Come ci insegnano la teoria della zona di sviluppo prossimale dello psicologo Vygotsky e quella dell’apprendimento sociale di Bandura, fin dalla tenera infanzia impariamo attraverso l’interazione con l’ambiente. In particolare, grazie alla condivisione con gli altri di spazi e scambi che ci consentono di crescere e migliorarci. Il percorso che dall’Open Innovation ci permette di arrivare alla Shared Innovation segue gli stessi passi: si tratta di una nuova tipologia d’innovazione che vede il suo fulcro proprio nella condivisione e nelle opportunità di crescita offerte.
Per comprendere fino in fondo questo passaggio, occorre fare un passo indietro e andare all’inizio del percorso. E’ importante comprendere cosa lo rende possibile e quali sono i vantaggi per le aziende.
Cosa significa essere un Cloud Data Engineer e donne in ambito STEM? A raccontarcelo è Marianna Fusco, Cloud Data Engineer Specialist presso xTech, la Practice di BIP sule tecnologie esponenziali Cloud, Data, AI, 5G e IOT, che abbiamo avuto il piacere di intervistare in qualità di ex studentessa del Master di II livello in Cloud Data Engineering organizzato e co-progettato da BIP e Cefriel ufficialmente riconosciuto dal Politecnico di Milano.
Partecipa al webinar di presentazione e scopri il Napoli FinTech Lab del 13 ottobre, ore 17.00 ed entra nel laboratorio di alta formazione per lo studio e l’applicazione delle nuove tecnologie nel settore finanziario.
Il Laboratorio fornisce conoscenze e competenze professionali distintive nel settore del FinTech. Il percorso, interdisciplinare e specialistico, viene abbinato ad un periodo di studio-lavoro dedicato alla realizzazione di progetti di open innovation o allo sviluppo di un’idea di business o di start-up nell’ambito Fintech.
Il laboratorio permette di vivere un’esperienza di formazione unica nel suo genere.
I partecipanti al percorso di open innovation potranno sviluppare competenze in ambito fintech e confrontarsi con importanti rappresentanti del mondo industriale, tecnologico e istituzionale. Potranno approfondire i nuovi paradigmi tecnologici come la blockchain, l’intelligenza artificiale, il machine learning, il data science, insieme a metodi di disegno e sviluppo di prototipi come il design thinking.
Insieme ai partner del Laboratorio, i partecipanti al percorso di open innovation lavoreranno in team multidisciplinari su progetti fintech reali, volti alla realizzazione di veri prototipi funzionanti.
Gli startupper che pateciperanno al percorso di start-up avranno l’opportunità di lavorare sulla loro idea di business attraverso un programma di formazione su temi di business design thinking. L’idea verrà poi presentata ai partner del Laboratorio. Gli startupper avranno così la possibilità di essere incubati dall’Università, beneficiando del know-how di business e tecnologico dei partner del Laboratorio.
il laboratorio
Percorsi di formazione
Il Napoli Fintech Lab prevede due percorsi distinti e articolati in modalità differenti, sia rispetto alle modalità di accesso, sia rispetto alle attività proposte. I due percorsi sono i seguenti:
• il percorso, “open innovation” che prevede attività di laboratorio per lo sviluppo di progetti fintech;
• il percorso 2 “start-up” che prevede attività di incubazione di idee di business.
OPEN INNOVATION
Funzionamento del laboratorio per gli studenti
Il percorso di Open Innovation, prevede le seguenti due fasi:
Nella prima fase (da settembre a dicembre 2022), i partecipanti selezionati seguono un programma di formazione specialistico su temi di intermediazione finanziaria e fintech, analisi di dati e innovazione tecnologica, gestione dell’innovazione, programmazione in Python.
Nella seconda fase (da gennaio a giugno 2023), i partecipanti vengono coinvolti nel disegno e nello sviluppo di progetti fintech reali, proposti dai partner del laboratorio. Gli studenti hanno l’opportunità di sviluppare soluzioni fintech sia sotto un profilo di design, sia rispetto alla dimensione tecnologica-digitale, lavorando in team composti anche dai partner del laboratorio. In momenti intermedi e al termine della fase di sviluppo del progetto, i team presentano al partner proponente la soluzione fintech sviluppata.
