Tag: startup

  • Meno password, più sicurezza: l’italiana Vemini in prima fila

    Meno password, più sicurezza: l’italiana Vemini in prima fila

    L’uso di password per l’autenticazione spesso obbliga gli utenti a creare e memorizzare combinazioni diverse di lettere, numeri e simboli. 

    Cambiare frequentemente password e non utilizzare la stessa per diversi account sono sicuramente degli ottimi consigli, ma con l’aumento di servizi e strumenti digitali è quasi inevitabile la tendenza a dimenticarsi delle più basiche norme di sicurezza.

    Secondo il “Verizon Data Breach Investigations Report” del 2019, l’80% delle violazioni legate all’hacking riguardava credenziali compromesse e deboli, e il 29% di tutte le violazioni riguardava l’uso di credenziali rubate. Inoltre, il costo delle violazioni risulta sempre più elevato in termini economici e sociali, sia per l’azienda o il servizio che la subisce, sia per l’utente che vede rubati i propri dati personali.

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  • Swyg: la startup che combina l’AI ai processi di recruiting

    Swyg: la startup che combina l’AI ai processi di recruiting

    Trovandoci di fronte a serie incomplete di dati, ognuno di noi tende a colmare le lacune presenti attraverso bias cognitivi e ricorrendo inconsapevolmente a pregiudizi, ricostruendo così una visione distorta della realtà.

    Questo fenomeno incide pesantemente nei processi di recruiting della maggior parte delle società che si ritrovano immerse in un presente in cui tecnologia e automazione la fanno da padrone. Le imprese negli ultimi 50 anni hanno cambiato tutto…O quasi.

    Le metodologie di selezione, infatti, sono pressochè rimaste invariate e considerate dai più obsolete per il frenetico panorama aziendale odierno.

    È in questa cornice suggestiva che una giovane startup irlandese con sede a Dublino sta fiorendo. Parliamo di Swyg e del suo processo di recruiting ibrido che combina la AI e un affascinante meccanismo di live chat 1:1 tra i diversi candidati.

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  • Le 9 ragioni per lavorare in una startup (piuttosto che in una corporate)

    Le 9 ragioni per lavorare in una startup (piuttosto che in una corporate)

    Molto spesso, purtroppo, quando si parla di startup, ci si concentra sui cofounder piuttosto che su tutti gli altri membri del team, i quali hanno probabilmente fatto una scelta ancora più coraggiosa, sposando ciecamente un progetto estremamente rischioso e che, in una fase iniziale, non gli appartiene del tutto.

    A seguito del grande successo dell’evento Tor Vergata Startup Day di venerdì 20 novembre, i team di Uninformazione e VGen hanno deciso di riassumere in un articolo per le rispettive community quali sono le principali motivazioni che dovrebbero spingere un giovane laureato (o laureando) a preferire un lavoro in una startup piuttosto che in una grande multinazionale.

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  • Intervista ad Andrea Maria Cosentino: Entrepreneurial Fintechologist

    Intervista ad Andrea Maria Cosentino: Entrepreneurial Fintechologist

    L’intervista della rubrica “VGen Interview” di oggi è con lo special guest Andrea Maria Cosentino.

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  • Intervista a Nicola lotti, Co-founder e CTO di Caligoo

    Intervista a Nicola lotti, Co-founder e CTO di Caligoo

    Qualche giorno fa abbiamo avuto l’occasione di intervistare Nicola lotti, Co-founder e CTO di Caligoo.

    Il progetto che illustreremo ha le radici in Italia, più precisamente in provincia di Reggio Emilia, ma nasce, cresce e si sviluppa a Bend nello Stato dell’Oregon (USA).

