Tag: tech

  • DALL E: a volte le dimensioni contano

    DALL E: a volte le dimensioni contano

    DALL E è l’ultimo lavoro dei laboratori di OpenAI. L’ enorme rete neurale, con più di 12 miliardi di parametri, è in grado di generare immagini da una descrizione testuale. Il risultato sbalorditivo è la sua capacità di combinare oggetti che non hanno nessuna relazione fra di loro per produrre immagini plausibili. Input come “una sedia a forma di Avocado” e un “cubo a forma di porcospino” producono in output immagini sensate che mettono in evidenza una certa “vena creativa”. 

     

     

    Molto interessante è anche la sua capacità di affrontare problemi per i quali non è stato esplicitamente progettato. Come, ad esempio, creare uno sketch del contenuto di un’immagine o aggiungere dettagli all’interno della stessa. Questa abilità, chiamata “Zero-Shot reasoning” è un passo importante verso modelli in grado di generalizzare e risolvere diversi tipi di tasks senza bisogno di modifiche specifiche.

     

    Esempio di “zero-shot reasoning” con input l’immagine di un gatto e la stringa “lo stesso identico gatto in alto e uno schizzo in basso”

     

    Come GPT-3 su cui è basato, DALL E utilizza un’architettura chiamata “transformerche sta producendo risultati fino a pochi anni fa inimmaginabili nel campo del processamento dei linguaggi naturali. La cosa più interessante è che i traguardi raggiunti non sono frutto di un breaktrough, ma sono la conseguenza di un aumento esponenziale dei parametri della rete neurale e delle quantità di dati utilizzata per il training. Per esempio, per GPT-3 sono stati utilizzati 175 miliardi di parametri e quasi 45 Terabytes di testo e, secondo alcune stime, il costo totale della fase di training è stato circa 4.6 milioni di dollari. È ragionevole pensare che per DALL E si abbiano cifre simili.

    È importante mettere in evidenza che il lavoro svolto da OpenAI, sebbene abbia innumerevoli possibilità di applicazione, è tuttavia lontano dall’essere fruibile in ambienti di produzione ma è certamente un primo passo importante nella direzione giusta. Inoltre questi risultati aprono nuovi scenari nel mondo della ricerca sui transformers. In futuro altri teams di ricerca, incoraggiati dal lavoro di OpenAI, potrebbero concentrarsi sullo sviluppo di architetture con miliardi di parametri che fanno delle dimensioni il loro punto di forza, in contrasto con una tendenza generale a ricercare l’algoritmo perfetto. 

     

    A cura di Sergio Placanica del VGen Engineering Hub

  • DiM 400: l’avanzato simulatore di guida del Politecnico di Milano

    DiM 400: l’avanzato simulatore di guida del Politecnico di Milano

    Il continuo ed esasperato (ma necessario) sviluppo tecnologico necessita di strumenti sempre più all’avanguardia per mantenere il suo ritmo di crescita esponenziale, strumenti sempre più complessi e di conseguenza costosi. 

    Un importante passo in questa direzione, nell’ambito dell’automotive, è stato compiuto dal Politecnico di Milano grazie all’acquisizione di un valore che si rivelerà fondamentale per lo sviluppo di nuove tecnologie concernenti la costruzione di veicoli stradali (almeno finora) sempre più sicuri, ecosostenibili e piacevoli da guidare. 

    Si parla di quello che, ad oggi, è il più avanzato simulatore di guida sul mercato, concepito ed ingegnerizzato da VI-grade: il DiM400. 

    Questa “console da videogiochi” da 5 milioni di euro è in grado di ricostruire gli scenari di guida più realistici e più diversi tra loro, garantendo per ognuno di questi la più alta fedeltà alla corrispondente esperienza nella “vita reale. 

    La necessità di avere a disposizione uno strumento di questa entità è molto semplice: l’attenzione nei dettagli costruttivi e nell’implementazione informatica di questo dispositivo, lo rendono lo strumento più adatto per dare il via ad un vero e proprio processo di transizione nell’ambito della progettazione di veicoli, dai test effettuati nella realtà, alla simulazione. 

    Di certo però, trovandoci nel 2020, è lecito pensare che non sia questo il primo strumento di simulazione per la progettazione nell’ambito dell’automotive, ed effettivamente un pensiero del genere oltre ad essere giustificato, è anche più che corretto. Il vero valore aggiunto del DiM400, che lo rende unico rispetto ad ogni altro simulatore sul mercato, è l’interfaccia tra l’utente (colui che si mette al volante del cockpit montato sulla struttura) ed il simulatore stesso. 

