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  • Women in Finance | Live Webinar

    Women in Finance | Live Webinar

    LIVE WEBINAR

    Women in Finance

    L’evento che affronta il tema della parità di genere nel mondo della finanza

    14 APRILE ORE 17:30

    Un confronto sulle opportunità e le sfide per ridurre il gender gap nel settore della finanza

    IL TEMA:

    Il termine FinGap si riferisce al divario di genere presente, ormai in maniera sistematica, nel settore finanziario. Infatti, non solo le donne sono sottorappresentate ai vertici degli istituti bancari, nei consigli esecutivi ed in quelli di amministrazione, ma sono anche molto meno formate in termini di educazione finanzaria. Come arginare questo gap di genere? E quali sono le opportunità e le sfide per le donne che vogliono farsi spazio nel settore della finanza?
     

     

    LE SPEAKERS:

    Tatiana Ancona       Financial Partner presso Azimut Capital Management SGR S.p.A.
    Dopo un’esperienza bancaria ventennale, si avvicina al mondo della consulenza finanziaria per una esigenza di crescita professionale e di ricerca di  libertà d’azione con i clienti. Ricopre inoltre un incarico manageriale in Azimut di supporto al progetto Millennials per l’Area Triveneto. 

    Elisabetta Sala        Financial Partner presso Azimut Capital Management SGR S.p.A.
    Lavora a Milano nel mondo della consulenza finanziaria da 6 anni, è una professionista certificata EFPA. Attualmente ricopre una carica istituzionale nel Comitato Nazionale di ANASF giovani ed è consigliere nel Comitato territoriale della Lombardia. Ha conseguito la Laurea Magistrale in Economia e Finanza a Roma.

    Eleonora Morelli      Head of Politics & Lobbying @WiBF
    Laureata in Scienze Bancarie, Finanziarie ed Assicurative presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, si avvicina al mondo del fintech, dove attualmente lavora, durante gli studi universitari. Durante l’esperienza universitaria, entra a far parte di Women in Business and Finance, in cui si occupa di relazioni verso l’ecosistema partner.

    Angelica La Rosa     Talent Acquisition Team Leader @WiBF
    Dopo la laurea in International HR Management, inizia la sua esperienza lavorativa come recruiter in ambito finanziario, dove supporta le attività di selezione e formazione di talenti. Dal 2019 entra a far parte di Women in Business and Finance, in cui si occupa tuttora del recruitment di nuove associate.

     

    Un confronto sulle opportunità e le sfide per ridurre il gender gap nel settore della finanza

    IL TEMA:

    Il termine FinGap si riferisce al divario di genere presente, ormai in maniera sistematica, nel settore finanziario. Infatti, non solo le donne sono sottorappresentate ai vertici degli istituti bancari, nei consigli esecutivi ed in quelli di amministrazione, ma sono anche molto meno formate in termini di educazione finanzaria. Come arginare questo gap di genere? E quali sono le opportunità e le sfide per le donne che vogliono farsi spazio nel settore della finanza?

     

    LE SPEAKERS

    Tatiana Ancona 
    Financial Partner presso Azimut Capital Management SGR S.p.A.

    Dopo un’esperienza bancaria ventennale, si avvicina al mondo della consulenza finanziaria per una esigenza di crescita professionale e di ricerca di  libertà d’azione con i clienti. Ricopre inoltre un incarico manageriale in Azimut di supporto al progetto Millennials per l’Area Triveneto. 

     

    Elisabetta Sala
    Financial Partner presso Azimut Capital Management SGR S.p.A.

    Lavora a Milano nel mondo della consulenza finanziaria da 6 anni, è una professionista certificata EFPA. Attualmente ricopre una carica istituzionale nel Comitato Nazionale di ANASF giovani ed è consigliere nel Comitato territoriale della Lombardia. Ha conseguito la Laurea Magistrale in Economia e Finanza a Roma.

     

    Eleonora Morelli
    Head of Politics & Lobbying @WiBF

    Laureata in Scienze Bancarie, Finanziarie ed Assicurative presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, si avvicina al mondo del fintech, dove attualmente lavora, durante gli studi universitari. Durante l’esperienza universitaria, entra a far parte di Women in Business and Finance, in cui si occupa di relazioni verso l’ecosistema partner.

     

    Angelica La Rosa
    Talent Acquisition Team Leader @WiBF

    Dopo la laurea in International HR Management, inizia la sua esperienza lavorativa come recruiter in ambito finanziario, dove supporta le attività di selezione e formazione di talenti.
    Dal 2019 entra a far parte di Women in Business and Finance, in cui si occupa tuttora del recruitment di nuove associate.

     

    Durante l’evento potrai:

    CO-ORGANIZZATORI:

    Azimut Holding S.p.A. 
    è una società indipendente, fondata a Milano nel 1988, che si occupa di consulenza e gestione patrimoniale. Dal 2004 è quotata nell’indice FTSE MIB della borsa di Milano ed è presente in 18 paesi nel mondo. Tramite il Progetto MIllennials ed attività come l’Azimut Tlaent Program, si impegna a formare ed accompagnare i giovani consulenti finanziari del domani.

     

     

    Women in Business & Finance (WiBF) 
    è un’associazione di giovani studentesse e professioniste italiane che condividono un forte interesse per l’economia e per la finanza con l’obiettivo di creare un network che permetta alle associate di condividere le proprie conoscenze ed esperienze nel mondo del lavoro, attraverso workshop, talk internazionali e seminari interattivi con donne di successo.


    CO-ORGANIZZATORI:

    Azimut Holding S.p.A. 
    è una società indipendente, fondata a Milano nel 1988, che si occupa di consulenza e gestione patrimoniale. Dal 2004 è quotata nell’indice FTSE MIB della borsa di Milano ed è presente in 18 paesi nel mondo. Tramite il Progetto MIllennials ed attività come l’Azimut Tlaent Program, si impegna a formare ed accompagnare i giovani consulenti finanziari del domani.