    Il nostro intervistato, è un ingegnere elettronico, specializzato nel campo delle reti e della telecomunicazione.
    La sua prima esperienza imprenditoriale arriva con Guglielmo S.r.l., fondata nel 2004 da Nicola e altri 2 soci a Reggio Emilia, oggi con sede a Gattatico (RE). Questa società, finanziata in maniera tradizionale (capitale iniziale apportato dai soci senza ricorso al mercato dei capitali) si è caratterizzata per una crescita lenta ma costante, che l’ha portata ad essere il principale player in Italia, nella nicchia delle reti Wi-Fi open negli spazi pubblici e negli esercizi commerciali.

    Il focus dell’azienda è sempre rimasto lo sviluppo del prodotto attraverso un processo di ricerca continuo, come si addice a un operatore dell’ambito IT; questo avviene anche grazie allo stretto rapporto con il mondo universitario e l’assunzione di giovani risorse tra i neo-laureati.

    Nicola ha conseguito tra il 2014 e il 2017 un PhD in Information Technologies all’Università di Parma, che gli ha permesso di affinare ulteriormente le sue conoscenze nell’ambito delle reti e soprattutto gli ha dato la possibilità di lavorare negli USA all’interno di progetti, in collaborazione con i colossi IT della Silicon Valley.

    Nel 2017 i soci di Guglielmo e altri componenti del team tecnico hanno fondato la startup Caligoo. L’headquarter della neonata società si trova a Bend (Oregon) anche se il cuore pulsante dello sviluppo dei prodotti resta in Italia. L’obbiettivo è intraprendere un processo di finanziamento tramite fondi di venture capital negli Stati Uniti, con la consapevolezza che questo porterà il progetto a un veloce successo o al contrario a un rapido fallimento.

    IL PROCESSO DI FINANZIAMENTO

    Caligoo è una società di diritto americano, questo le permette di rivolgersi al mercato dei capitali USA in maniera autonoma.

    Come ci ha spiegato Nicola il fundraising si è dimostrato una sfida completamente nuova e molto impegnativa. Uno degli step fondamentali è elaborare un pitch efficace e convincente per i possibili investitori; questo richiede la capacità di semplificare concetti molto complessi e individuare le giuste leve per attrarre l’attenzione degli investitori. A tal proposito ci ha illustrato l’importanza di abbandonare parzialmente l’approccio ingegneristico, rinunciando a spiegare interamente la tecnica dietro le soluzioni proposte, privilegiando, invece, una narrativa che possa essere comprensibile anche ai non addetti ai lavori.

    L’attività di fundraising ha occupato a tempo pieno i soci di Caligoo, almeno per il primo anno, costringendoli, in questo primo momento, a mettere da parte l’attività commerciale di penetrazione del mercato.

    La ricerca di capitali è stato un parziale successo: nonostante non sia stato raggiunto il target sperato, questa è stata l’opportunità per avere una presenza stabile e per elaborare un piano per gli States. Le risorse per l’early stage sono arrivate da Seven Peak Ventures, un fondo di venture capital locale a Bend, specializzato nel finanziamento iniziale per avviare le attività operative. Altri capitali sono invece stati reperiti tramite business angel, investitori privati, sia italiani che nordamericani.

    IL PRODOTTO

    Il servizio offerto da Caligoo si concentra sulla raccolta e attivazione dei dati, ossia studiare i clienti e definire come interagire con loro al fine di aumentare le vendite, migliorando la customer experience in maniera innovativa. Ciò avviene attraverso la costituzione di un contatto digitale avanzato, cucito intorno al cliente.

    Il prodotto offerto si sostanzia in un applicativo di profilazione dell’utente, in grado di offrire la personalizzazione dell’esperienza di acquisto, basata sulla correlazione di informazioni contestuali e dati ottenuti tramite vari canali digitali in particolare legati al mondo mobile, come le app, i digital wallet o la rete Wi-Fi.