    L’attenzione maggiore in fase di progettazione da parte di VI-grade, è stata infatti posta proprio sulla ricerca della modalità più efficace di trasmettere la sensazione di guida più realistica possibile all’utilizzatore del DiM400, utilizzando nuovi dispositivi di sollevamento della cabina chiamati “Hexalift, in grado di aumentare la corsa degli attuatori per il movimento in direzione verticale, ed un ingegnoso sistema di movimentazione orizzontale basato sull’utilizzo di funi (non rigide) ad alta resistenza. 

    L’utilizzo di questo sistema cablato consente di conferire maggiori accelerazioni alla struttura e di rendere più naturali e fluidi (o dinamici in base alle impostazioni) i movimenti del cockpit al fine ultimo di rendere l’esperienza di simulazione quanto più simile alla realtà. 

    Il tutto è chiaramente facilitato da un’immersione a 360° nell’ambiente di guida virtuale comprensivo di simulazione di traffico, segnali stradali, simulazione di pedoni ed altri elementi tipici di uno scenario urbano oppure, all’evenienza, extra-urbano. 

    In questo video si può avere riscontro di quanto detto, osservando con particolare attenzione la leggera oscillazione della cabina dovuta all’esecuzione di alcune curve strette (secondo 0.45) al fine di ricreare l’effetto centrifugo dato proprio in fase di curvatura. 

    Questa cura nei dettagli permette chiaramente all’utilizzatore di affrontare l’esperienza come se stesse guidando la propria auto, in base alle proprie abitudini e facendo fede alle proprie capacità fisiche tra le quali, in particolare, i riflessi. Quindi, unendo alla soggettività di ognuno nel modo di guidare, impostazioni più tecniche supportate dal dispositivo come il tipo di pneumatici, il tipo di motore, carburante, condizioni ambientali, manto stradale ed infiniti altri parametri, si ha la possibilità di avere, ad esempio, una mappatura completa al 100% sui consumi, oppure effettuare dei test per il potenziamento di sistemi avanzati di assistenza (ADAS) e sulla guida autonoma. 

    Gli impieghi di maggior rilievo per questo gioiello che racchiude le migliori competenze nei settori meccanico-elettrico-informatico saranno principalmente, oltre quelli già citati, la pura ricerca relativa alla dinamica del veicolo e lo sviluppo di vetture per la mobilità ecosostenibile sia ad uso civile sia in ottica di una possibile transizione al sustainable motorsport”. 

    Il Dim400 sarà senza dubbio un nodo di congiunzione tra il Politecnico ed importanti esponenti nel settore dell’automotive; unendo le possibilità materiali offerte da questa nuova tecnologia alle competenze messe in gioco dalle due parti, il contributo all’innovazione sarà assicurato e di forte impatto. 

    A cura di Lorenzo Campioni del VGen Engineering Hub

  • Employer Branding sui Social in trend | Live webinar

    Employer Branding sui Social in trend | Live webinar

    LIVE WEBINAR

    Employer Branding sui Social in trend

    TikTok, Clubhouse e Twitch, vale la pena esserci?

    Martedì 30 marzo ore 18:30

    TikTok, Twitch e Clubhouse

    Come le aziende dovrebbero utilizzarli per fare Employer Branding tra le nuove generazioni?

    Sono i social più scaricati del momento, in particolare dalla Generazione-Z. Tutte le più importanti aziende si stanno chiedendo se valga la pena investirci in termini di Employer Branding Brand Awareness.

    Ma vale davvero la pena esserci? E quali sono i risultati attesi?

    Di questo e di casi studio reali parleremo nel prossimo live webinar targato VGen.

    speaker e agenda

    SARA GIGLIOTTI

    Talent Acquisition & HR Project Manager @Haier Europe

    FEDERICO ROGNONI

    TikTok Consultant & Creator and Social Media Manager

    arianna-chieli

    ARIANNA CHIELI

    Content Strategist & Influencer Marketing

    AGENDA

    18:30 – 18:40 | INTRODUZIONE – Riccardo Madrigali (VGen)

    18:40 – 18:50 | IL FUTURO DELL’EMPLOYER BRANDING – Sara Gigliotti

    18:50 – 19:00 | COME CAMBIA IL RAPPORTO TRA L’AZIENDA E I PROPRI SEGUACI (EMPLOYEES E CONSUMATORI) – Arianna Chieli

    19:00 – 19:10 | TIKTOK, TWITCH E CLUB HOUSE: COME FUNZIONANO E COME ATTRAGGONO LE NUOVE GENERAZIONI – Federico Rognoni

    19:00 – 19:10 | Q&A

    Moderatore: Gaia Alaimo (Your Millennial Mentor)

    Le prenotazioni per questo evento sono chiuse!

