offre raccolti più abbondanti e frequenti senza stagionalità e risparmiando fino a 1/100 dello spazio.

     

    Cosa pensi del Corporate Venture Capital e dei Progetti di Open Innovation?

    È ad oggi sicuramente l’unico modo per far scalare le startup hardware sia per disponibilità di fondi (dato che le startup hardware devono sostenere costi iniziali molto alti prima di poter vedere la prima fattura), sia per l’expertise condivisa.

    Fare hardware è un’esperienza dura e cruda, quasi il “livello difficile” del già difficile gioco delle startup, e solo i Corporate Venture Capital possono fare da “acceleratori tecnici” per ridurre al minimo gli errori.

    Per quanto riguarda le startup software le possibilità di acquisire fondi, creare partnership e fatturare sono più ampie e con meno barriere, ma i progetti di Open Innovation spianano sicuramente la strada ancora di più a queste possibilità.

     

    Su cosa ti stai concentrando nel 2019?

    Chiudere il Series A round per sbloccare la produzione di massa, evadere subito le prevendite firmate e piazzare LIA tutti i distributori, fisici o e-commerce, di idroponica in Europa e USA.

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