    Women in Business & Finance (WiBF) 
    è un’associazione di giovani studentesse e professioniste italiane che condividono un forte interesse per l’economia e per la finanza con l’obiettivo di creare un network che permetta alle associate di condividere le proprie conoscenze ed esperienze nel mondo del lavoro, attraverso workshop, talk internazionali e seminari interattivi con donne di successo.


  • Artificial Intelligence Virtual Internship| Evento finale Accenture

    Artificial Intelligence Virtual Internship| Evento finale Accenture

    LIVE WEBINAR – EVENTO FINALE

    Artificial Intelligence
    Virtual Internship

    Partecipa all’incontro conclusivo con il team di Artificial Intelligence di Accenture dedicato al percorso di Virtual Internship.

    7 LUGLIO ORE 16:00

    Scopri come Accenture ogni giorno applica e lavora con l’Intelligenza Artificiale

    DI COSA SI TRATTA

    L’AI è un aggregato di tecnologie — dal Machine Learning al Natural Language Processing — che permettono alle macchine di percepire, comprendere, agire e imparare.


    PERCHÈ É IMPORTANTE

    L’Artificial Intelligence trasformerà la relazione tra le persone e la tecnologia, potenziando la nostra creatività e abilità.


    A COSA PORTERÀ
     

    Il futuro dell’AI annuncia una nuova era di disruption e produttività, dove l’ingegno umano è amplificato dalla velocità e precisione delle macchine.

    Durante l’evento potrai

    Compila il form e prenota ora il tuo posto per il Webinar

  • Lavorare in Artificial Intelligence | Incontra Accenture

    Lavorare in Artificial Intelligence | Incontra Accenture

    LIVE WEBINAR

    Lavorare in Artificial Intelligence

    Incontra Accenture

    11 MAGGIO ORE 18:00

    Scopri come Accenture ogni giorno applica e lavora con l’Intelligenza Artificiale

    DI COSA SI TRATTA

    L’AI è un aggregato di tecnologie — dal Machine Learning al Natural Language Processing — che permettono alle macchine di percepire, comprendere, agire e imparare.


    PERCHÈ É IMPORTANTE

    L’Artificial Intelligence trasformerà la relazione tra le persone e la tecnologia, potenziando la nostra creatività e abilità.


    A COSA PORTERÀ
     

    Il futuro dell’AI annuncia una nuova era di disruption e produttività, dove l’ingegno umano è amplificato dalla velocità e precisione delle macchine.

    agenda

    18:00 – 18:05 | INTRODUZIONE ELL’EVENTO

    18:05 – 18:15 | INTRODUZIONE AI PERCORSI LAVORATIVI IN ACCENTURE  

    18:20 – 18:30 | LAVORARE IN ARTIFICIAL INTELLIGENCE

    18:30 – 18:40 | FOCUS SULLA VIRTUAL INTERNSHIP IN AI 

    18:40 – 19:00 | SESSIONE Q&A

    Le prenotazioni per questo evento sono chiuse!

  • Ingenuity: il primo volo su Marte

    Ingenuity: il primo volo su Marte

    Non sono certo una novità la volontà e la determinazione che la NASAsta manifestando nell’esplorazione di Marte con tutti i mezzi a disposizione. Al proseguimento di questa vera e proprio impresa, è in programma una nuova missione spaziale, prevista per l’8 Aprile, che prevede il rilascio del primo drone-elicottero “Ingenuity”attualmente situato nella parte inferiore del rover marzianoPerseverance, seguito dal suo primo giro di perlustrazione del territorio a lui circostante. 

    La Nasa ha dichiarato di aver già setacciato la superficie di Marte alla ricerca di un “aeroporto” per il lancio, utilizzando immagini satellitari e catturate da PerseveranceA differenza dei razzi fino ad ora lanciati, lo scopo di Ingenuity non sarà quello di condurreesperimenti scientificima “semplicemente” di testarne resistenza ed efficienza a seguito dell’atterraggio. L’obiettivo è quello di farne, in futuro, un assistente per ingegneri e scienziati in molteplici campi di applicazione. 

    La Nasa ha affermato che ci sono una serie di sfide da affrontare prima che il viaggio possa aver luogo, la prima risiede nella comprensione completa della dura atmosfera del pianeta ospite, inclusi i venti. Ci sono inoltre una serie di rischi e pericoli, tra cui la possibilità che Perseverance perda di vista l’elicottero. Un’altra criticità è legata alla grande distanza tra Marte e la Terra, essa implica l’impossibilità di controllare l’elicottero dal vivo, al punto che i messaggi possono impiegare dai 5 ai 20 minuti per arrivare a destinazione. Perseverance cercherà quindi di riprendere immagini e video del viaggio, anche se gli ingegneri della Nasa hanno notato che sarà difficile garantire che i due mezzi possano comunicare sempre correttamente. 

    È quindi evidente che, dovendo far volare un elicottero a notevole distanza dal centro di controllo (circa 300 milioni di km), è necessario avere una conoscenza delle condizioni meteorologiche quanto più precise possibili, onde evitare inconvenienti. Per provare ad immaginare la complessità della questione, basti pensare che l‘atmosfera sul pianeta rosso è solo 1/100 più densa di quella terrestre, mentre la gravità risulta minore, circa un terzo della nostra.  Inoltre, sono da tenere in considerazione la temperatura e la velocità del vento, misure che possono essere raccolte dallo strumento MEDA presente sul rover PerseveranceLa conoscenza “in tempo reale” di questi parametri potrebbe permettere di adattare di conseguenza i parametri di volo.  