    La startup è business-to-business: il target di cliente è costituito da tutte le tipologie di esercizi commerciali che si interfacciano con clienti in presenza, all’interno di uno store fisico, e che sono interessati ad offrire la migliore esperienza d’acquisto possibile. Si tratta, per lo più, di centri commerciali e punti vendita affiliati a grandi catene, ma anche filiali bancarie e singoli negozi di vendita al dettaglio. Caligoo viene pertanto ingaggiata per costruire la soluzione tecnologica, con la quale gli store/esercizi commerciali si rivolgono ai propri clienti finali.

    Tecnicamente il servizio prevede la raccolta di dati degli utenti (cioè i clienti dei negozi) e l’analisi di questi tramite un algoritmo, il quale invia loro una serie di azioni, volte all’ottimizzazione dell’esperienza di acquisto.

    Approfondiamo l’articolazione dell’offerta per fasi:

    1. Raccolta dati: può essere una raccolta anonima se il cliente non concede autorizzazioni esplicite (come la posizione interna all’interno dell’esercizio, ottenibile mediante la rete Wi-Fi) oppure con autorizzazione, che permette di offrire una maggiore customizzazione dell’esperienza, avendo più dati a disposizione come avviene con l’utilizzo di app mobile;
    2. Cognitive Engine: il codice che calcola quali azioni proporre al cliente, è il fulcro centrale della soluzione da un punto di vista logico e si trova a livello back end. Esso si interfaccia con i dati ricevuti e ottenuti (quindi sia attraverso l’interazione diretta con il cliente, che indirettamente, grazie a dati ambientali, relativi, ad esempio, al clima, all’affollamento nella zona, ecc.) ed elabora le possibilità di interazione da proporre;
    3. Contatto con il cliente: questo può avvenire tramite 3 diversi strumenti, in base alla tipologia di soluzione implementata dal negozio. Di conseguenza anche le azioni che si richiedono di compiere al cliente sono differenti:
      Smart screen: letteralmente schermo digitale, come come gli schermi pubblicitari che vediamo in aree pubbliche e che Caligoo è in grado di rendere interattivi attraverso la scansione di codici QR e senza la necessità di installare app. Consentono sia azioni dirette sullo schermo che di scaricare un pass che viene aggiunto nell’app wallet, integrata negli smartphone;Digital wallet: questa funzionalità, predefinita su molti device mobili come l’iPhone, viene sfruttata scaricando un pass, il quale consente a terzi (in questo caso Caligoo) di inviare notifiche agli utenti. È uno strumento monodirezionale e passivo;App: il possesso dell’applicazione del locale/centro commerciale/catena di punti vendita consente il massimo grado di interazione. Grazie ad essa è possibile accedere ad una quantità di informazioni di gran lunga superiore rispetto alle altre soluzioni. Inoltre, si hanno anche molti più strumenti per contattare il cliente/utente e offrigli azioni da compiere. I servizi di Caligoo vengono implementati inserendo una porzione di codice, che ne abilita la funzionalità, all’interno del codice sorgente dell’app proprietaria preesistente dello store.

    La possibilità di fare installare l’applicazione a tutti i clienti non è un obbiettivo semplice da perseguire, in particolare se si tratta di singoli negozi/esercizi commerciali e non di grandi catene. Per questo si utilizzano armonicamente queste tre vie, con la possibilità di adattare la soluzione implementata al contesto specifico. La flessibilità di adattamento della soluzione da implementare al caso specifico è una caratteristica fondamentale per Caligoo, almeno in questa prima fase, al fine di acquisire un portafoglio stabile di clienti. Infatti, sostiene Nicola: “più introduci complessità e azioni da far compiere al cliente, minori sono le probabilità di chiudere il deal”.

    Vengono offerte anche soluzioni di fog computing per soddisfare esigenze particolari di alcune categorie di clienti come possono essere le banche. Si tratta di una tecnologia che prevede un’architettura di logica inversa rispetto a quella del cloud computing: invece che decentralizzare su server non di proprietà, viene progettata e costruita una struttura fisica di rete interna all’attività (con server propri), che consente di offrire maggiori standard di sicurezza (edge computing) e di ridurre i tempi di elaborazione e di attesa per i clienti. È evidente che si tratta di una situazione particolare, necessaria per pochi, che comporta anche costi rilevanti. Tuttavia, a nostro parere, offrire soluzioni di questo livello è fonte di vantaggio competitivo non irrilevante.