STARTUP
Funzionamento del laboratorio per gli startupper
Il percorso di Start-up, prevede le seguenti due fasi:
Nella prima fase (da settembre a dicembre 2022), gli startupper seguono un percorso di formazione breve su temi di business design thinking. L’obiettivo della prima fase è quello di elaborare un pitch da presentare ai partner del laboratorio. Dopo la presentazione dell’idea di business, i partner del laboratorio, per le iniziative di loro potenziale interesse, decidono, di concerto con l’Università, se offrire un programma di incubazione ad hoc agli startupper.
Nella seconda fase (da gennaio a giugno 2023), le start-up di potenziale interesse dei partner, accedono ad un programma di incubazione personalizzato. Al termine del programma di incubazione della seconda fase, le start-up presentano le idee di business finali ai partner del laboratorio.
PROFILI DI INTERESSE
Il NFL ricerca i seguenti profili:
Età inferiore a 32 anni
Laureati e laureandi magistrali, con preferenza per discipline economiche, scientifiche e informatiche
Interesse o attività svolte in ambito fintech (anche tesi di laurea triennale e magistrale, stage, tirocini, etc.)
Startupper con un team composto da almeno due persone e un’idea di business in ambito fintech
Interesse o competenze nella programmazione informatica
Percorso formativo o professionale variegato
Attitudine al problem-solving e allo sviluppo del progetto
Modello di formazione gratuito che mira a azzerare le barriere economiche e sociali all’ingresso.
Veloce e qualità
Acquisizione in 6 mesi di conoscenze e competenze professionali e distintive per entrare nel mondo del lavoro
Applicabilità & Multidisciplinarietà
Attività laboratoriali che integrano contenuti teorici ad aspetti più tecnici e pratici fornendo sia competenze di design che tecnologiche.
Opportunità
Riconoscimento di crediti formativi o tirocinio, 10 internship garantiti dai partner del Laboratorio, supporto nella ricerca dei migliori sbocchi professionali
Il Napoli Fintech Lab offre a tutti i talenti, studenti e lavoratori under 30, l’opportunità di vivere un’esperienza pratica, di alta formazione e avvicinamento al mondo del lavoro.
Accoglie studenti universitari, con preferenza per quelli di economia e discipline STEM ad alto potenziale e giovani lavoratori under 30.
Sei un giovane universitario?
Un giovane studente, mentre segue l’università, può arricchire il suo CV e vivere un’esperienza a stretto contatto con aziende leader del settore, creando dei veri e propri prototipi di prodotti e servizi finanziari. Il Laboratorio può anche riconoscere un tirocinio con crediti formativi.
Sei un giovane startupper?
Un giovane startupper può trovare nel Laboratorio, un luogo per far maturare la sua idea e presentarla ad aziende leader nel settore finanziario.
Sei un giovane lavoratore?
Un giovane lavoratore, mentre è impegnato nella sua attività lavorativa, può formarsi e ad avvicinarsi ad opportunità di lavoro nel fintech.
PLACEMENT E OPPORTUNITÀ
UN ACCELERATORE PER LA TUA CARRIERA
Il Napoli Fintech Lab è un progetto fondato sui valori dell’inclusione e del merito. Il programma offre un percorso a titolo gratuito per giovani talenti ad alto potenziale. La frequenza al programma è finanziata interamente dai partner del Laboratorio per tutti i partecipanti ammessi alle selezioni.
I partner del Laboratorio partecipano alle attività di selezione degli studenti, li valutano durante le sessioni di formazione e di sviluppo di progetto, li incontrano per colloqui conoscitivi durante le attività del Laboratorio, con la possibilità di far nascere opportunità di lavoro post-laboratorio.
PRENOTATI ORA AL webinar di presentazione
Compila il seguente form per registrarti al webinar di presentazione del master del 13 ottobre, ore 17.00
L’evento che affronta il tema della parità di genere nel mondo della finanza
14 APRILE ORE 17:30
Un confronto sulle opportunità e le sfide per ridurre il gender gap nel settore della finanza
IL TEMA:
Il termine FinGap si riferisce al divario di genere presente, ormai in maniera sistematica, nel settore finanziario. Infatti, non solo le donne sono sottorappresentate ai vertici degli istituti bancari, nei consigli esecutivi ed in quelli di amministrazione, ma sono anche molto meno formate in termini di educazione finanzaria. Come arginare questo gap di genere? E quali sono le opportunità e le sfide per le donne che vogliono farsi spazio nel settore della finanza?