    Gli ingegneri tengono anche sott’occhio il Sole e le sue espulsioni di massa coronale. Questo perché il drone-elicottero ha alcune componenti esposte a possibili problematiche con particelle cariche provenienti dalla nostra stella che potrebbero condizionarne il funzionamento. 

    Il drone-elicottero ha una costruzione piuttosto semplice e un costo approssimativo di 85 milioni di dollari suddivisi in 80 milioni di dollari per lo sviluppo, i test e la costruzione e 5 milioni di dollari per la durata operativa stimata di 30 giorni.  Gli strumenti ottici di bordo di cui Ingenuityè dotato non sono particolarmente evoluti, si tratta infatti di due fotocamere che dovrebbero permettere aldrone-elicottero di volare in sicurezza e autonomia e forse per avere qualche immagine ripresa dall’alto. 

    La fusoliera quadrata dell’elicottero, che ospita computer, fotocamere, batterie ecc, ha le dimensioni di una palla da softball (20 x 16 x 14 centimetri) mentre i due rotori larghi 1,2 metri, rendono lo stivaggio e il dispiegamento dell’elicottero una sfida. Il processo di spiegamento dal roverinizia con il rilascio di un meccanismo di blocco che tiene in posizione l’elicottero. Quindi, viene sparato un dispositivo tagliafili, che consente a un braccio caricato a molla che tiene l’elicottero di iniziare a girare Ingenuityfuori dalla sua posizione orizzontale. Un piccolo motore elettrico, infine, permetterà allelicottero di posizionarsi in verticale con due delle sue gambe di atterraggio caricate a molla dispiegateInfine, un’altra accensione pirotecnica rilascerà le altre gambe. Da questo momento in poi, una volta separato dal rover, Ingenuity si potrà ricaricare solamente attraverso i pannelli solari superiori. 

    Gli obiettivi degli ingegneri sono quelli di arrivare almeno a 90 secondi di volo, percorrendo una distanza di 300 metri ad un’altezza di massimo 15 metri. Alzarsi in volo sul Pianeta Rosso equivale a farlo da un’altitudine di 100.000 piedi sulla Terra. Nessun elicottero esistente è mai arrivato così in alto, si tratta infatti di un’altitudine che è maggiore del doppio di quella alla quale normalmente volano i jet. Da aggiungersi a questo aspetto, è la completa automatizzazione del volo, ampiamente trattata in precedenza

    A cura di Alessandro Celli del VGen Engineering Hub

  • Voxan Wattman: in moto a 408 km/h

    Voxan Wattman: in moto a 408 km/h

    Il binomio tra Max Biaggi ed il mondo delle due ruote continua a stupire ben oltre il ritiro del pilota dalla moto Gp avvenuto nel 2005 e dalla superbike nel 2015. L’ex campione del mondo ha accettato le sfide di infrangere una serie record a bordo di una moto, elettrica, nel novembre 2020. 

    La moto in questione è la Voxam Wattman, sviluppata dal marchio Venturi di Stoccarda. Si tratta di una due ruote elettrica dalle dimensioni di 2.700mm in lunghezza, 710mm in larghezza e 1.030mm in altezza. La Voxan Wattman vanta alcune caratteristiche tecniche speciali che la distinguono dalle motociclette convenzionali. Ad esempio, per massimizzare la distanza tra le ruote anteriori e posteriori (un passo più lungo offre maggiore stabilità), gli ingegneri di Voxan hanno progettato la moto con delle sospensioni anteriori a doppio braccio, invece di ricorrere ad una forcella telescopica. Tale soluzione permette di ridurre la resistenza, consentendo al contempo una sostituzione più rapida e semplice. La moto è progettata in modo tale che il pilota sia seduto in una posizione più arretrata permettendo di abbassare il baricentro. Il telaio è invece realizzato in acciaio aerospaziale, mentre il cambio da corsa e i cerchi delle ruote sono in alluminio. 

    Per i limiti imposti dal peso della batteria (quasi il 50% della massa totale del Wattman) ed il livello di prestazioni richiesto non esisteva alcuna batteria sul mercato che si adattasse a tali requisiti. Così gli ingegneri della Voxan Motors hanno progettato la nuova unità di potenza di Wattman. La sfida era trovare le parti che offrivano il miglior rapporto peso-potenza possibile. Con 1.470 celle (e un peso di 140 kg), la batteria del Voxan Wattman eroga 317 kW di potenza nominale, con una capacità di 15,9 kWh.

    La Wattman non ha un sistema di raffreddamento convenzionale. Essa non presenta alcun radiatore, il quale è visto come uno svantaggio dl punto di vista aerodinamico. Per evitare il surriscaldamento, il fluido presente nel circuito viene raffreddato da ghiaccio secco, contenuto in un serbatoio montato sotto il sedile. Il fluido raffreddato viene quindi pompato attraverso il circuito di raffreddamento che attraversa il cuore del propulsore. 

    Sono ben 11 i record di velocità stabiliti da Max Biaggi a bordo della Voxam. Inizialmente il tentativo del record si sarebbe dovuto svolgere sul Salar de Uyuny, il lago salato più esteso al mondo in Bolivia, ma a causa delle restrizioni imposte dal Covid-19, la location scelta che avrebbe garantito le condizioni ideali su pista è stata l’aeroporto francese di Chateauroux. Tra i record sottolineiamo i record sul quarto di miglio e su un miglio con partenza da fermo e con partenza lanciata. In entrambi i casi si è corso con una carenatura parziale e non. 

     

     

    Il record principale è sicuramente quello della velocità massima stabilito a bordo di una moto elettrica, la mattina del 31 ottobre 2020. Secondo i rilevamenti, il tachimetro GPS della Voxan Wattman ha raggiunto una velocità massima di 408 km/h. La velocità della Voxan Wattman, appartenente alla classe delle semi-streamliner (con carenatura parziale) oltre i 300 kg, pilotata da Max Biaggi, è stata misurata da una partenza lanciata di oltre 1 miglio in direzioni opposte, in un periodo di due ore.

