Diversity, Equity e Inclusion: Il lavoro secondo la Generazione Z

Erede dei cosiddetti Boomers della Generazione X e non poi così lontana dai Millennials, la Generazione Z è quella dei giovani cresciuti durante La Grande Recessione e in contesti multietnici e multirazziali con un senso di giustizia sociale tale da indurli a cercare un posto di lavoro in cui sia presente una forte strategia di Diversity, Equity e Inclusion.

Considerata la generazione più difficile da sorprendere, esigente e alla costante ricerca di cambiamenti significativi nella società, i giovani nati tra il 1997 e il 2012 sono promotori di etica e uguaglianza; la loro spiccata sensibilità nei confronti delle tematiche di genere, inoltre, conduce alla costante ricerca di strategie comunicative online e offline che siano il più possibile “gender-neutral ”.

Più sensibile anche alle tematiche della salute mentale e della crisi climatica, la Generazione Z punta ad inserirsi in contesti attenti all’ambiente e people-centric in cui l’attività umana è attenta alla conservazione delle risorse del Pianeta e le persone messe al centro. Tutto ciò fa sì che vi sia sempre un equilibrio che permetta una libera espressione dell’individuo su tutti i fronti.

Date queste premesse, per i giovani della Generazione Z diventa di fondamentale importanza trovare un contesto lavorativo e aziendale che sia aperto a diversità e inclusione, in cui le persone possono essere sé stesse senza filtri né confini etnici, culturali, sessuali e religiosi.

È così che per le imprese diventa necessario adottare pratiche di Diversity, Equity e Inclusion che contribuiscano ad avere uno staff ‘uguale ed equo’ su più fronti, apportando i seguenti benefici all’attività dell’organizzazione:

📌 Aumento della produttività dei dipendenti e del profitto;
📌 Miglioramento dei processi decisionali grazie all’eterogeneità al tavolo delle trattative;
📌Vantaggio competitivo grazie a migliori brand reputation e brand image
📌 Aumento dell’appeal del brand per i nuovi talenti

Un’azienda con queste caratteristiche è per la Generazione Z ‘più umana e socialmente responsabile’, in quanto risponde alle loro esigenze di trovare un posto di lavoro in cui potersi esprimere al meglio e soprattutto in cui poter continuare a guardare il mondo da più prospettive.

Ma come si fa a costruire un ambiente organizzativo equo, inclusivo e aperto alla diversità? Ecco qualche consiglio utile:

👉 Feedback a tutti i livelli gerarchici: mantenere il dialogo aperto è funzionale a far sì che tutti i dipendenti si sentano sempre liberi di dire la propria. Utilizzando i giusti toni ogni dipendente può esprimere il proprio disappunto anche con un superiore, senza timori o riserve. Una cultura equa è prima di tutto volta alla crescita di tutto il personale, a prescindere dal livello;

👉  Mescolare le culture: assumere dipendenti appartenenti a diverse etnie aiuta a portare nuove prospettive in azienda, arricchendo il bagaglio culturale ed esperienziale dell’organizzazione. Valorizzare le differenze tra culture è funzionale ad ampliare il punto di vista del personale e allenare l’empatia nei confronti dell’altro;

👉 Creare spazi gender-neutral: rispettare l’individualità di ognuno comprende l’accettare che nascere maschi o femmine non significhi necessariamente riconoscersi nel ruolo sociale correlato al sesso biologico. Uno spazio senza genere consente agli individui di poter essere chi vogliono, di potersi riconoscere in una categoria oppure no senza timore di essere giudicati, ma anzi venendo compresi e accolti;

👉 Benefit alla pari: a prescindere dal sesso, dall’etnia, dalla posizione gerarchica o da qualsiasi altro fattore, i benefit concessi ai dipendenti devono rispettare la diversità degli individui, soddisfarne le esigenze e non creare situazioni di disequilibrio. Un ambiente aperto alla diversità, all’inclusione e all’uguaglianza, è un luogo in cui tutti sono sullo stesso piano;

👉 Adozione di strategie di Disability Management: una cultura aziendale aperta alla diversità abbraccia anche la disabilità fisica, visiva e/o uditiva. Grazie alla creazione di spazi idonei, programmi di formazione professionalizzante e schemi di lavoro più flessibili, è possibile aprire le porte della propria azienda anche a persone con disabilità, trasformando un obbligo legale in valore;

👉 Corsi di lingua dei segni: lo svolgimento di corsi di LIS (Lingua Italiana dei Segni) aiuta i dipendenti ad aprirsi ai colleghi con disabilità uditiva. Grazie ad essi, è possibile costruire un ambiente organizzativo aperto, equo ed inclusivo grazie a modalità di comunicazione alla portata di tutto il personale.

Ognuno di questi punti è essenziale in una buona strategia di Diversity, Equity e Inclusion così da attrarre e trattenere i migliori talenti in tutti gli ambiti. Inoltre, è funzionale anche all’implementazione di iniziative di Employer Branding efficaci a comunicare il proprio impegno nel creare un ambiente organizzativo attento alle esigenze dei dipendenti e ai loro background, aperto a nuove idee e prospettive socio-culturali.

 

 

 

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