LE SPEAKERS:
Tatiana AnconaFinancial Partner presso Azimut Capital Management SGR S.p.A. Dopo un’esperienza bancaria ventennale, si avvicina al mondo della consulenza finanziaria per una esigenza di crescita professionale e di ricerca di libertà d’azione con i clienti. Ricopre inoltre un incarico manageriale in Azimut di supporto al progetto Millennials per l’Area Triveneto.
Elisabetta Sala Financial Partner presso Azimut Capital Management SGR S.p.A. Lavora a Milano nel mondo della consulenza finanziaria da 6 anni, è una professionista certificata EFPA. Attualmente ricopre una carica istituzionale nel Comitato Nazionale di ANASF giovani ed è consigliere nel Comitato territoriale della Lombardia. Ha conseguito la Laurea Magistrale in Economia e Finanza a Roma.
Eleonora Morelli Head of Politics & Lobbying @WiBF Laureata in Scienze Bancarie, Finanziarie ed Assicurative presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, si avvicina al mondo del fintech, dove attualmente lavora, durante gli studi universitari. Durante l’esperienza universitaria, entra a far parte di Women in Business and Finance, in cui si occupa di relazioni verso l’ecosistema partner.
Angelica La RosaTalent Acquisition Team Leader @WiBF Dopo la laurea in International HR Management, inizia la sua esperienza lavorativa come recruiter in ambito finanziario, dove supporta le attività di selezione e formazione di talenti. Dal 2019 entra a far parte di Women in Business and Finance, in cui si occupa tuttora del recruitment di nuove associate.
Un confronto sulle opportunità e le sfide per ridurre il gender gap nel settore della finanza
IL TEMA:
Il termine FinGap si riferisce al divario di genere presente, ormai in maniera sistematica, nel settore finanziario. Infatti, non solo le donne sono sottorappresentate ai vertici degli istituti bancari, nei consigli esecutivi ed in quelli di amministrazione, ma sono anche molto meno formate in termini di educazione finanzaria. Come arginare questo gap di genere? E quali sono le opportunità e le sfide per le donne che vogliono farsi spazio nel settore della finanza?
LE SPEAKERS
Tatiana Ancona Financial Partner presso Azimut Capital Management SGR S.p.A.
Dopo un’esperienza bancaria ventennale, si avvicina al mondo della consulenza finanziaria per una esigenza di crescita professionale e di ricerca di libertà d’azione con i clienti. Ricopre inoltre un incarico manageriale in Azimut di supporto al progetto Millennials per l’Area Triveneto.
Elisabetta Sala Financial Partner presso Azimut Capital Management SGR S.p.A.
Lavora a Milano nel mondo della consulenza finanziaria da 6 anni, è una professionista certificata EFPA. Attualmente ricopre una carica istituzionale nel Comitato Nazionale di ANASF giovani ed è consigliere nel Comitato territoriale della Lombardia. Ha conseguito la Laurea Magistrale in Economia e Finanza a Roma.
Laureata in Scienze Bancarie, Finanziarie ed Assicurative presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, si avvicina al mondo del fintech, dove attualmente lavora, durante gli studi universitari. Durante l’esperienza universitaria, entra a far parte di Women in Business and Finance, in cui si occupa di relazioni verso l’ecosistema partner.
Dopo la laurea in International HR Management, inizia la sua esperienza lavorativa come recruiter in ambito finanziario, dove supporta le attività di selezione e formazione di talenti. Dal 2019 entra a far parte di Women in Business and Finance, in cui si occupa tuttora del recruitment di nuove associate.