    Secondo il regolamento della FIM (Fédération Internationale de Motocyclisme), la velocità media registrata in queste due corse è stata di 366,94 km/h, battendo il risultato ottenuto da Ryuji Tsuruta e dalla Mobitec EV-02A di 329 km/h nel 2019. 

    Tuttavia, il team Voxam ha dichiarato di non voler accontentarsi degli eccezionali risultati ottenuti ma ha comunicato di voler continuare a stupire, impegnandosi nel riuscire a stabilire una velocità media di nel 2022 si possa raggiungere una velocità media di circa 400 km/h, mentre attualmente la velocità media ottenuta è di ‘soli’ 366,94 km/h.

    Le parole di Max Biaggi al termine della corsa sono state le seguenti: “Io non ho mai toccato i 400 km/h, e credetemi intorno a queste velocità cambia completamente la prospettiva dello spazio che ci circonda. Diventano determinanti gli effetti aerodinamici, l’aria è un muro praticamente impenetrabile e cominci a combattere con delle forze fino a quel momento poco note. Rimanere aggrappato alla moto, mentre cerchi di raggiungere velocità per me inimmaginabili, è stata una sfida nuova per me.”

     

     

    A cura di Alessandro Celli del VGen Engineering Hub

  • Artificial Brain: le celle ultraveloci a supporto della bioingegneria

    Artificial Brain: le celle ultraveloci a supporto della bioingegneria

    A seguito dell’annuncio di Elon Musk del progetto Neuralink, l’attenzione di molti si è concentrata sullo sviluppo di nuove nanotecnologie nel campo della medicina e della bioingegneria. Negli ultimi mesi, un gruppo di ricercatori del Micro Nano Research Facility (MNRF) di Melbourne ha realizzato una nanocella in grado di simulare il cervello umano. Nessun dispositivo si era finora avvicinato così tanto al reale comportamento del nostro encefalo, in quanto esso è in grado di basare la propria evoluzione sulle esperienze precedenti.

    PUNTO DI SVOLTA: IL MEMRISTORE 

    La cella ultraveloce sviluppata all’MNRF funziona come un memristore, componente passivo non lineare in grado di modificare le proprie caratteristiche elettroniche in base alla tensione ad esso applicata. A differenza delle tradizionali celle a CMOS (le quali possono rappresentare solo due stati logici, ovvero ‘1’ e ‘0’), esso permette la creazione di celle di memoria multilivello, che ben si prestano alla simulazione delle giunzioni sinaptiche. Basti pensare ad un dimmer elettrico che a differenza di un normale interruttore on/off, permette di regolare a proprio piacimento la luminosità della lampadina.

    Quando una differenza di potenziale è applicata agli elettrodi, si ottiene un flusso di corrente e una conseguenza variazione della capacità di conduzione del materiale, grazie alla quale è possibile emulare un’importante funzione biologica delle sinapsi, ovvero la plasticità sinaptica (capacità del sistema nervoso di modificare l’intensità delle relazioni tra neuroni, di instaurarne di nuove e di eliminarne alcune). 

    Il cambiamento dello stato resistivo può essere mantenuto anche dopo la rimozione del segnale elettrico. In questo modo, il memristore è in grado di preservare la storia degli stimoli elettrici precedentemente applicati. 

    Analogamente il cervello umano, basandosi sulle esperienze passate, modifica la tendenza dell’impulso elettrico a percorrere ciascun collegamento interneurale: il cosiddetto “peso sinaptico” viene rappresentato dalla variazione della resistenza del memristore. 

    MATERIALI E STRUTTURA 

    La cella elettronica è stata creata su un nanofilm composto da una lega di metalli ossidati, tra cui Titanio e Stronzio, che in seguito a precedenti studi si erano dimostrati i più adatti ad applicazioni di questo tipo. Ossidando il semiconduttore (Sn, Stronzio) con molecole di TiO3, si ottiene un materiale dalla ottime proprietà memristive, amplificabili con un ulteriore drogaggio tramite atomi accettori. 

    CONCLUSIONE 

    Lo sviluppo di questa nuova tecnologia apre la strada non solo a strutture in grado di ospitare reti neurali e intelligenze artificiali sempre più complesse o alla progettazione di memorie sempre più piccole ma allo stesso tempo più capienti, bensì anche ad un progresso in ambito biomedico: avvicinandosi sempre di più al reale funzionamento elettrico del cervello umano, sarebbe possibile osservare più da vicino l’evoluzione di malattie neurodegenerative e, allo stesso tempo, condurre esperimenti senza preoccuparsi di barriere etiche. Dunque ci sarà da aspettarsi un continuo e crescente sviluppo delle tecnologie a memristore, il quale diventerà sempre più utilizzato in ogni ambito tecnologico per le sue immense potenzialità. 

    A cura di Sebastiano Vittoria e Marco Vitali del VGen Engineering Hub

  • Davide vs Golia: il caso GameStop rispolvera lo scontro sul mercato azionario

    Davide vs Golia: il caso GameStop rispolvera lo scontro sul mercato azionario

    Non c’è niente di più rischioso delle percezione diffusa che non esista alcun rischio” (Howard Marks).