  • Lavorare in una multinazionale Tech – Incontra IBM

    Lavorare in una multinazionale Tech – Incontra IBM

    Scopri IBM e i percorsi di carriera adatte a te!

    5 speaker provenienti dal mondo IBM presenteranno le opportunità di carriera, i valori e il futuro della multinazionale leader dell’innovazione da oltre 100 anni.

     

    Live webinar gratuito con possibilità di interagire con gli speaker.

    TEMI & SPEAKERS

    Introduzione a IBM  – Monica Forbice

    Primi passi verso IBM – Elisabetta Dal Maso

    I valori di IBM – Floriana Ferrara

    Tecnologia IBM – Vittorio Carullo

    Testimonial – Najla Said

    PARTECIPA

    Per partecipare compila il seguente form. Riceverai una mail con le istruzioni su come partecipare alla live.

  • 18 giu, “La Musica è cambiata: la vera storia di Soundreef” w/Davide D’Atri

    18 giu, “La Musica è cambiata: la vera storia di Soundreef” w/Davide D’Atri

    Live webinar da non perdere per tutta la community di VGen.

    In questa occasione incontreremo Davide D’Atri, Founder & CEO di Soundreef, la startup che ha messo fine al monopolio secolare della SIAE nel mercato dei diritti di autore. Quella di Soundreef è una storia incredibile di persone, grandi artisti, tenacia, ostacoli, sconfitte, successi, intrighi politici e tribunali.

    Contenuti:
    • Cenni sulla formazione personale
    • Esperienze lavorative ed extralavorative prima di Soundreef
    • Nascita di Soundreef: dall’idea e il team, fino al go to market
    • Soundreef: prodotto, VP, tecnologia e vision
    • L’esperienza in accelerazione in Luiss Enlabs
    • L’espansione internazionale
    • La disputa con SIAE
    • Il futuro di Soundreef
    • Consigli ai giovani ascoltatori
    • Domande dal pubblico

    Moderatore: Riccardo Madrigali

    ⌚ giovedì 18 giugno h 18.00
    📍 Facebook live sul gruppo Innovation Ground ⤵️
    https://www.facebook.com/groups/vgencommunity/

  • Hyperloop, come funziona il treno supersonico che sbarca in Italia

    Hyperloop, come funziona il treno supersonico che sbarca in Italia

    Gabriele Gresta, Founder di Hyperloop TT, ha annunciato ufficialmente a Roma il debutto della sua futuristica azienda in Italia. La nuova società si sta già mettendo all’opera per realizzare 6 tratte ad altissima velocità; entro la fine di febbraio, terminata una prima fase di colloqui istituzionali con istituzioni nazionali e locali, inizieranno gli studi di fattibilità che vedranno coinvolte aziende, enti di ricerca, università e grandi aziende. Al momento la società dialoga con Fs, Anas e Trenord e avrà sede istituzionale a Roma, mentre l’operativa a Milano. Gresta ha annunicato che i tempi di realizzazione saranno relativamente brevi e che il modello sarà quello del consorzio: la società porta solamente la tecnologia ma saranno poi i partner locali ad occuparsi della fase operativa e di sviluppo.

    Parte quindi ora il toto-tratte per capire quali saranno le 6 linee di cui finora si parla. Al momento le più concrete sembrerebbero la Verona-Trieste e la Milano Malpensa-Milano Cadorna ma si vocifera anche di una possibile linea sottomarina che colleghi Corsica e Sardegna. Tuttavia, pare che ci sarà attenzione anche per buona parte del sud-Italia avendo l’azienda già incontrato i Presidenti delle regioni Puglia, Sicilia e Basilicata.