    Infine l’aspetto legale è stato preso molto seriamente e sono subito state incaricate figure che verificassero l’aderenza alle norme in questo ambito, in particolare alla stringente GDPR europea.
    Oltre a garantire il massimo rispetto nella raccolta e l’utilizzo dei dati, Nicola si è soffermato sull’importanza di richiedere al cliente dati che siano funzionali all’esperienza di acquisto. Infatti, in seguito ad un’attenzione alla privacy più diffusa, alla richiesta di informazioni generali, la reazione è spesso avversa rispetto al dichiarare dati personali. Lo stesso non avviene di fronte alla domanda di informazioni direttamente correlate all’attività di vendita, per questo le soluzioni offerte da Caligoo, nel caso richiedano l’inserimento di informazioni aggiuntive da parte del cliente, privilegiano quesiti strettamente attinenti all’esperienza d’acquisto.

    CONCLUSIONI

    A nostro avviso Caligoo rappresenta una realtà molto interessante, crediamo infatti che si occupino di un settore finora piuttosto trascurato. Non è infrequente imbattersi in applicazioni mobile, Smart screen o reti Wi-Fi pubbliche, offerte da esercizi commerciali, poco funzionali, i cui costi per il mantenimento non sono di certo compensati da una maggiore redditività.

    I brand grandi e piccoli sono ora in grado di raccogliere dati dal loro asset digitale, ma il pezzo mancante è la capacità di “attivare” questi dati, ovvero di metterli in tempo reale a disposizione della customer experience e di conseguenza incrementare anche i ricavi. Al fine di raggiungere una crescita consistente di fatturato la scelta più azzeccata riteniamo potrebbe essere quella di puntare sui clienti che possano garantire ingenti contratti, così da assicurarsi entrate costanti e certe. Inoltre, il prodotto offerto da Caligoo è maggiormente ottimizzato per quegli esercizi commerciali che possiedono un’applicazione proprietaria, la quale permette di raggiungere il massimo grado di interazione con l’utente finale.

    Il target di cliente ideale è costituito da grandi centri commerciali e catene della ristorazione, che possiedono tutte queste caratteristiche.
    Riteniamo che il prossimo step fondamentale di crescita sarà riuscire a concludere qualche contratto grosso con questi ultimi, i quali sono i soggetti maggiormente disposti a pagare cifre consistenti per ottimizzare in maniera sostanziale il processo di interazione digitale con i propri clienti. Infine, l’attuale organizzazione del lavoro a progetto, la quale garantisce un’ampia possibilità di personalizzazione per il singolo committente, genera buoni margini di profitto soprattutto lavorando su grandi contratti, per i quali il notevole impiego di know-how specialistico può essere adeguatamente remunerato.

     

    Intervista a cura di Federico Musi e Federico Puddu del VGen Innovation HUB Bocconi

  • EIC Fund: la Commissione europea entra nel capitale delle startup

    EIC Fund: la Commissione europea entra nel capitale delle startup

    L’ecosistema dell’innovazione necessita di investitori professionali e istituzionali per accompagnare i progetti innovativi nelle fasi più critiche del loro stadio di vita. La pandemia da Covid-19, se da una parte ha reso evidente l’inadeguatezza di una parte del tessuto produttivo al cambiamento, dall’altra ha favorito l’accelerazione di forme di investimento diretto nel capitale di rischio di progetti imprenditoriali altamente innovativi e caratterizzati da un alto grado di flessibilità. È il caso dell’iniziativa in capo alla Commissione europea, che ha lanciato una nuova formula di finanziamento per le startup che scopriremo di seguito.