    Per questo, il caso GameStop è destinato a fare storia. Un fenomeno sociale, ancor prima che finanziario, che a cavallo tra 2020 e 2021 si è trasformato in una tematica mainstream e sulla bocca di tutti, esperti e non. A inizio 2020, dopo una lunga discesa il prezzo del titolo GameStop si aggirava intorno ai 4$ e risultava essere il più venduto allo scoperto di Wall Street. Azienda incapace di generare utili dal 2015 e ancorata ad un modello di business ormai al tramonto dei suoi giorni migliori, la storica realtà texana, che con i suoi negozi ha accompagnato intere generazioni di appassionati del panorama videoludico, non sembrava più in grado di regalarci grandi emozioni. Nel nostro mondo, però, a volte la razionalità vacilla ed è così che nel gennaio 2021 il titolo GameStop registra in pochissimi giorni un rialzo del 1844%, raggiungendo il prezzo di 347$, salvo poi, in modo prevedibile, crollare nuovamente per poi conoscere una nuova crescita a marzo confermando l’alta volatilità del titolo in seguito agli avvenimenti di gennaio. Cos’è successo? Chi sono i responsabili? Quali sono le conseguenze? Cosa ci riserva il futuro? Scopriamolo insieme analizzando il fenomeno a qualche mese di distanza.

    Gordon Gekko nel famoso film “Wall Street” recitava “greed is good” (l’avidità è buona).

    L’esercito di retail investors che si è riversato nelle azioni GameStop deve aver preso particolarmente sul serio la famosa citazione di Gekko. D’altronde si sa, dove populismo, social media e denaro a buon mercato si combinano, succedono sempre cose interessanti.

    Partiamo definendo il profilo tipico dell’investitore “retail”. Si parla di risparmiatori – anche imprese, società o altri enti – che non sono qualificabili come clienti professionali. Dispongono solitamente di piccole cifre da investire, e di una conoscenza approssimativa dei mercati finanziari. Spesso si rivolgono ad intermediari specifici cercando la miglior combinazione costo/disponibilità di titoli.

    Nel caso preso in esame, aiutati dall’azzeramento delle commissioni da parte dei broker, dalla possibilità di investire anche cifre davvero minime, dal passaparola dei social e dal notevole tempo libero consentito dal covid, gli investitori retail si sono organizzati in veri e propri sciami di locuste rialziste. Aggiungiamo alla ricetta l’acquisto massiccio di opzioni deep-out-of-the money, esercitate su azioni pesantemente shortate da investitori istituzionali e…

    Les jeux sont faits, rien ne va plus, come nel più pericoloso dei casinò, una poco sensata scommessa al rialzo diventa un incidente finanziario di portata globale.

    A ben vedere, le ultime mini bolle finanziarie sono state generate proprio da un massiccio intervento dei retail investors (si vedano criptovalute, Hertz, Blackberry , ecc…)

    Bank of America e Credit Suisse confermano, nei loro report, un’inusuale rilevanza del segmento retail nel rialzo dei corsi degli ultimi anni. Probabilmente dovuto al grande incremento di downloads delle app di trading (Robinhood in primis) e dalla grande quantità di liquidità immessa di recente nel mercato, andata a confluire sui rendimenti dell’azionario, piuttosto che sui tassi negativi dell’obbligazionario.

     

     

    Dall’altra parte, abbiamo vari grandi hedge funds e istituti finanziari costretti a chiudere le posizioni short del valore di miliardi, a causa dei continui rialzi privi di fondamento del titolo.

    E’ diventato famoso il caso di Melvin Capital Management, che scommettendo su un crollo di GameStop ha perso a gennaio 6,6 miliardi di dollari, e si è salvato grazie all’iniezione di 2,75 miliardi di dollari del fondo hedge Citadel, che gli ha permesso di non dover liquidare anche gli altri investimenti.

    Il mondo finanziario non è un gioco, e i giocatori esperti (gli hedge funds) sono partiti dalla considerazione logica e realistica che GameStop a 40 dollari fosse sopravvalutato.

    I piccoli investitori su Reddit, evidentemente di parere opposto, sono partiti dalla considerazione che gli hedge funds andassero fermati, a prescindere da una ragione logica, senza pensare a chi avrebbe pagato le conseguenze.

    Da qui inizia lo “scontro” tra piccoli investitori e grandi fondi, piccoli contro grandi.

    Ma facciamo un passo indietro.

    Una recentissima ricerca di Valentina Semenova e Julian Winkler ha evidenziato la presenza di un fenomeno chiamato “social contagion” o, più comunemente, hype: nel paper, viene stimato che tra gli utenti di WallStreetBets la probabilità che un individuo inizi una nuova discussione riguardante un asset sia circa 4 volte più alta nel caso in cui tale utente sia stato precedentemente coinvolto in una discussione riguardo il medesimo asset. In aggiunta, lo storico intento di gruppi come WSB di ottenere grandi guadagni con operazioni ad alta percentuale di rischio genera il cosiddetto “narrow framing”: tale teoria, facente parte della Behavioural Economics, sostiene come la scelta del singolo investitore sia dettata dall’esposizione a una specifica posizione (in questo caso all’interno del forum), che porta l’individuo a non valutare il rischio indipendentemente (ed utilizzando le proprie informazioni) ma piuttosto affidarsi al rischio (non) percepito.

    In due parole, la famigerata “herd behaviour” si manifesta in tutta la sua (ambigua) magnificenza.

    In questo caso però la dinamica ha assunto una connotazione diversa, quasi eversiva, dall’obiettivo rivoluzionario.