    Ma scopriamo come funziona e a che punto di realizzazione è questa tecnologia fantascientifica.
    L’idea, come sappiamo, nasce tra il 2012 e il 2013 da Elon Musk, il quale sognava di trasportare i passeggeri all’interno di un tubo a bassa pressione e per levitazione magnetica, la quale permetterebbe ad un lungo e unico vagone di “scivolare” a velocità elevatissime (circa 1.200 km/h) e senza generare alcun impatto ambientale. Dall’idea visionaria di Musk è poi partita la competizione mondiale alla realizzazione effettiva dei primi Hyperloop. Le aziende coinvolte sono la The Boring Company (azienda dello stesso Musk), la startup Hyperloop Transportation Technologies e la Virgin Hyperloop One, del fondatore di Virgin Richard Branson. Il progetto italiano, come già sottolineato, sarà portato avanti da HTT, società che sembra avere sulle altre un vantaggio competitivo avendo sviluppato un nuovo materiale composito ultraleggero per la realizzazione del treno chiamato Vibranium. Questo materiale, oltre ad essere più leggero e manegevole, ha molta più resistenza dell’acciaio e permette persino di trasmettere informazioni sulla temperatura, la stabilità e l’integrità del veicolo.

    Tuttavia, non saranno la HTT o Musk a realizzare il primo Hyperloop di sempre, bensì la Virgin, la quale sta lavorando sulla prima tratta di sempre che collegherà Abu Dhabi a Dubai. Saranno quindi gli Emirati Arabi il primo Paese a poter vantare questa tecnologia: il treno collegherà le due città in 12 minuti (oggi ci vuole un’ora e mezza) alla velocità di 1.200 km/h e sarà alimentato interamente con un sistema solare ed elettromagnetico. Il vagone unico non avrà finestrini ma soltanto schermi digitali e sarà fornito di tutti i comfort possibili. Il sistema municipale dei trasporti di Dubai, che ha collaborato nella realizzazione del progetto, stima che il nuovo sistema trasporterà una media a regime di 3.400 persone ogni ora. I costi saranno inizialmente molto elevati ma scenderanno nel tempo diventando sempre più accessibili. L’Hyperloop di Virgin è già stato presentato nel marzo del 2019 ma è chiaramente ancora in fase di test. La Virgin ha tuttavia sottolineato che sarà tutto pronto per l’edizione 2020 dell’Expò di Dubai, evento che segnerà quindi il lancio degli Hyperloop nel mondo.

    Per quanto riguarda invece il progetto di Elon Musk e della sua Boring, l’obiettivo è costruire un Hyperloop sotterraneo che parta da Washington e arrivi fino a Baltimora, Philadelfia e New York, con un tempo di percorrenza totale di 26 minuti.

    La HTT sembra dal suo canto molto interessata a sviluppare una rete di distribuzione tecnologica in Europa per differenziarsi dai suoi competitor. In Italia si pensa di utilizzare per lo sviluppo della nuova rete i binari e le strade esistenti, e i corridoi di 20 metri che le ferrovie hanno già in concessione a fianco delle attuali linee.
    Non ci resta che aspettare l’inizio dei lavori! Una grande occasione per il Paese per rilanciare le infrastrutture e gli investimenti ad esse connessi.

  • Cos’è WeChat, l’app cinese tuttofare

    Cos’è WeChat, l’app cinese tuttofare

    Qualcuno sapeva che in Cina fosse maledettamente difficile accedere a Facebook, Linkedin, Instagram, Twitter e qualsiasi altro servizio social che noi utilizziamo quotidianamente? Soltanto tramite l’installazione di una vpn si riesce ad accedere ai nostri social network ed è questo il motivo per cui, approdando in Cina, viene consigliato di scaricare WeChat, l’app che rappresenta praticamente l’unico modo digitale per comunicare all’interno del paese. Probabilmente tutti avranno sentito parlare di questa famosa app ma non sempre ci si è chiesti quali siano tutte le funzionalità che essa svolge.

    WeChat è il sogno (inarrivabile) di tutti i Big Tech: permette di interagire a livello social, di effettuare pagamenti, di acquistare e persino di svolgere le pratiche comunali. Si tratta di un’app che porta all’estremo la digitalizzazione della vita digitale e di tutte le pratiche analogiche come gli acquisti, il pagamento delle bollette, la prenotazione per eventi e altro. All’utente non è richiesto nessun tipo di pagamento monetario, bensì un pagamento in termini di dati concessi alla piattaforma. WeChat ha un po’ le caratteristiche di tutte le app da noi usate quotidianamente messe insieme; ha le funzionalità di messaggistica istantanea come Whatsapp e Telegram, perrmette di fare video come su TikTok, ha le stesse funzioni social di Facebook e Instagram, ha il car sharing integrato di Uber, permette di ordinare qualsiasi cosa come Glovo e JustEat, ha un enorme marketplace, ha un sistema di pagamento interno utilizzato in praticamente qualsiasi attività cinese e, oltre tutto questo, ha numerosissime funzionalità di servizi pubblici online. Insomma, letteralmete un’app con cui poter effettuare qualunque cosa.