     

    Innovazione e venture capital: a che punto siamo?

    La performance in ricerca e innovazione dei paesi UE continua a migliorare ad un ritmo costante, come confermato dal quadro europeo di valutazione dell’innovazione (EIS – European Innovation Scoreboard) per il 2020, mostrando un vantaggio rispetto agli USA ma perdendo posizioni rispetto ai maggiori concorrenti globali, quali Australia, Giappone e Corea del Sud. Per quanto riguarda l’Italia, pur presentando un trend positivo nell’ultimo decennio, non spicca né tra i leader né tra i paesi forti sull’innovazione, bensì figura tra gli “innovatori moderati”, con un rendimento inferiore a quello della media europea. Tra i 27 indicatori usati al fine di valutare il rendimento dell’innovazione, nel caso italiano, tra i più bassi vi è quello inerente finanziamenti e aiuti; questo include le spese di venture capital segnate al valore di 51,5 Summary Innovation Index, mentre il livello medio europeo si attesta almeno a 23 punti in più[1]. L’Italia sconta un forte ritardo per capitale investito nel venture capital e, nonostante alcuni sforzi siano stati compiuti negli ultimi anni, il tasso di crescita del settore è ancora inferiore rispetto a diversi paesi europei.

    Molti progetti di ricerca hanno infatti difficoltà ad attrarre finanziamenti in equity e passare alla fase di commercializzazione. È per questo necessario colmare il gap di finanziamenti che interessa le attività di trasferimento tecnologico, vale a dire del passaggio di conoscenza, competenze, metodi di fabbricazione, campioni di produzione e servizi dall’ambito della ricerca scientifica a quello del mercato. Esistono già strumenti finanziari a supporto delle imprese innovative, sia tramite entità di carattere nazionale come CDP Venture Capital SGR – un vero e proprio impulso all’ecosistema del venture capital italiano –, sia a livello europeo, con il Fondo Europeo per gli Investimenti (FEI) e le azioni della Banca Europea degli Investimenti (BEI). Invece, risale a giugno 2020 la notizia dell’istituzione di un nuovo fondo di investimenti creato dalla Commissione europea e che avrà quote di partecipazione previste tra il 10% e il 25%.

    Per la prima volta la Commissione decide di fare la sua parte anche con degli investimenti diretti nel capitale di rischio delle aziende che fanno innovazione. L’iniziativa prende il nome di EIC Fund (in italiano European Innovation Council Equity Fund), e rappresenta uno strumento a sostegno dell’ecosistema innovazione e delle startup a livello europeo.

     

    Cos’è l’EIC fund?

    Nel giugno 2018, nel valutare i progressi del programma Horizon 2020, il Consiglio europeo ha invitato la Commissione a lanciare per il restante biennio 2019 – 2020 una nuova iniziativa a favore della crescita di PMI e startup innovative sui mercati europei e globali, vale a dire per la fase di scaling up. È stata così avviata la fase pilota dell’European Innovation Council (EIC) Accelerator, a sostituzione del precedente SME Instrument.

    Il nuovo strumento del Consiglio europeo per l’innovazione, che troverà più completa realizzazione nel prossimo Quadro finanziario pluriennale 2012 – 2027, nonché nel futuro Horizon Europe, prevede un fondo ad hoc per attrarre co-investitori e investimenti privati.

    La vera novità del fondo rispetto allo SME Instrument riguarda la modalità di finanziamento. Infatti, le aziende selezionate nell’ambito dei bandi dell’EIC Accelerator potranno accedere sia ad una sovvenzione (grant) – compresa tra 500 mila e 2,5 milioni di euro con un tasso di cofinanziamento del 70% – sia ad un finanziamento misto (blended finance) composto da un contributo UE e da una componente di equity. Proprio quest’ultima viene implementata per mezzo dell’EIC Fund, istituito a giungo 2020, il quale investirà tranche da 500 mila a 15 milioni di euro. La Commissione europea parteciperà così al capitale di rischio delle startup, con quote gestite dalla Banca Europea degli Investimenti (BEI) nel ruolo di advisor. Inoltre, il fondo, con il consenso dei beneficiari, metterà in contatto le aziende con la sua rete di mentor, con l’obiettivo di fornire assistenza e raccomandazioni per sviluppare il progetto di business.