    Dal punto di vista sociale, infatti, il fenomeno ha assunto una rilevanza inusuale: la “riscossa” dei piccoli investitori che si coalizzano contro i “poteri forti” della finanza, manipolando il mercato come i grandi fondi fanno ormai da decenni. In un’ottica di Davide contro Golia, i retailers si sono riuniti (forse in modo illegale) per manipolare il mercato e abbattere il gigante. Perché ciò avviene in questo momento storico? Perché una pratica diffusa da ormai tanti anni ha ricevuto solo adesso un attacco del genere? Un possibile motivo viene dato nuovamente dalla Behavioural Economics, ed in particolare dalla simil-Newtoniana teoria della Reciprocità, che sostiene come gli individui siano portati a rispondere a un’azione negativa con una egualmente negativa. È possibile che una situazione senza precedenti come la pandemia abbia reso, agli occhi di alcuni investitori, le azioni degli hedge funds inaccettabili e dunque meritevoli di essere punite anche grazie alla sopracitata sempre maggiore accessibilità dei mercati e alle interazioni con altri investitori rese possibili dai social network. A riguardo, Chohan (2021) sostiene come tale comportamento possa derivare anche da una malcelata rivalsa per la crisi finanziaria del 2008, nella quale gli hedge fund avrebbero ricoperto un ruolo fondamentale. Secondo questa teoria, dunque, Davide avrebbe riempito la propria fionda di tutte le rabbie date dalle angherie subite negli anni ed avrebbe scagliato, con tutta la sua forza, la propria rivalsa nei confronti del gigante. Tuttavia, i paragoni biblici spesso sono destinati a rimanere solo su carta, e poco importa se i maggiori enti che operano nei mercati finanziari offrono servizi di liquidità, market making e garanzia, oltre ad essere estremamente regolamentati e controllati.

    In questi casi, la prospettiva fa tutta la differenza del mondo, e la maggior parte degli investitori opera in un complesso sistema di informazione asimmetrica.

    Analizziamo quindi le diverse prospettive per comprendere meglio il fenomeno nella sua interezza:

    1. Il piccolo investitore: contento dei suoi incredibili guadagni realizzati con un capitale minimo si sente soddisfatto e appagato dal suo genio. Mentre pensa a quante Ferrari si comprerà nei prossimi giorni però ignora un piccolo particolare. All’interno di quei miliardi di dollari bruciati dai fondi di investimento c’è il suo fondo pensione e quello dei suoi familiari. I grandi fondi come Citadel e Point72 ad esempio hanno in gestione molti dei fondi pensione e fondi assicurativi più comuni. Ignaro di ciò continua a comprare azioni GME finchè il titolo crolla miseramente, ponendo fine ai suoi sogni di vivere una vita alla “The Wolf of Wall Street”.

    2. Gli hedge funds: bruciacchiati dalla scommessa persa corrono ai ripari attraverso i loro strumenti di copertura. La divisione di Risk Management ha delle brutte nottate davanti, e alcune teste probabilmente salteranno. La prossima volta che apriranno una posizione short verrà fatta un’analisi più approfondita del rischio short squeeze. Le perdite sono gravi ma recuperabili. Qualche fondo verrà ricapitalizzato attraverso iniezioni di capitale interne ed esterne. E probabilmente quest’anno qualche dirigente rinuncerà al bonus milionario.

    3. I grandi azionisti di Gamestop: Qui entra in gioco il migliore dei paradossi. Tra i più grandi azionisti di GameStop troviamo infatti oltre a Ryahn Cohen, fondatore di Chewy.com che possiede il 12,9% delle azioni e ha innescato la prima speculazione al rialzo, Fidelity (13,6%), BlackRock (13,2%), Vanguard (12,9%), State Street (3,7%), Norges Bank (2,6%), Invesco (1,5%) e alcuni delle migliori istituzioni di fondi pensione del mondo. Si stima che questi fondi abbiano guadagnato circa 16 miliardi di dollari di plusvalenze, dovute al rialzo del prezzo delle azioni.

    In base ai calcoli di JPMorgan, si può ipotizzare che dietro il “fenomeno GameStop” ci sia stato lo zampino degli investitori istituzionali, molto più attivi di quanto finora si è detto. Nessun Davide contro Golia. Potrebbe essersi trattato semplicemente di una guerra di “Wall Street contro Wall Street”.

    Analizzando le diverse prospettive, si capisce come la “rabbia sociale” che ha generato l’ottovolante degli ultimi mesi si sia rivelata controproducente in primis per il piccolo investitore, non possedendo il capitale sufficiente per coprire il rischio e la conoscenza adeguata per chiudere la posizione al momento opportuno. L’origine di questi movimenti va ricercata in un processo di “democratizzazione” della finanza in atto da alcuni anni. I Broker dove operare in maniera quasi gratuita si moltiplicano e i mercati finanziari non sono mai stati così accessibili.

    Questo, oltre ad aspetti positivi, ha anche molti lati negativi. Come nella società esistono l’invidia, la rabbia sociale e il senso di rivalsa, così un accesso più facile ai mercati finanziari ha portato alla diffusione di fenomeni di “populismo” finanziario, trasferendo la lotta contro l’establishment su un piano diverso e più pericoloso. L’idea di sfruttare il capitalismo per la lotta contro il capitalismo ormai è nota, come ne sono noti gli scarsi risultati.

    Intanto i maggiori azionisti di GameStop ringraziano e vendono le loro azioni con profitti notevoli (qui sotto la lista).

     

     

    Prevedere come un evento di questa entità impatterà sui mercati finanziari è indubbiamente una missione ambiziosa, ma vogliamo darvi ugualmente alcuni spunti di riflessione. Un dato da citare è la crescente frazione di capitali detenuta da privati, rispetto alla decrescente frazione di azioni detenuta da grandi istituzioni: questo tende a comportare un maggior peso della parte emozionale del prezzo di un’azione, quella parte non legata all’analisi del valore di un’azienda, quanto piuttosto all’istinto e al sentimento generale rispetto ad un determinato titolo. Sicuramente, anche grazie ai nuovi strumenti di analisi dei dati, un trend emergente è quello che vede il monitoraggio e l’analisi dei dati provenienti dai social network, in particolare rispetto alle informazioni sulle azioni, in modo da connettere gli aspetti emotivi ai movimenti di mercato. Questi strumenti innovativi sono già adottati dagli enti regolatori e assumeranno un peso sempre maggiore nell’individuazione delle irregolarità sul mercato, nonostante crediamo che oggi la loro rilevanza mediatica sia amplificata dai recenti avvenimenti, che hanno attirato l’attenzione anche di chi non aveva mai guardato a Wall Street con attenzione.