Approfondire il tema del gender gap nel mondo della finanza
Dialogare con le consulenti finanziarie di Azimut e le associate di WiBF
Porre domande e proporre idee e soluzioni utili alla riduzione del “fingap”
CO-ORGANIZZATORI:
Azimut Holding S.p.A. è una società indipendente, fondata a Milano nel 1988, che si occupa di consulenza e gestione patrimoniale. Dal 2004 è quotata nell’indice FTSE MIB della borsa di Milano ed è presente in 18 paesi nel mondo. Tramite il Progetto MIllennials ed attività come l’Azimut Tlaent Program, si impegna a formare ed accompagnare i giovani consulenti finanziari del domani.
Women in Business & Finance (WiBF) è un’associazione di giovani studentesse e professioniste italiane che condividono un forte interesse per l’economia e per la finanza con l’obiettivo di creare un network che permetta alle associate di condividere le proprie conoscenze ed esperienze nel mondo del lavoro, attraverso workshop, talk internazionali e seminari interattivi con donne di successo.
Azimut Holding S.p.A. è una società indipendente, fondata a Milano nel 1988, che si occupa di consulenza e gestione patrimoniale. Dal 2004 è quotata nell’indice FTSE MIB della borsa di Milano ed è presente in 18 paesi nel mondo. Tramite il Progetto MIllennials ed attività come l’Azimut Tlaent Program, si impegna a formare ed accompagnare i giovani consulenti finanziari del domani.
Women in Business & Finance (WiBF) è un’associazione di giovani studentesse e professioniste italiane che condividono un forte interesse per l’economia e per la finanza con l’obiettivo di creare un network che permetta alle associate di condividere le proprie conoscenze ed esperienze nel mondo del lavoro, attraverso workshop, talk internazionali e seminari interattivi con donne di successo.
Attrai e fidelizza i migliori talenti con un programma che combina online e offline
In questo webinar analizzeremo il funzionamento di un Talent Program, quale strumento di Talent Acquisition ed Employer Branding aziendale, soffermandoci sul case study di successo “Azimut Talent Program“ insieme ai referenti dell’azienda.
Partecipa all’incontro conclusivo con il team di Artificial Intelligence di Accenture dedicato al percorso di Virtual Internship.
7 LUGLIO ORE 16:00
Scopri come Accenture ogni giorno applica e lavora con l’Intelligenza Artificiale
DI COSA SI TRATTA
L’AI è un aggregato di tecnologie — dal Machine Learning al Natural Language Processing — che permettono alle macchine di percepire, comprendere, agire e imparare.
PERCHÈ É IMPORTANTE
L’Artificial Intelligence trasformerà la relazione tra le persone e la tecnologia, potenziando la nostra creatività e abilità.
A COSA PORTERÀ
Il futuro dell’AI annuncia una nuova era di disruption e produttività, dove l’ingegno umano è amplificato dalla velocità e precisione delle macchine.
Scopri come Accenture ogni giorno applica e lavora con l’Intelligenza Artificiale
DI COSA SI TRATTA
L’AI è un aggregato di tecnologie — dal Machine Learning al Natural Language Processing — che permettono alle macchine di percepire, comprendere, agire e imparare.
PERCHÈ É IMPORTANTE
L’Artificial Intelligence trasformerà la relazione tra le persone e la tecnologia, potenziando la nostra creatività e abilità.
A COSA PORTERÀ
Il futuro dell’AI annuncia una nuova era di disruption e produttività, dove l’ingegno umano è amplificato dalla velocità e precisione delle macchine.
Le innovazioni meccaniche ad alte prestazioni introdotte nel settore dell’automotive di alta fascia sono sempre di più da considerarsi come importanti eredità delle intense attività di ricerca e sviluppo sostenute nel campo della Formula 1.
Una di queste tecnologie che di recente è stata integrata nell’ambito della progettazione e produzione di automobili commerciali è quella delle sospensioni attive. Oltre a migliorare sensibilmente il comfort dell’esperienza di guida, questi organi meccanici forniscono anche un importante contributo alla sicurezza di coloro che si trovano a bordo di una vettura che ne è provvista.
Prima di entrare nel dettaglio, è opportuno specificare con precisione cosa si intende con sospensioni attive, indicando quali sono i componenti meccanici che le rendono differenti (per certi aspetti opposte) dalle sospensioni passive.