    L’operazione della Commissione è rilevante sia perché permette di snellire il processo di assegnazione e gestione dei fondi, sia perché offre una maggiore e più concreta assistenza a coloro che fanno innovazione d’impresa ad alto impatto innovativo. Lo strumento EIC è dedicato a top-innovators, imprenditori, piccole compagnie e ricercatori con brillanti idee e l’ambizione di crescere a livello internazionale. Il finanziamento è pensato per prodotti, servizi o modelli di business radicalmente diversi da quelli esistenti, prevalentemente con applicazione deep tech, tra i cui settori prioritari troviamo energia, ingegneria avanzata, life sciences, digitale, spazio, azione per il clima, mobilità del futuro e innovazione sociale. L’EIC Fund vuole dare opportunità su scala globale alle startup che, pur avendo sviluppato innovazioni di alto valore, non riescono a raccogliere fondi a sufficienza per poter finanziare le loro attività.

    Come sottolineato dal Vicepresidente della BEI, Ambroise Fayolle, le startup sono driver della creazione di lavori altamente qualificati e di crescita, nonché chiave della competitività e della leadership strategica d’Europa. Il fallimento del mercato europeo che rende difficile ottenere finanziamenti va affrontato. Primo nel suo genere, l’EIC Fund – sostiene la Commissaria europea per l’innovazione, Mariya Gabriel – aiuterà a portare rapidamente i prodotti delle startup sui mercati europei e globali, facendo crescere i talenti all’interno dell’UE.

     

    Il potenziale italiano

    Dall’avvio della fase pilota dell’EIC Accelerator nel novembre 2019, sono state 140 le PMI e le startup individuate dalla Commissione UE per accedere ai finanziamenti misti in equity, per un totale di circa 582,6 milioni di euro. Per quanto riguarda le selezioni di novembre 2019, gennaio e marzo 2020, tra le italiane hanno vinto il finanziamento solo due aziende[2]; il numero non cambia per luglio, quando le selezioni sono avvenute nello specifico nell’ambito del Green Deal e dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, come richiesto dall’aggiornamento di marzo 2020 al programma di lavoro EIC, che è stato finalizzato – tra le altre cose – a fornire speciale supporto alle iniziative imprenditoriali con CEO donna (“led by women”). Seguirà il round di novembre 2020 che, a seconda della domanda e della qualità delle proposte, potrà contare su almeno un terzo del budget totale messo a disposizione dal Consiglio europeo per l’innovazione, per un ammontare di circa 10 miliardi.

    Vale la pena specificare che, secondo l’EIS 2020[3], l’Italia va molto bene nell’innovazione delle piccole e medie imprese, con un forte risultato in termini di innovazioni di prodotto/processo, organizzative e di marketing e infine di innovazione in-house, per un valore totale superiore di circa 13 punti a quello medio europeo. Il potenziale italiano necessario per accedere ai fondi è quindi altissimo e l’opportunità offerta dalla Commissione europea va colta e sfruttata nel migliore dei modi, ora più che mai, al fine di contrastare l’impatto pesantissimo della pandemia e di gestire efficacemente la trasformazione strutturale che caratterizza questo periodo.

    Fonti:
    [1] https://ec.europa.eu/growth/industry/policy/innovation/scoreboards_en
    [2] https://ec.europa.eu/research/eic/pdf/ec_rtd_eic-accelerator-blended-finance.pdf
    [3] https://ec.europa.eu/docsroom/documents/41880

  • 8 lug, Webinar “Il Futuro del settore Healthcare” w/Plusimple

    8 lug, Webinar “Il Futuro del settore Healthcare” w/Plusimple

    Live webinar da non perdere per tutta la Community di VGen!