    Nonostante, il caso GameStop sottolinei la crescente rilevanza di fenomeni di tipo sociale, è difficile immaginare un sistema finanziario governato da questi, in cui le autorità non mettano chiari limiti e non puniscano i promotori di azioni speculative di massa, che sono di fatto manipolazione del mercato ad opera di una massa e che riducono senza dubbio l’efficienza del sistema. Gridare alla giustizia e richiamare valori comuni, quali la rivalsa del piccolo contro i grandi e potenti, non basta a giustificare azioni che rischiano, se ripetute ciclicamente, di minare il corretto funzionamento dei mercati e di intaccare un meccanismo che, seppur distante dall’essere perfetto, è alla base della nostra economia, dal momento che su di esso basiamo un’importante fetta della raccolta dei capitali delle imprese. Rompere questo meccanismo, che ha anche il compito di selezionare le imprese che possono offrire più valore al paese, non è sicuramente un obiettivo auspicabile, dal momento che i danni che causerebbe sarebbero non quantificabili. Nel sottolineare questo punto, è anche importante non sopravvalutare quello che ad oggi è un fenomeno isolato, di natura virale e passeggera, che più che preoccuparci, dovrebbe farci riflettere su come anche “i mercati finanziari” (e chi li regola) debbano essere attenti osservatori ed evolvere nel tempo, proprio per stare al passo con i fenomeni del mondo per evitare che possano diventare problemi in futuro.

    A cura di Edoardo Alberto Donolato, Marco Massobrio, Luca Mocci e Jacopo Carlo Canale del VGen Mi – Bocconi Students Innovation Hub

  • SLAM: i robot hanno gli occhi?

    SLAM: i robot hanno gli occhi?

    Il termine SLAM, che comunemente viene accostato ai campi da basket, in realtà è una delle frontiere dell’innovazione tecnologica che sta mettendo alla prova numerosi ingegneri e matematici in tutto il mondo. SLAM, o più precisamente “simultaneous localization and mapping”, è la capacità di un robot di rilevare lo spazio circostante e di sapersi localizzare all’interno di esso: in poche parole è un algoritmo che permette ad un conglomerato di circuiti di vedere e orientarsi. 

    Per comprendere l’importanza di tale tecnologia è fondamentale non limitarsi a pensare che possa essere utile solo a robot domestici o industriali per svolgere azioni ripetitive. SLAM infatti, significa anche veicoli a guida autonoma o droni militari capaci di agire in campi di battaglia impervi come deserti e foreste dove connessioni internet e GPS sono inutilizzabili. 

    L’ingegnere britannico Hugh Francis Durrant-Whyte fu uno dei pionieri dei metodi probabilistici applicati alla robotica negli anni novanta e fu proprio lui a porre le basi di questo problema evidenziandone anche i limiti, che a quel tempo, erano ancora numerosi: la potenza di calcolo dei computer e la qualità dei sensori. L’algoritmo infatti si fonda su un complesso processo iterativo attraverso il quale vengono analizzate una miriade di immagini, dalle quali vengono estrapolati dei punti notevoli detti “landmarks” che vanno a costituire una nuvola di punti in 3D che deve essere costantemente aggiornata e migliorata. I robot devono orientarsi utilizzando principalmente telecamere che possono fornire video e immagini in 2D, in questo modo diventa impossibile valutare la profondità da una sola immagine ed è per tanto necessario utilizzare diverse immagini per fornire le coordinate spaziali degli oggetti nell’ambiente circostante il robot.

    Simultaneous Localization And Mapping (SLAM)

     

    La vera sfida in questi anni non è stata semplicemente convertire le proprietà dell’ottica in algoritmi, ma capire come permettere ad un robot di localizzare se stesso all’interno di uno spazio. Questa capacità infatti ha come radici problemi estremamente più complessi che sfociano in altre discipline che sono attualmente al centro dello studio della comunità scientifica. I ricercatori infatti stanno cercando di adottare metodi basati sul deep learning, in particolare sulle convolutional neural networks dette CNNs anche se l’approccio comunemente utilizzato è quello di trasformare le immagini in documenti di testo in cui le caratteristiche cromatiche di unimmagine (i landmarks) non sono altro che delle parole. Analogamente a una borsa che contiene degli oggetti in maniera disordinata, le bag of words sono vettori sparsi, paragonabili a degli istogrammi archiviati in un database chiamato vocabolario. La parte finale dell’algoritmo, comunemente chiamata loop closure, si prefigge l’obbiettivo di riconoscere un frame che è già stato processato, permettendo al dispositivo di accorgersi di essere tornato in un luogo precedentemente visitato.

    La ricerca scientifica è in continua evoluzione, ogni anno vengono rilasciate versioni open source sempre più ottimizzate e facili da utilizzare. Appare quindi ovvio il motivo per cui questa tecnologia, raramente utilizzata negli anni novanta, sia esplosa ultimamente e sia destinata ad influenzare gli sviluppi futuri del mondo della robotica.

    A cura di Simone Costante del VGen Engineering Hub

  • Sospensioni attive: tradizione ed innovazione

    Sospensioni attive: tradizione ed innovazione

    Le innovazioni meccaniche ad alte prestazioni introdotte nel settore dell’automotive di alta fascia sono sempre di più da considerarsi come importanti eredità delle intense attività di ricerca e sviluppo sostenute nel campo della Formula 1. 