    Una schermata del sistema di messaggistica istantaneo di WeChat.

    Formalmente WeChat è stata fondata nel 2011 da un progetto del colosso Tencent, ma nel concreto la popolazione cinese è praticamente obbligata ad utilizzarla, tanto che tende ad identificarsi praticamente come una vera e propria app dello Stato. Ad oggi il numero di utenti utilizzatori è di oltre 1 miliardo, cifra piuttosto lontana dai numeri di Whatsapp e Facebook ma comunque superiore rispetto ad esempio ad Instagram e ad altre app. Quello che però è impressionante è il livello di utilizzo dell’app: si pensi che in Italia la durata media di utilizzo dei social è di circa 2 ore, mentre WeChat in Cina è utlizzata in media 4 ore al giorno. Questo dato da una dimensione di quanti dati personali passino ogni giorno sulla piattaforma.

    Da qui tutta una serie di considerazioni orwelliane riguardo il rapporto tra l’azienda di Tencent e il governo cinese, sulle quali però non si sa molto. Teoricamente, WeChat è un’app disponibile in tutto il mondo anche se il suo utilizzo al di fuori della Cina è praticamente nullo. Oltre questo, la versione cinese di WeChat si chiama in realtà Weixin e ha alcune differenze rispetto alla versione tradizionale. L’azienda ha giustificato questa versione differente con “motivazioni legali di Stato“, anche se dubbi e perplessità permangono in tal senso.

    Alcuni mesi fa in occasione del trentennale degli eventi di piazza Tienanmen di Pechino, il giornalista della BBC, Stephen McDonell, ha postato alcune foto della manifestazione e alcuni cittadini cinesi hanno interagito. Immediatamente WeChat ha bloccato l’account del giornalista per “voci maliziose”, e McDonell, per sbloccare il proprio profilo, ha dovuto “ammettere” di essere in torto tramite l’app e persino ripetere e a voce e davanti alla fotocamera alcune frasi citate dall’app. Insomma, WeChat si è presa timbro vocale e impronta facciale dell’utente.
    A gridare al complotto a volte ci si prende…

     

  • Gli incendi della foresta amazzonica e la deforestazione. Cosa possiamo fare di concreto?

    Gli incendi della foresta amazzonica e la deforestazione. Cosa possiamo fare di concreto?

    Il team di VGen ha deciso di scrivere questo articolo, non orientato al proprio target abituale, al fine di poter dare un contributo, per quanto piccolo, all’attuale situazione globale. 

    In questi giorni, complici gli incendi che si stanno verificando nella foresta amazzonica, molti si stanno interessando al tema della deforestazione. Qualcuno, però, oltre che postare Instagram Stories e lasciare commenti piccati nei più disparati post su Facebook, forse si starà chiedendo cosa possa fare, di concreto, per dare un contributo al mondo;  è possibile farlo, senza nemmeno doversi impegnare molto, ma cambiando semplicemente una piccolissima abitudine quotidiana: utilizzare un nuovo motore di ricerca.

    Ecosia, fondato nel 2009, è un Search Engine (come Google, per intenderci) che ha fatto della riforestazione la propria missione, donando a progetti che hanno questo scopo l’80% dei proventi delle attività pubblicitarie online mentre il 100% delle donazioni che vengono generate dagli acquisti effettuati tramite gli “Ecolinks”, link affiliati che compaiono nelle ricerche e che garantiscono alla piattaforma un cashback pari al 5% dell’acquisto effettuato dall’utente, vengono destinati a progetti umanitari o ambientalisti in base alla volontà della userbase espressa tramite dei sondaggi periodici.

    Il loro mantra “stiamo costruendo un internet migliore” può sembrare un po’ troppo altisonante, ma stiamo parlando di una società certificata B-corporation, che pubblica mensilmente i suoi rapporti finanziari per dimostrare che effettivamente stia mantenendo la promessa fatta agli utenti, rispettosa della privacy e con impatto ambientale 0.