    In questa occasione incontreremo Claudio Piccarreta, CEO di Plusimple, startup innovativa a vocazione sociale che opera nel settore sanitario.

    Verranno presentate e approfondite le tematiche relative alla Digital Health Care e all’evoluzione del relativo settore negli ultimi anni, in particolare a seguito della recente epidemia da Covid-19.

    Contenuti:
    • Introduzione generale al settore della Healthcare
    • Stato dell’arte del settore
    • Evoluzioni degli ultimi anni e prospettive future.
    • I processi di digitalizzazione (sia privata che pubblica) nell’Health Care
    • Il rapporto tra sanità e analisi dei dati
    • Plusimple: storia, prodotto, tecnologia e vision
    • Consigli ai giovani ascoltatori
    • Domande dal pubblico

    ⌚ 18.00
    📍 Facebook live sul gruppo Innovation Ground
    LINK: https://www.facebook.com/groups/vgencommunity/

  • #RestartLombardia: i vincitori della call di innovazione

    #RestartLombardia: i vincitori della call di innovazione

    Comunicato Stampa

    Milano, 01.07.2020

     

    #RestartLombardia, la call d’innovazione per la ripartenza dopo l’emergenza COVID-19, giunge al termine con oltre 150 partecipanti da tutta Italia. 22 progetti, divisi per categorie, sono stati premiati e accederanno a percorsi di Open Innovation con le aziende dei cluster tecnologici della Lombardia.

    #RestartLombardia è un’iniziativa lanciata dalla startup VGen LAB, in collaborazione con Open Innovation Lombardia, per promuovere il rilancio del territorio lombardo attraverso idee e soluzioni innovative provenienti dall’ecosistema startup e dal grande pubblico.

    La call d’innovazione è stata suddivisa in due fasi. La prima, appena conclusa, ha individuato e premiato progetti innovativi proposti da startup, studenti e freelancer. La seconda fase, che partirà da metà luglio, avrà come obiettivo quello di connettere i vincitori della call con le aziende del territorio lombardo al fine di avviare processi di Open Innovation.

    Gellify, piattaforma di innovazione che connette le startup B2B digitali alle aziende tradizionali e partner tecnico-scientifico dell’iniziativa, supporterà il trasferimento tecnologico tra i proponenti delle soluzioni e le PMI lombarde ed avrà un ruolo chiave nei processi di implementazione dei progetti.


    I vincitori

    La call è costituita due tipologie di sfide, una rivolta alle startup e una generica aperta al grande pubblico. L’obiettivo in comune è quello di proporre soluzioni innovative per supportare le aziende lombarde nei processi di innovazione e adattamento al nuovo contesto economico. Durante l’evento digitale #RestartLombardia “Ripartire dall’innovazione” sono stati eletti i vincitori che parteciperanno alla seconda fase della competizione.

    I vincitori della Startup Challenge (in ordine alfabetico): Ioota, Latitudo, OaCP, Plusimple, Quickly Pro, Senpai, Soonapse, SynDiag. Tactile Robots, Wenda.

    Vincitori della General Challenge: Furnitile, Behind the Glass, My Lombardia, Urban Lab, in-SOAP, Recharge-Mi, Boot, Progetto MMXII, FashionTech, Realtà aumentata e fashion retail.

     

    Partner aderenti

    Oltre 30 partner da tutta Italia hanno supportato l’iniziativa promuovendola nell’ecosistema startup e negli ambienti universitari.

    Ecosistema startup: Gellify, Bio4Dreams, Impact HUB Milano, Heroes Meet in Maratea, Capital Venture Consulting, Campus Party Italia.