    Una di queste tecnologie che di recente è stata integrata nell’ambito della progettazione e produzione di automobili commerciali è quella delle sospensioni attive. Oltre a migliorare sensibilmente il comfort dell’esperienza di guida, questi organi meccanici forniscono anche un importante contributo alla sicurezza di coloro che si trovano a bordo di una vettura che ne è provvista. 

    Prima di entrare nel dettaglio, è opportuno specificare con precisione cosa si intende con sospensioni attive, indicando quali sono i componenti meccanici che le rendono differenti (per certi aspetti opposte) dalle sospensioni passive

    La sospensione più diffusa e largamente impiegata nel settore dell’automotive è senza dubbio quella passiva, grazie alla quale il trasferimento del moto relativo tra manto stradale e cockpit della vettura è modellizzabile attraverso un classico sistema Massa (M) – Molla (K) – Smorzatore (r). L’attributo “passivo” è dovuto all’assenza di componenti in grado di compiere lavoro attivamente ma solo di assorbirlo nel caso della molla e di dissiparlo attraverso lo smorzatore. 

    Con sospensione attiva si intende quindi un organo meccanico che gestisce il moto relativo della vettura rispetto al suolo grazie alla presenza di un motore in grado di regolare la distanza tra abitacolo e asse della ruota (e di conseguenza, dal pavimento stradale). Da questa semplice descrizione è possibile fare delle considerazioni piuttosto immediate. 

    L’innovazione in questione, di questo grado di avanzamento, è attualmente destinata solo ad automobili di un livello qualitativo superiore, ed uno dei motivi è piuttosto immediato: dover sostituire a quattro componenti passivi altrettanti componenti dotati ciascuno di un motore indipendente comporta un costo decisamente consistente. Per quanto però questo salto di qualità sembri essere particolarmente oneroso non è di certo quello che incide con maggior rilevanza sull’esclusività della tecnologia, per comprendere questo basta pensare ad un termine appena utilizzato, ovvero “indipendenza”. 

    I quattro motori devono essere gestiti indipendentemente, per farlo è necessaria l’installazione di un vero e proprio computer di bordo dedicato. Una centralina elabora e calcola gli allungamenti degli attuatori dopo aver analizzato le informazioni raccolte da sensori collocati strategicamente al fine di scansionare lo scenario di guida nei più piccoli dettagli, tenendo conto di ostacoli come buche o dossi, il tutto ad una frequenza di 18Hz, ovvero 18 “correzioni” al secondo. 

     

    I sensori delle sospensioni attive

     

    La complessità nel garantire il corretto funzionamento di un sistema così preciso dal punto di vista informatico, fa quasi passare in secondo piano la meccanica che si basa sul singolo attuatore. Esso è composto da un motore elettrico in grado di applicare una coppia pari a 1100 Nm su un puntone in titanio che tramite una filettatura è in grado di trasformare cinematicamente la rotazione in una traslazione verticale. È chiaro che, in questo nuovo sistema di approccio alla sospensione, i componenti caratteristici quali molla e smorzatore non sono stati eliminati del tutto, la loro presenza risulta comunque fondamentale al fine di garantire elasticità alla struttura.

    In sintesi, il concetto di “sospensione attiva” racchiude al suo interno lo sfruttamento e l’ottimizzazione delle sinergie della nuova e della vecchia tecnologia, avente come obiettivo la massimizzazione delle prestazioni fornite da entrambe le protagoniste. Questa efficienza costruttiva ha visto una prima concretizzazione nel 2018 in occasione della presentazione e commercializzazione dell’Audi A8, fino a raggiungere livelli di perfezione nella solita Mercedes Classe S, soprannominata da sempre “L’ammiraglia”, nella sua ultima versione, presentata nell’appena concluso 2020.

    Se si ha avuto la fortuna di provare l’esperienza personalmente, ci si è indubbiamente resi conto della sensazione di leggerezza che si prova durante l’avanzamento di automobili di questo calibro, quasi come se non ci si muovesse su una strada, inevitabilmente provvista delle sue imperfezioni, ma sul pavimento di un centro commerciale, perfettamente liscio e livellato. Questa sensazione non è altro che il risultato del funzionamento di tali sospensioni e della capacità che hanno nell’isolare letteralmente la struttura dell’automobile dall’ambiente circostante. Una conferma più analitica di quanto descritto la si può osservare nel grafico seguente, ottenuto da una simulazione numerica in Simulink, nella quale l’obiettivo era proprio quello di confrontare i disturbi trasmessi allo chassis da un sistema a sospensioni passive (curva azzurra) rispetto alle sospensioni attive (curva gialla). 

     

    Figura 1: Asse X – avanzamento su un qualsiasi manto stradale sconnesso (simulato casualmente)             Asse Y – accelerazioni verticali trasmesse allo chassis

     

    Una ulteriore garanzia di vetture come quelle in esame è la sicurezza, migliorata ulteriormente grazie all’impiego di queste sospensioni, in particolare, in relazione agli incidenti causati da impatti laterali. Dal momento in cui i sensori laterali percepiscono l’avvicinamento di corpi materiali ad una velocità pari o superiori a 25 km/h, la centralina comanda un innalzamento impulsivo della fiancata di una quota pari ad 8 cm. Questa quantità è sufficiente a garantire che una buona parte dell’energia dovuta all’urto si scarichi sulla parte inferiore del telaio della struttura, che risulta essere la più rigida, limitando le sollecitazioni subite dai passeggeri della vettura di circa il 50% in zone particolarmente critiche come petto o cranio. 

    L’incipiente diffusione di una tecnologia così complessa la rende ancora un bene d’élite, ma a fronte dei grandi benefici che questa è in grado di apportare, sembra anche inutile affermare che sarà ampiamente sviluppata e migliorata in futuro, in modo da renderla accessibile a chiunque e rendere sempre più sicuro e gradevole lo spostamento su terra. 

    A cura di Lorenzo Campioni del VGen Engineering Hub

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