La sospensione più diffusa e largamente impiegata nel settore dell’automotive è senza dubbio quella passiva, grazie alla quale il trasferimento del moto relativo tra manto stradale e cockpit della vettura è modellizzabile attraverso un classico sistema Massa (M) – Molla (K) – Smorzatore (r). L’attributo “passivo” è dovuto all’assenza di componenti in grado di compiere lavoro attivamente ma solo di assorbirlo nel caso della molla e di dissiparlo attraverso lo smorzatore.
Con sospensione attiva si intende quindi un organo meccanico che gestisce il moto relativo della vettura rispetto al suolo grazie alla presenza di un motore in grado di regolare la distanza tra abitacolo e asse della ruota (e di conseguenza, dal pavimento stradale). Da questa semplice descrizione è possibile fare delle considerazioni piuttosto immediate.
L’innovazione in questione, di questo grado di avanzamento, è attualmente destinata solo ad automobili di un livello qualitativo superiore, ed uno dei motivi è piuttosto immediato: dover sostituire a quattro componenti passivi altrettanti componenti dotati ciascuno di un motore indipendente comporta un costo decisamente consistente. Per quanto però questo salto di qualità sembri essere particolarmente oneroso non è di certo quello che incide con maggior rilevanza sull’esclusività della tecnologia, per comprendere questo basta pensare ad un termine appena utilizzato, ovvero “indipendenza”.
I quattro motori devono essere gestiti indipendentemente, per farlo è necessaria l’installazione di un vero e proprio computer di bordo dedicato. Una centralina elabora e calcola gli allungamenti degli attuatori dopo aver analizzato le informazioni raccolte da sensori collocati strategicamente al fine di scansionare lo scenario di guida nei più piccoli dettagli, tenendo conto di ostacoli come buche o dossi, il tutto ad una frequenza di 18Hz, ovvero 18 “correzioni” al secondo.
I sensori delle sospensioni attive
La complessità nel garantire il corretto funzionamento di un sistema così preciso dal punto di vista informatico, fa quasi passare in secondo piano la meccanica che si basa sul singolo attuatore. Esso è composto da un motore elettrico in grado di applicare una coppia pari a 1100 Nm su un puntone in titanio che tramite una filettatura è in grado di trasformare cinematicamente la rotazione in una traslazione verticale. È chiaro che, in questo nuovo sistema di approccio alla sospensione, i componenti caratteristici quali molla e smorzatore non sono stati eliminati del tutto, la loro presenza risulta comunque fondamentale al fine di garantire elasticità alla struttura.
In sintesi, il concetto di “sospensione attiva” racchiude al suo interno lo sfruttamento e l’ottimizzazione delle sinergie della nuova e della vecchia tecnologia, avente come obiettivo la massimizzazione delle prestazioni fornite da entrambe le protagoniste. Questa efficienza costruttiva ha visto una prima concretizzazione nel 2018 in occasione della presentazione e commercializzazione dell’Audi A8, fino a raggiungere livelli di perfezione nella solita Mercedes Classe S, soprannominata da sempre “L’ammiraglia”, nella sua ultima versione, presentata nell’appena concluso 2020.
Se si ha avuto la fortuna di provare l’esperienza personalmente, ci si è indubbiamente resi conto della sensazione di leggerezza che si prova durante l’avanzamento di automobili di questo calibro, quasi come se non ci si muovesse su una strada, inevitabilmente provvista delle sue imperfezioni, ma sul pavimento di un centro commerciale, perfettamente liscio e livellato. Questa sensazione non è altro che il risultato del funzionamento di tali sospensioni e della capacità che hanno nell’isolare letteralmente la struttura dell’automobile dall’ambiente circostante. Una conferma più analitica di quanto descritto la si può osservare nel grafico seguente, ottenuto da una simulazione numerica in Simulink, nella quale l’obiettivo era proprio quello di confrontare i disturbi trasmessi allo chassis da un sistema a sospensioni passive (curva azzurra) rispetto alle sospensioni attive (curva gialla).