    Associazioni studentesche e community: Blab, Eclub Polimi, Eclub Pavia, Pillole di Economia, Unilab, Svolta studenti, WIBF, Best Polimi, Uninformazione, Cafoscari Now, BSFA, Studenti in Movimento Trieste, Joseph Marketing, Economia del Suicidio, Innovatori del futuro, Svolta Studenti.

     

    Commenti degli organizzatori

    “Siamo molto soddisfatti dei risultati raggiunti da questa call d’innovazione che è riuscita a coinvolgere in modo attivo istituzioni, startup e università. Questa sinergia ha permesso di raggiungere risultati importanti in termini di partecipanti e qualità dei progetti proposti.” – ha dichiarato Gabriele Belfiore, Co-founder di VGen LAB.

    “L’alta qualità dei progetti partecipanti conferma il potenziale innovativo dell’ecosistema startup e lo spirito imprenditoriale delle nuove generazioni. Come partner tecnico-scientifico di #RestartLombardia saremo lieti di supportare i processi di implementazione con le aziende del territorio lombardo. La collaborazione tra aziende consolidate e startup è un elemento chiave per ripartire, con una marcia in più” – ha dichiarato Lucia Chierchia, Managing Partner & Phygital Factory Lead Gellify.

     

    About Gellify

    Gellify è una piattaforma di innovazione che connette le startup B2B ad alto contenuto tecnologico con le aziende tradizionali per innovare i loro processi, prodotti e modelli di business.

    Con sede centrale in Italia e uffici in Spagna e negli Emirati Arabi Uniti, il successo dell’azienda si basa sul suo modello unico che infonde alle aziende le più avanzate tecnologie delle startup B2B e le competenze di Gellify. La piattaforma accompagna le startup dal loro stato embrionale “gassoso” o “liquido” ad uno stato “solido” affidabile e scalabile attraverso il suo programma di crescita esclusivo e proprietario, la “GELLIFICAZIONE“. Questa crescita è finanziata attraverso investimenti intelligenti (smart), attuati da Gellify e dai suoi co-investitori.

    Gellify ha inoltre creato una community dal nome ‘EXPLORE’ in cui imprenditori, innovatori e professionisti possono entrare in contatto su qualsiasi dispositivo digitale. Attraverso l’app, scaricabile dall’App Store e da Google Playstore, gli iscritti possono fare esperienze phygital che si alternano tra il mondo fisico e quello digitale, partecipare ad eventi, e infondere alle loro aziende le più avanzate tecnologie delle startup e le competenze di GELLIFY.

    Contatti GELLIFY

    Corporate Communications
    Daniela Abbondanza
    Tel 342 0982305 • daniela.abbondanza@gellify.com
    www.gellify.com

  • 18 giu, “La Musica è cambiata: la vera storia di Soundreef” w/Davide D’Atri

    18 giu, “La Musica è cambiata: la vera storia di Soundreef” w/Davide D’Atri

    Live webinar da non perdere per tutta la community di VGen.

    In questa occasione incontreremo Davide D’Atri, Founder & CEO di Soundreef, la startup che ha messo fine al monopolio secolare della SIAE nel mercato dei diritti di autore. Quella di Soundreef è una storia incredibile di persone, grandi artisti, tenacia, ostacoli, sconfitte, successi, intrighi politici e tribunali.

    Contenuti:
    • Cenni sulla formazione personale
    • Esperienze lavorative ed extralavorative prima di Soundreef
    • Nascita di Soundreef: dall’idea e il team, fino al go to market
    • Soundreef: prodotto, VP, tecnologia e vision
    • L’esperienza in accelerazione in Luiss Enlabs
    • L’espansione internazionale
    • La disputa con SIAE
    • Il futuro di Soundreef
    • Consigli ai giovani ascoltatori
    • Domande dal pubblico

    Moderatore: Riccardo Madrigali

    ⌚ giovedì 18 giugno h 18.00
    📍 Facebook live sul gruppo Innovation Ground ⤵️
    https://www.facebook.com/groups/vgencommunity/

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