    Troppo bello per essere vero? Spesso è così, ma pare non stavolta: il giornalista informatico ed esperto debunker Paolo Attivissimo si è occupato del caso ed è “ragionevolmente tranquillo sull’efficacia e l’autenticità dell’iniziativa Ecosia” (qui l’articolo con i dettagli).

    Quindi, come si fa a supportare Ecosia? Nulla di più semplice: basta andare sul sito ecosia.org, utilizzare il loro motore di ricerca ed impostarlo come predefinito nel proprio browser; e ricordate: ogni 45 ricerche effettuate avrete dato il contributo necessario a piantare un nuovo albero.

     

    Articolo a cura di Federico Nolè

  • Masayoshi Son, l’uomo del Vision Fund che decide il futuro del tech

    Non è famoso e conosciuto quanto Zuckerberg, né ricco quanto Bezos e geniale come Musk ma, forse, sarà decisivo più di loro per il futuro delle tecnologie e del nostro mondo. Masayoshi Son, 60 anni, è l’uomo più ricco del Giappone, nonché Ceo & Founder di SoftBank, conglomerato finanziario giapponese che ha all’interno dei suoi ranghi anche il Vision Fund, il più grande fondo di venture capital di sempre. La carriera di Son iniziò nel 1981 quando, grazie alla sua formazione in economia & computer science, fondò SoftBank, società che nel giro di appena due anni sarebbe diventata assoluta monopolista nel mercato software per PC in Giappone.

    Da allora Son ha investito in tantissime società tecnologiche, a partire da Yahoo! per arrivare fino ad Alibaba, dove oggi SoftBank detiene il 28% delle quote per un valore di 140 miliardi di dollari. L’investimento in Alibaba effettuato con 20 milioni nel ’99 è oggi considerato uno dei più riusciti di tutti i tempi e ha permesso a Son di mantenere SoftBank in carreggiata e rilanciarla nonostante il clamoroso tonfo dei “dotcom” dei primi anni duemila.

    Le partecipazioni del Vision Fund appartengono in buona parte a Muhammad bin Salman, figlio del Re dell’Arabia Saudita, il quale ha investito ben 45 miliardi di dollari. Il restante di un totale da 100 miliardi è detenuto per circa il 30% da SoftBank e in parti minori da Apple e da un fondo sovrano saudita. Per capire l’entità del fondo di Son basta riportare questo dato: nel 2016 il totale dei fondi venture a livello mondiale era di 64 miliardi di dollari (The Economist).

    Questa statistica da sola dovrebbe essere sufficiente per capire la spregiudicatezza di un personaggio che investe con un grado di rischio e con capitali a dir poco mostruosi. Il tutto è trainato dalla sua fortissima vision sull’IA che lo porta a sostenere che essa arriverà a controllare l’umanità. Tutti gli investimenti del Vision Fund sono in startup che rappresentano l’ultima frontiera delle tecnologie e che hanno a che fare con robotica, intelligenza artificiale e IoT.

    Un’altra particolarità è data dalla diffusione in termini geografici. Generalmente i fondi venture tendono a focalizzarsi su uno specifico territorio mentre il Vision opera in tutto il mondo, dall’America fino all’Europa e all’Asia. Son ha più volte dichiarato il suo obiettivo di voler unire tecnologia e finanza e creare, grazie a questo collegamento, una Silicon Valley “virtuale”.

    Sono in molti a sostenere che quello dell’investitore giapponese sia un operato semplicemente scellerato, senza alcun criterio di razionalità e che prima o poi il Vision Fund finirà per fallire provocando danni enormi allo sviluppo tecnologico e all’ecosistema. Più aumentano gli investimenti in termini di numero e ammontare, più cresce l’esposizione e la necessità di ricavi. Tuttavia, ad oggi, risulta quasi impossibile dare una valutazione sui vari investimenti considerando che l’orizzonte temporale di riferimento di Son è decisamente molto lungo. Solo tra qualche anno potremmo dire se le sue valutazioni sono state giuste come con Alibaba 20 anni fa. Lui, nel frattempo, sostiene che i suoi investimenti sono in un’ottica di 200 o 300 anni, al fine di costruire la società del futuro. Noi ci accontentiamo, al momento di conoscere gli unicorni del 2019…

    Articolo di Riccardo Madrigali

Ottieni il report

Compila il form per richiedere gratuitamente il report “Cosa cercano i talenti STEM dalle aziende“. Il nostro team risponderà alla tua richiesta quanto prima!

vgen logo
Panoramica privacy

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.