Figura 1: Asse X – avanzamento su un qualsiasi manto stradale sconnesso (simulato casualmente) Asse Y – accelerazioni verticali trasmesse allo chassis
Una ulteriore garanzia di vetture come quelle in esame è la sicurezza, migliorata ulteriormente grazie all’impiego di queste sospensioni, in particolare, in relazione agli incidenti causati da impatti laterali. Dal momento in cui i sensori laterali percepiscono l’avvicinamento di corpi materiali ad una velocità pari o superiori a 25 km/h, la centralina comanda un innalzamento impulsivo della fiancata di una quota pari ad 8 cm. Questa quantità è sufficiente a garantire che una buona parte dell’energia dovuta all’urto si scarichi sulla parte inferiore del telaio della struttura, che risulta essere la più rigida, limitando le sollecitazioni subite dai passeggeri della vettura di circa il 50% in zone particolarmente critiche come petto o cranio.
L’incipiente diffusione di una tecnologia così complessa la rende ancora un bene d’élite, ma a fronte dei grandi benefici che questa è in grado di apportare, sembra anche inutile affermare che sarà ampiamente sviluppata e migliorata in futuro, in modo da renderla accessibile a chiunque e rendere sempre più sicuro e gradevole lo spostamento su terra.
In ambito tecnologico-industriale garantire la sicurezza di tutti gli operatori è una priorità. Nel settore Motor sport qualche anno fa è stato introdotto il sistema Halo.
Si tratta di una struttura in lega di titanio posizionata al di sopra dell’abitacolo, in modo da proteggere la testa del pilota. Tale sistema ha rivoluzionato notevolmente l’aspetto delle monoposto e, come in tutti gli ambienti tradizionalisti, il cambiamento non è stato ben accolto in un primo momento; complice il fatto che la barra verticale ostacola in parte la visione del pilota.
Diverse vicende in cui il sistema HALO si è rivelato fondamentale hanno portato la FIA (Federazione Internazionale Automobilismo) ad includere la struttura obbligatoriamente su ogni monoposto dal 2018 sia in Formula1 che in Formula2. Tra le vicende più note vi sono quella che coinvolse Charles Leclerc e Fernando Alonso nel 2018, e l’incidente che ha visto Romain Grosjean impattare il guard-rail con la parte anteriore della monoposto. In quest’ultimo episodio la presenza dell’Halo ha permesso di evitare qualsiasi contatto tra il metallo e il pilota che fortunatamente ha riportato soltanto lievi ustioni.
L’Halo è composto da tre elementi: la barra verticale, il diadema centrale e le ali laterali che si collegano alla scocca posteriore della macchina, costituendo così un doppio arco a tre cerniere, notevolmente stabile dal punto di vista strutturale.
ASPETTO STRUTTURALE:
Il materiale in questione è un Titanio Grado 5 6Al4V e possiede un modulo elastico di ca. 120 GPa a pari di una densità 4.429 g/cm³, confrontandolo con un acciaio che ha un modulo elastico di 210 GPa e una densità di 7,5-8,0 g/cm³.Il primo aspetto negativo da considerare naturalmente è l’aumento di peso. Trattandosi di una struttura piena si raggiungono circa i 15kg di peso, che in ottica di performance costituisce un vero e proprio problema. La struttura in sé è in grado di sopportare carichi eccezionali, superiori alle 5 tonnellate. Non c’è da meravigliarsi se il sistema riesce a proteggere il pilota da un impatto tra due vetture ad alta velocità.
Diverse soluzioni aerodinamiche per minimizzare le perdite
ASPETTO AERODINAMICO:
Rispetto alle monoposto precedenti, dal punto di vista aerodinamico il sistema HALO comporta una perdita piuttosto rilevante. In particolare, l’anello riduce la quantità d’aria destinata al canale di raffreddamento del motore (ovvero la cavità posizionata sopra la testa del pilota) e interrompe il flusso verso l’alettone posteriore (il quale genera la deportanza del veicolo). Per minimizzare al più possibile le perdite, i team di ingegneri di ciascuna scuderia hanno sviluppato profili più aerodinamici possibili, introducendo flap, deviatori di flusso, fino alla sovrapposizioni di più profili ad anello.
Compila il form per richiedere gratuitamente il report “Cosa cercano i talenti STEM dalle aziende“. Il nostro team risponderà alla tua richiesta quanto prima!